Missioni Consolata - Ottobre 2022

Poste Italiane S.p.A. - Spediz. in abb. postale "Regime R.O.C." - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, NO/TORINO

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AI LETTORI Ai lettori MC R di Gigi Anataloni, direttore MC EDI ORIALE MC di Gigi Anataloni, direttore MC Fuoco per dono Due parole ronzano nella mia testa di questi tempi quando penso a «missione»: «perdono» e «fuoco». «Fuoco» è stata al centro dell’omelia di papa Francesco il 27 agosto scorso quando ha creato i venti nuovi cardinali, tra cui il nostro Giorgio Marengo, il più giovane di tutti e vescovo di quella che certamente è una delle «diocesi» più piccole del mondo, forse battuta solo da Kirghizistan e Afghanistan. «Perdono», invece, è stata la parola chiave del «Festival della missione», celebrato a Milano alla fine di settembre. E non semplicemente «perdono», ma «perdono», con quel «per» evidenziato allo scopo di sottolineare la dimensione della gratuità come essenziale della missione. La gratuità è la qualità più tipica dell’azione di Dio nei nostri confronti tramite Gesù Cristo, e quella fondamentale della missione e della Chiesa. Ma è anche lo stile di ogni vero missionario, che fa del donarsi l’anima del suo apostolato. Donarsi fino a consumarsi, come legna sul fuoco, come ha fatto padre Camillo Calliari, ad esempio, che ha speso tutta la sua vita per i poveri del Tanzania mantenendo una grande umiltà e non si è mai lasciato gonfiare da un po’ di notorietà venutagli attraverso quel libro affettuoso e ammirato con cui Giorgio Torelli lo ha ritratto, «Baba Camillo». Il «per dono» del festival di Milano ci ha ricordato il lavoro fatto «per dono» dai grandi missionari e missionarie, come quello fatto dai tanti che si sono lasciati consumare nell’anonimato più assoluto, senza rumore, facendo bene il bene negli angoli più remoti della terra. Mentre online ascoltavo l’omelia di papa Francesco al concistoro, ho pensato alla mia infanzia, quando la legna e il fuoco erano parte della vita quotidiana, e questo ha suscitato in me ricordi intensi e immagini indimenticabili. Come quella del grande falò di primavera dalle fiamme altissime fatto con i tralci potati dalla vite, un fuoco bellissimo che creava gioia e festa, salutando i freddi intensi dell’inverno e alimentando le speranze di una primavera foriera di prosperi raccolti. Oppure il ricordo invernale delle rosse braci nello scaldino infilato sotto le coperte per creare una coccolosa isola di calore in cui ci si tuffava velocissimi per dormire nella stanza gelida. E le lunghe sere d’inverno passate seduto dentro, proprio dentro, il grande camino nella casa del nonno al caldo rassicurante e duraturo dei ceppi di castagno o di gelso che si consumavano adagio riscaldando la notte, mentre si abbrustolivano le castagne. Quei ricordi indelebili mi aiutano a capire con vividezza quanto ha detto papa Francesco: «[Il] fuoco, che qui è la fiamma potente dello Spirito di Dio, è Dio stesso come “fuoco divorante” (Dt 4,24; Eb 12,29), Amore appassionato che tutto purifica, rigenera e trasfigura. […] C’è però un altro fuoco, quello di brace. Lo troviamo in Giovanni, nel racconto della terza e ultima apparizione di Gesù risorto ai discepoli, sul lago di Galilea (cfr 21,9-14). Questo fuocherello lo ha acceso Gesù stesso, vicino alla riva, mentre i discepoli erano sulle barche e tiravano su la rete stracolma di pesci. E Simon Pietro arrivò per primo, a nuoto, pieno di gioia (cfr v. 7). Il fuoco di brace è mite, nascosto, ma dura a lungo e serve per cucinare. E lì, sulla riva del lago, crea un ambiente familiare dove i discepoli gustano stupiti e commossi l’intimità con il loro Signore». Questo fuoco che brucia «con mitezza, con fedeltà, con vicinanza e tenerezza» è lo stile vero della missione. Solo così essa può comunicare «la sua [di Dio] magnanimità, il suo amore senza limiti, senza riserve, senza condizioni, perché nel suo cuore [quello di Gesù e quindi quello del missionario da Lui mandato] brucia la misericordia del Padre». Mi piace pensare a questo fuoco «mite, nascosto e che dura a lungo». Quanti missionari e missionarie, ma anche catechisti e volontari, stanno riscaldando così il mondo, senza chiasso. Segno di una speranza che non muore, di un amore che è più forte di tutte le guerre, di tutti i bla bla di tanti politici che pensano solo ad apparire, di una fedeltà che non cerca l’applauso, ma ha a cuore le persone concrete, i più deboli e piccoli, i più lontani e ignorati, i più martirizzati e sfruttati. Per dono, come la luce del sole che sorge ogni giorno, senza mai aspettarsi un grazie, ma felice di vedere i semi germogliare, gli uccelli volare, gli uomini danzare. Per dono, consumandosi fino alla fine, per un mondo dove germogli fraternità, amore e bellezza. 3 ottobre 2022 MC

* * * * * 08 CHIESA NEL MONDO a cura di Sergio Frassetto 29 E LA CHIAMANO ECONOMIA Quel barattolo di latte in polvere di Francesco Gesualdi 32 CAMMINO DI LIBERTÀ 18. Vivere di un Dio buono (Es 34) di Angelo Fracchia 56 I VIAGGI DI DAN Camerun 2: il piccolo popolo di Batack di Dan Romeo 63 NOSTRA MADRE TERRA L’invasione dei superbatteri di Rosanna Novara Topino 67 COOPERANDO Siccità, fame e guerra: il mondo è a un bivio di Chiara Giovetti 81 LIBRARSI FILM Il profeta, il vecchio e il minatore di Sante Altizio In copertina: santuario della Consolata, Torino, mandato di suor Francesca Allasia, missionaria della Consolata, in partenza per la Mongolia (foto: Francisco Martinez). https://www.rivistamissioniconsolata.it Gli articoli pubblicati sono responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente l’opinione dell’editore. - I dati personali forniti dagli abbonati sono usati solo per le finalità della rivista. Il responsabile del loro trattamento è l’amministratore, cui gli interessati possono rivolgersi per richiederne la verifica o la cancellazione (D. LGS. 196/2003). 10 | Ottobre 2022 | anno 124 Il numero è stato chiuso in redazione il 13 settembre 2022 e consegnato alle poste di Torino prima del 30 settembre 2022. 03 AI LETTORI Fuoco per dono di Gigi Anataloni 05 NOI E VOI Lettori e Missionari in dialogo MURANG’A 2, I NUOVI ORIZZONTI DELLA MISSIONE IL SOGNO CONCRETO di G. Crippa, S. Brambilla, L. Verrani, S. Camerlengo, J. Lengarin, M. Bello MC A ossier 4 ottobre 2022 MC MC R 10 COLOMBIA È tempo per una nuova Colombia di Angelo Casadei 16 HONDURAS Maestri coraggiosi di Simona Carnino 21 BRASILE «Ma il futuro è indigeno» di Paolo Moiola 24 PORTOGALLO MISSIONE REU /06 Benvenuti ad Aguas Santas di Luca Lorusso 51 MONGOLIA Giovane cardinale di una piccola Chiesa di Marco Bello 60 ARGENTINA Nella terra del sole di Manolo Garcia Candela 71 AMICO «Il tuo amore vale più della vita» inserto a cura di Luca Lorusso MC I SOMMARIO 35 * 21 * * *

A cura del Direttore MC R Noi e voi LETTORI E MISSIONARI IN DIALOGO I I I I I I ni, come ha scritto Vita Trentina: «Molti i suoi campi di azione, con un’attenzione speciale per quanto riguarda l’acqua: ha costruito vari acquedotti nelle varie realtà dove si è trovato ad operare per agevolare la vita delle persone». Il desiderio di scrivere di lui (e non solo queste poche righe) c’è, come anche quello di ricordare un altro grande missionario che ci ha appena lasciato, monsignor Luis Augusto Castro Quiroga, vescovo di San Vicente prima e arcivescovo di Tunja in Colombia poi, andato in cielo a 80 anni il 3 agosto 2022, pochi giorni dopo baba Camillo (vedi p. 9 e p. 12). È una promessa. CARTINE E MAPPE Sono una lettrice ed estimatrice della vostra rivista che leggo con piacere perché interessante, ricca di notizie, aggiornata, con immagini ma soprattutto apprezzo che ogni articolo sia corredato di cartine geografiche che invece difettano in altre riviste. Vi scrivo perché vorrei che manteneste quest’ultima caratteristica che ritengo utile e istruttiva. Nell’ultimo numero di Missioni Consolata 8-9 scarseggiano. Cordiali saluti. Carla Guidi 13/08/2022 Grazie dell’apprezzamento e dell’invito all’uso regolare di cartine. A dire la verità qualche volta ci sembra di stancarvi riproponendovele numero dopo numero. Cercheremo di fare del nostro meglio. BABA CAMILLO Spett.le Redazione, purtroppo baba Camillo ci ha lasciati. Ha trascorso molti anni (40?) in Tanzania, soprattutto a Kipengere. Mi auguro di leggere presto, sulla vostra rivista, un articolo a lui dedicato che renda merito alla sua persona e alle opere compiute. Ringraziando, cordiali saluti. B. Panebianco 29/07/2022 Baba Camillo (padre Camillo Calliari nato a Romeno, Trento) è tornato alla casa del Padre lo scorso 25 luglio all’ospedale di Ikonda. Aveva 83 anni, di cui 53 passati in Tanzania. Di questi, ben 34 nella missione di Kipengere. Su di lui ha scritto un appassionante libro Giorgio Torelli (Baba Camillo, Istituto geografico De Agostini, Novara 1986). L’ho conosciuto personalmente nel 1985 a Matembwe, dove sono stato alcuni giorni di passaggio anche per incontrare Luciano e Pia, due volontari che venivano da Torino, con il gruppo del campo di lavoro Kisinga ‘85, la missione dove c’erano padre Remo Villa (+ 20/02/2022 a Tura) e padre Masino Barbero (+ 16/09/2021) . Nella foto scattata allora, baba Camillo (con la barba) sta controllando con padre Aldo Pellizzari (+ 23/08/2003 a Makambako) l’impianto da lui costruito per provvedere l’acqua alla missione situata sulla collina almeno cento metri più in alto. Fornire l’acqua alla gente era una delle sue passio5 ottobre 2022 MC © AfMC / Gigi Anataloni

Noi e Voi in Africa di Pietro Savorgnan di Brazzà. Grazie per la vostra attenzione. Pax et bonum. Giorgio de Francesco Torino, 24/06/2022 Pietro Savorgnan di Brazzà (1852-1905) è un esploratore italiano che ha dato il nome alla città di Brazzaville, da lui fondata nella Repubblica del Congo. Il suo stile era tutto il contrario di quello usato dal contemporaneo re Leopoldo del Belgio nel colonizzare il Congo Zaire. Grazie del suggerimento, è una persona che vale la spesa conoscere meglio. DI CAMBOGIA E DONMAZZOLARI Buongiorno, leggendo la rivista di luglio, fra gli altri interessanti come l’Iraq, trovo due articoli a me particolarmente cari: Cambogia e Obiezione di coscienza con una citazione relativa a don Primo Mazzolari. Circa la Cambogia avevate già pubblicato una mia testimonianza a fine 2018 (MC 12/2018). Aggiungo solo che in quell’occasione visitai una missione in una zona periferica di Phnom Penh molto difficile da trovare anche per il tassista poiché non c’erano nomi delle vie. Ero stato incaricato da amici del missionario di cui allego la foto (sotto), ma non ricordo il nome. La Chiesa non era enorme, ma sicuramente molto dignitosa. Circa don Primo Mazzolari, allego una testimonianza che mi era stata richiesta per ricordarlo. Avevo avuto l’opportunità di conoscerlo a 11 anni. Era stato per me un incontro sconvolgente poiché nella sua omelia, sentii parole mai udite prima. Cordiali saluti Mario Beltrami 09/07/2022 Don Primo Mazzolari, un personaggio scomodo «Ma come fa a scrivere queste bestialità gente che dovrebbe invece fargli un monumento…». Non riesco a capire dove voglia andare a parare mio fratello. Sta leggendo un settimanale che entrava in casa mia negli anni ’40-50 e che trattava prevalentemente cronache di vita parrocchiale. Buttando sul tavolo il giornale, mi indica un titolo ben evidenziato in cui riesco a leggere solo un nome: Don Mazzolari. Senza darmi il tempo di leggere altro, comincia a parlare di uno straordinario sacerdote, osteggiato soprattutto da chi avrebbe dovuto essere dalla sua parte. Eravamo a Cremona nel 1951, periodo in cui l’Italia era spaccata in due: democristiani da una parte, comunisti e socialisti dall’altra. Questo sacerdote era in pratica accusato di fare prediche troppo sinistrorse, troppo vicine all’area socialista. A me, poco più che undicenne, chierichetto, cresciuto in una famiglia molto religiosa, frequentante solo ambienti oratoriani, queste parole sembravano abbastanza forti, ma ero troppo legato al mio fratellone, ormai uomo, di 16 anni più vecchio, per metterle in discussione. Mio fratello era nato nel 1924, ancora giovanissimo era stato chiamato alle armi da cui aveva poi disertato per unirsi ai partigiani. Aveva presumibilmente sentito parlare di Don Mazzolari proprio in quel periodo. Una domenica di primavera, forse maggio, mi chiama mentre stavo finendo i compiti: «Dai, prendi la bicicletta, andiamo a fare un bel giro, devo incontrare amici in un paese a una trentina di chilometri». Parlare di macchine allora era quasi fantascienza e i 30+30 chilometri, fra andata e ritorno, era cosa normalissima in una zona piatta come il tagliere della polenta, dove il ciclismo era lo sport più popolare. Senza quasi rendermene conto, dopo aver attraversato diversi paesi: «Ci siamo», mi dice. Il cartello all’entrata del paese indicava Bozzolo, località che non avevo mai sentito prima. 6 ottobre 2022 MC TAIWAN Sono un dilettante e certamente Lamperti ne sa molto più di me. Però non mi sembra che Taiwan sia il problema più importante per la Cina popolare che da quando Deng Tsiao Ping ha sconfitto la «banda dei 4» ha dato largo spazio all’iniziativa privata e probabilmente agli investimenti in Cina da parte dei loro emigrati arricchitisi in occidente. Se la Cina ha interessi di espansione geografica, sicuramente riguardano l’accesso diretto alla rotta polare resa libera dal disgelo e che dimezza (almeno) il percorso dalla Cina al mare del Nord, che resta il centro dello sviluppo industriale europeo. E per avere un accesso diretto la Cina deve prenderlo, con le buone o con le cattive, alla Russia, che peraltro sta rendendosi militarmente ridicola di fronte al mondo con un esercito potente sulla carta che non riesce a imporsi a quattro gatti male armati di Ucraini. Claudio Bellavita 30/06/2022 UN CARDINALE ORA, POI ALLAMANO SANTO? Penso che il postulatore della beatificazione del canonico Allamano abbia quasi finito il suo lavoro. Quale maggior miracolo dell’elevazione a cardinale di un giovane responsabile della più piccola e sperduta missione della Consolata, che vive e celebra sotto una tenda mongola? Claudio Bellavita 04/07/2022 Lo speriamo anche noi. Se venisse presto anche la notizia della canonizzazione, sarebbe proprio un grande dono! SCRIVETE DI PIETRO DI BRAZZÀ Gentilissima Redazione, penso che sarebbe interessante e bello far conoscere ai lettori della rivista MC l’esempio umano

Le nostre email: redazione@rivistamissioniconsolata.it / mcredazioneweb@gmail.com R R MC 7 ottobre 2022 MC Davanti a un bar, in prossimità della chiesa, un gruppo di giovani ci saluta calorosamente. Uno in particolare si rivolge a me: «Benvenuto campione. Sei bartaliano o coppiano?». Il dualismo Bartali-Coppi era allora più sentito di qualsiasi derby calcistico. Mio fratello, dopo aver dato la mano a tutti, mi invita a fare un giro perché dovevano parlare. Mi avrebbe raggiunto più tardi per la messa direttamente in chiesa. Fu una messa per me straordinaria che mi fece conoscere una faccia nuova della Chiesa di Cristo. Nell’omelia di questo sacerdote udii parole semplici ma capaci di arrivare a tutti. Parole che non avevo mai sentito in centinaia di prediche. Si rivolgeva alla gente come stesse parlando a tu per tu con ognuno di loro. Ebbi persino l’impressione che, ogni volta che si girava dalla mia parte, mi sorridesse e, rivolgendosi direttamente a me, cercasse di farmi capire le brutture, le disuguaglianze, le incongruenze che governavano il mondo affinché io mi dessi da fare per migliorarle (questo ovviamente nella mia fantasia). «Quello è Don Primo, uno che ha aiutato tanta gente e ha ricevuto solo pedate. Dai suoi superiori in particolare, vescovo compreso». Il giovane che mi aveva dato il benvenuto mi avvicinò all’uscita della Chiesa dicendomi, quasi sottovoce, parole che il mio condizionamento di allora rifiutava di credere. Continuò creandomi un certo fastidio: «Figurati che vive qui confinato come se fosse in galera. Non può nemmeno andare a predicare in altre chiese». Seppi più tardi da mio fratello, a cui avevo riferito la cosa, che quel giovane era stato uno dei più convinti partigiani (come lo erano tutti gli altri), ora era iscritto al Partito comunista, e, purtroppo, tutto ciò che aveva detto su Don Mazzolari corrispondeva al vero. Il mio più grande rammarico è stato per anni quello di non essere riuscito a parlare direttamente con lui, soprattutto quando ho cercato di conoscerlo meglio attraverso i suoi scritti. Quando ho cercato di capire meglio chi fosse Don Primo Mazzolari e la grandezza di ciò che aveva fatto ma, purtroppo, era ormai scaduto il tempo. Ebbi tuttavia la grande soddisfazione, qualche anno più tardi, nel vedere questo povero prete di campagna ma grandissimo uomo, riconosciuto come tale anche dai più autorevoli rappresentanti del Cattolicesimo. Rivalutato da due fra i personaggi che cambiarono radicalmente il volto della Chiesa di quegli anni. Nel 1957, infatti, il Cardinal Montini, futuro Paolo VI, lo volle come predicatore alla Missione di Milano e nel 1959 Papa Giovanni XXIII lo ricevette in Vaticano con tutti gli onori definendolo «La tromba dello Spirito Santo in terra padana». Mario Beltrami RISPARMIO CARTA Buongiorno, prego depennare dalle vostre liste di invio la signora G. M. [...] La signora è deceduta 13 anni fa e la vostra rivista non interessa più a nessuno, quindi, per evitare a voi spese d’invio inutili, spese di stampa, carta buttata, lavoro per il postino, etc, etc, etc, prego non inviare più la vostra rivista, grazie. 16/08/2022 Come vi ho già comunicato in passato (la prima volta molti anni fa) la signora M. P. Anna, mia madre, è purtroppo deceduta nel 2009. Quindi risparmiate una copia e non inviate più la rivista. 11/07/2022 Spett. Redazione, sono la figlia di Alessandra B. M. abbonata alla vostra rivista. Vi informo che, poiché la mamma non è più in grado di leggere e non risiede più al solito indirizzo, intende disdire l’abbonamento alla vostra rivista. Ringrazio per l’attenzione e porgo cordiali saluti anche a nome della mamma. L. M. 08/07/2022 Ho riportato qui alcuni messaggi ricevuti che chiedono la cancellazione dell’invio della rivista. Purtroppo non tutte le richieste sono gentili come quella della signora Alessandra che ringraziamo di cuore. Altre volte hanno un tono accusatorio, come se noi avessimo per anni approfittato della bontà dei nostri lettori per spillare i loro soldi. Fateci sapere comunque in tempo, che non volete più la rivista. Non è nostra intenzione invadere la vostra privacy. Colgo anche l’occasione per ringraziare di cuore quei vicini di casa che ci avvisano del decesso o del trasferimento di uno dei nostri lettori. Grazie. Una parola sul tema del risparmio di carta, in questi tempi in cui il suo prezzo è andato alle stelle e la cura dell’ambiente ci sta a cuore. Primo: il vero spreco della carta avviene con gli imballaggi, sempre più invadenti, e con i milioni di copie di stampe pubblicitarie che riempiono le cassette postali, non certo con i giornali o le riviste di informazione che fanno fatica a trovare la carta necessaria. Secondo: «il depennamento» di un indirizzo fa risparmiare i soldi della spedizione, ma la copia viene comunque stampata, almeno fino a quando non si fa un nuovo contratto con la tipografia che deve provvedere con ampio anticipo la carta necessaria alla stampa. Da ultimo un invito a far conoscere la nostra rivista ai vostri amici, anche nelle scuole. Contribuirebbe a aggiungere sempre nuovi lettori. MC non rifugge dai nuovi mezzi di comunicazione su cui sta investendo cercando di mantenere la qualità dell’informazione senza cedere alla banalizzazione. Ma crediamo ancora con forza nella carta stampata come mezzo di conoscenza, riflessione e approfondimento. Siamo convinti che i temi legati alla «missione» non debbano essere bruciati nell’usa e getta del consumismo informatico.

insieme a Inés Ariztía, ha guidato questo progetto. Sotto lo slogan «Oggi Cristo vi vuole vivi», i volontari hanno costruito spazi di dialogo e di incontro, mettendo Cristo al centro. Trabajo País - Siembra UC - Misión de Vida sono progetti missionari giovanili finalizzati alla trasmissione di un messaggio di speranza, fondato sull’incontro con Cristo, mettendo le capacità di ciascuno al servizio degli altri, del Cile e della Chiesa. (Fides) BRASILE CLÁUDIO HUMMES Il 4 luglio scorso, all’età di 87 anni, è scomparso il cardinale Cláudio Hummes. Durante il suo ministero episcopale, la sua azione in seno alla Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb) si è espressa nelle dimensioni dell’ecumenismo, dei laici, della famiglia e della cultura. Negli ultimi anni il suo impegno ha permesso un nuovo impulso alla presenza della Chiesa in Amazzonia, promuovendo, attraverso la Rete ecclesiale panamazzonica (Repam), una maggiore articolazione, ascoltando i dolori e le gioie dei popoli e il protagonismo delle comunità. Questo cammino è stato coronato dal Sinodo per l’Amazzonia e dalla pubblicazione dell’Esortazione apostolica «Querida Amazonia». La Rete ecclesiale panamazzonica (Repam) e la Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia (Ceama), entrambe frutti del lavoro pastorale del cardinale Hummes, in una dichiarazione congiunta, hanno ringraziato Dio per l’eredità luminosa da lui lasciata evidenziando la sua opzione preferenziale per l’Amazzonia e i suoi popoli indigeni e il suo impulso a essere «Chiesa in uscita» per rispondere alle sfide del territorio amazzonico in modo sinodale. Quindi Repam e Ceama hanno ribadito l’impegno di contiassistenza e cure sanitarie della popolazione in particolare sul fronte della ginecologia e della maternità. La barca, l’équipe medico infermieristica e quella tecnica sono affidati a personale locale». Rostagno conclude: «Essere stati, in qualche modo, “complici” di tutto questo è emozionante e fonte di orgoglio, perché la Repubblica democratica del Congo è sicuramente una parte del mondo molto depressa e noi siamo riusciti a dare una piccola mano per offrire alla gente, almeno dal punto di vista sanitario, un qualcosa in più». (Vatican News) CILE GIOVANI EVANGELIZZATORI Durante il mese di luglio, circa 1.500 giovani studenti cileni che frequentano l’Università cattolica del Cile (Uc), e appartengono a vari gruppi (Misión de Vida, Trabajo País, Siembra UC e Coro Misión País), hanno svolto attività missionaria in 52 località del paese condividendo la loro fede con la gente. «Veniamo da due anni di pandemia dove la presenza dei giovani era quasi zero e quest’anno abbiamo voluto riattivarli. Abbiamo voluto dimostrare che i giovani esistono nel paese e sono disposti a servire l’altro», ha detto Hernán Holch, coordinatore generale di «Trabajo País 2022» che, CONGO RD IDROAMBULANZA Nella Rdc è finalmente attiva l’idroambulanza voluta da ForAfricanChildren. È arrivata a buon fine, dopo un lungo percorso, l’iniziativa dell’associazione torinese di solidarietà. Come racconta il presidente dell’organizzazione, Fulvio Rostagno: «A seguito di un nostro sopralluogo in Congo e dopo aver constatato la situazione sanitaria locale in aree molto remote, distanti dai centri urbani e fortemente inserite nella prepotente foresta pluviale locale, abbiamo deciso di costruire un qualcosa che potesse portare “l’ospedale fuori dall’ospedale” e cioè verso quelle persone che con difficoltà riescono a raggiungere i pochi e distanti presidi sanitari locali. Da qui è nata la nostra volontà di costruire questa barca. Era il 2012. È stato un percorso lungo nel quale, nonostante le difficoltà, ha vinto la determinazione e la solidarietà di tante persone, in primis dell’ambasciatore in Congo, Luca Attanasio, ucciso a Goma nel febbraio 2021, che aveva preso a cuore l’iniziativa. Ora la barca è operativa sul fiume Kwilu nell’area di Bandundu Ville. Il progetto vuol venire incontro alle esigenze di a cura di Sergio Frassetto MC R la chiesa nel mondo Congo RD: l’idroambulanza offerta da ForAfricanChildren per il servizio sanitario lungo il fiume Kwilu. * 8 ottobre 2022 MC

nuare a prendersi cura del bioma amazzonico, della sua ecologia integrale, «in una Chiesa che ascolta, cammina e rispetta le culture, le identità e le spiritualità delle comunità locali della regione Panamazzonica». (Fides) FILIPPINE TALITHA KUM Ben 26.065 donne asiatiche sono state salvate dalla tratta di esseri umani nel 2021 da Talitha Kum, federazione di suore cattoliche che si impegna a combattere e sradicare la tratta di esseri umani. «La prevenzione era la priorità delle reti asiatiche. È stata promossa attraverso campagne di formazione e sensibilizzazione nelle scuole, nelle parrocchie e nelle comunità locali, rivolte in particolare alle donne, ai giovani, alle comunità religiose, tribali e ai lavoratori migranti», ha affermato suor Abby Avelino, direttore di Talitha Kum Asia. La questione della tratta di esseri umani in Asia è stata esacerbata dall’attuale situazione socioeconomica. Molti paesi del continente, infatti, affrontano gravi crisi economiche a causa dell’impatto della pandemia di Covid-19 e dei conflitti politici, come in Myanmar, Sri Lanka e Pakistan. «Crisi come queste aumentano il numero di persone che diventano vulnerabili alla tratta, in particolare donne, ragazze, giovani, migranti e rifugiati. Le forme predominanti della tratta di esseri umani, interna e internazionale, sono il lavoro forzato, il matrimonio forzato e lo sfruttamento sessuale», afferma la suora. Talitha Kum è una rete internazionale di religiose, con sede a Roma, dedicata alla lotta e allo sradicamento della tratta di esseri umani. È stata fondata dall’Unione internazionale dei superiori generali (Uisg). Talitha Kum Asia collabora con 65 organizzazioni cattoliche, 56 Ong, 18 organizzazioni nazionali e 42 agenzie governative internazionali. (Fides) IRAQ CENTRO INTERRELIGIOSO Il governatorato di Dhi Qar, nel Sud dell’Iraq, ha avviato la costruzione di un centro per il dialogo interreligioso che comprende luoghi di culto per le fedi islamica, cristiana, ebraica e per i sabei nei pressi dell’antica città di Ur, fra le più importanti aree archeologiche del paese, legata alla figura di Abramo, il padre delle tre grandi religioni monoteiste. Ur e Najaf hanno rappresentato una tappa fondamentale del viaggio apostolico di papa Francesco in Iraq nel marzo 2021. Nell’incontro con l’ayatollah Ali al-Sistani e nella preghiera interreligiosa di Ur sono state poste le basi, secondo diversi osservatori e leader islamo-cristiani, per un Iraq fondato sulla convivenza, sul pluralismo, sulla pace e una visione multiculturale capace di superare il fondamentalismo jihadista. Fonti cristiane auspicano che questa iniziativa possa rafforzare la coesione fra fedeli di religioni diverse, uniti sotto la comune bandiera irachena. (Asia News) R MC * * Colombia: il vescovo della pace Il 3 agosto 2022, a Bogotà è morto mons. Luis Augusto Castro Quiroga, colombiano, missionario della Consolata, arcivescovo emerito della diocesi di Tunja. Una figura nota in tutta Colombia per il suo impegno sociale e la sua ferma leadership a favore della pace nel paese. Aveva 80 anni. Uomo di grande sensibilità umana, mons. Luis Augusto ha dato importanti e significativi contributi nel campo della missionologia, diffondendo l’ideale missionario con numerose pubblicazioni nelle quali traspare il suo buon umore e la sua sagacia. Ha promosso la musica, l’arte, i media e la formazione dei leader laici e del clero. Ha fondato un giornale e un canale televisivo e vari centri di istruzione superiore. Eppure, nella chiesa e nella società civile colombiana, mons. Castro sarà ricordato soprattutto come un artigiano della pace. L’ha seminata, difesa, sostenuta aprendo continuamente spazi di dialogo e negoziazione tra il governo e la guerriglia. Come vescovo di San Vicente del Caguán e Puerto Leguízamo, un territorio dove il conflitto e la violenza erano pane quotidiano, nel 1997 ha svolto un ruolo chiave nella liberazione di 60 soldati rapiti dai guerriglieri delle Farc. Dal 2005 al 2016 è stato presidente della Commissione nazionale di Riconciliazione. Nello stesso periodo è stato per due volte presidente della Conferenza episcopale. Ha promosso in tutte le occasioni il dialogo, ha mediato nella liberazione di vari ostaggi, ha presenziato ai colloqui dell’Avana tra il governo e le Farc senza smettere di incoraggiare e guidare le parti in dialogo e si è fatto garante del rispetto degli impegni presi. La Conferenza episcopale colombiana, nel suo messaggio di condoglianze, si augura che l’eredità di mons. Castro costituisca uno stimolo per le attuali e future generazioni a lavorare per la diffusione del Regno di Dio, l’impegno missionario e la ricerca della pace e la riconciliazione attraverso la via del dialogo. Imc Tunja (Colombia): mons. Luis Augusto Castro Quiroga, già arcivescovo della diocesi di Tunja. * 9 ottobre 2022 MC

COLOMBIA MC A Dopo la storica svolta elettorale È TEMPO PER UNA NUOVA COLOMBIA trafficante Pablo Escobar (19491993), che con la sua guerra mise in ginocchio l’intero paese. Il 9 marzo del 1990 l’M-19 depose le armi (pagando l’accordo con l’assassinio di molti suoi leader) e iniziò a partecipare attivamente alla vita politica: all’assemblea costituente e al rinnovo della Carta costituzionale (1991), nella quale le popolazioni indigene e gli afrocolombiani, fino ad allora invisibili, trovarono finalmente spazio con diritti e doveri. di ANGELO CASADEI 10 MC Dallo scorso 7 agosto il paese latinoamericano è guidato da Gustavo Petro e Francia Márquez, un politico di sinistra e un’afrocolombiana. In queste pagine Angelo Casadei, missionario della Consolata, racconta il proprio stupore davanti a un cambio considerato epocale. Arrivai in Colombia per la prima volta nel 1986, poco dopo l’assalto e la terribile strage (101 morti) al Palazzo di giustizia di Bogotá, compiuta dal gruppo guerrigliero M-19 (novembre 1985). In quegli anni, il paese era in pieno boom (bonanza, in spagnolo) della coca e le Farc, il principale gruppo guerrigliero, avevano trovato nel traffico della droga un mezzo per finanziare la loro guerra contro lo stato. Era pure il tempo del grande narcoGLI ANNI DI URIBE Nel 2002, le elezioni presidenziali furono vinte da Álvaro Uribe Vélez che aveva creato un suo partito. Una volta salito al potere, Uribe iniziò una guerra sfrenata contro la guerriglia e in modo particolare contro le Farc, definendo queste un gruppo terrorista davanti alla comunità nazionale e internazionale. Quando - era il 2005 - per la seconda volta tornai in Colombia, trovai una popolazione esausta per tanta violenza e una guerra di cui non vedeva la fine. Nel 2006, Uribe venne riconfermato presidente governando fino al 2010. Suo successore venne eletto Juan Manuel Santos, già ministro della difesa del suo governo. Santos però si allontanò dalla politica uribista facendosi promotore di un accordo di pace. © Robert Bonet - NurPhoto - AFP

alla politica della Colombia, un paese «dove si vive il classismo, il razzismo, la violenza e la paura dei poveri», come direbbe la giornalista Yolanda Ruiz. Esse hanno rappresentato l’emergere dell’«altra Colombia», della Colombia emarginata e messa alla periferia della vita. Esse hanno significato l’emergere di gruppi e settori storicamente discriminati ed esclusi, come sono i giovani, le donne, gli afrocolombiani, gli indigeni, i contadini e le minoranze sessuali. Analizzando il risultato delle votazioni, un’altra impressione è che il paese ha messo in luce una forte polarizzazione politica sia per il numero di candidati presentatisi sia per le poche migliaia di voti che hanno separato Gustavo Petro dal suo rivale Rodolfo Hernández. Alla fine di tutto nessuno ignora che l’elezione di Gustavo Petro e di Francia Márquez rappresenti una grande sfida per il paese e per il mondo: per la sua novità e per i possibili ostacoli che si potranno incontrare lungo questo nuovo cammino. È sicuramente vero che sono molti i rischi che aleggiano sulla presidenza di Gustavo Petro. I maggiori sono la frattura sociale, lo scontento diffuso, la violenza. L’opposizione di certo non lo lascerà governare facilmente, come pure gli enti di controllo, gli apparati della giustizia, i gestori della finanza pubblica, e lo stesso esercito. In una parte dei colombiani c’è, inoltre, il timore che la Colombia intraprenda una strada come quella del vicino Venezuela. La realtà è molto diversa. Ci troviamo davanti a un popolo lavoratore che, in questi anni, ha sostenuto l’economia, anche nei duri momenti della pandemia. Penso che, se la Colombia voleva un cambiamento, in questo momento storico non poteva che trovarlo nel presidente eletto. UNA COPPIA UNICA Gustavo Petro ha una grande esperienza politica che ha coltivato e sperimentato prima come sindaco di Bogotà, poi facendo parte dell’opposizione. Petro è stato anche l’unico dei candidati che avesse un progetto di governo chiaro e preciso che punta molto sulla pace, la giustizia, l’educazione, l’ambiente e sull’appoggio alle classi povere. D’altra parte, per prima cosa, il neopresidente ha chiesto collaborazione all’opposizione per governare insieme e fare crescere il paese. Nel 2014 venne rieletto proprio per portare a termine questo percorso di pacificazione che, dopo un lungo e travagliato cammino, si chiuse con gli accordi firmati in territorio neutrale, a Cuba, il 26 settembre 2016. Nel 2018, alla presidenza del paese arrivò Iván Duque, un altro delfino di Uribe, anzi una sua brutta copia che avrebbe alimentato il malcontento tra la popolazione, soprattutto tra i giovani i quali, mossi anche da gruppi di sinistra, nel 2021 avrebbero organizzato i paros nacionales (scioperi nazionali) contro alcune riforme governative che ancora una volta andavano a favorire il sistema politico vigente e le classi più elevate. Il 19 giugno 2022 (nel secondo turno elettorale), dopo un’intensa campagna con tensioni e conflitti, il popolo colombiano ha eletto presidente della Repubblica Gustavo Francisco Petro Urrego e Francia Elena Márquez Mina come vice presidente. UNA SVOLTA STORICA Sicuramente l’elezione di Gustavo Petro e Francia Márquez segnano un cambio profondo nella storia colombiana, un punto di rottura nella politica nazionale e internazionale. L’elezione di un ex guerrigliero di sinistra e di una donna afro proveniente da una classe povera è qualcosa d’impensabile fino a qualche anno fa. La Colombia è stata sempre governata da politici della destra e dai ricchi che dominano il paese fin dall’indipendenza dalla Spagna (luglio 1810). Pertanto, quello che è successo il 19 giugno 2022 è una pagina nuova e inaspettata. È un fatto che queste elezioni abbiano dato un «giro» completo ottobre 2022 MC 11 A sinistra: la nuova vicepresidenta colombiana Francia Márquez parla alla folla riunita al Centro Movistar di Bogotà (19 giugno 2022). | In alto: il neo presidente Gustavo Petro (a destra) con l’ex presidente Álvaro Uribe in una riunione avvenuta a Bogotà lo scorso 29 giugno, poco dopo la vittoria elettorale di Petro. * A MC Elezioni | Pace | Guerra civile | Destra-sinistra | Guerriglia " © Gustavo Preto’s Press Office - AFP Violenza ma anche felicità e speranza: la Colombia è un paese di contraddizioni.

Al suo fianco, Petro si trova Francia Márquez, altra grandissima novità della storia politica colombiana: un evento nell’evento. È, infatti, la prima volta che una donna afrocolombiana, proveniente dalle classi povere e madre sola, arriva nelle alte sfere del potere. Si tratta di una forma di rivincita storica del popolo afrocolombiano, discriminato ed escluso. Speriamo che sia questo l’inizio di un grande processo di emancipazione e di consolidamento dell’altra Colombia, quella emarginata, ghettizzata e senza dignità. L’URIBISMO DI IVÁN DUQUE Qual è il bilancio sul governo uscito di scena? Non è facile esprimere un giudizio sulla presidenza di Iván Duque. La sua elezione aveva significato il ritorno al potere dell’«uribismo». Duque è stato il successore di Juan Manuel Santos, un altro discepolo di Álvaro Uribe che però, una volta eletto, aveva preso le distanze dal maestro (soprattutto firmando un accordo di pace mai accettato dall’ex presidente). Iván Duque è stato eletto presidente come il consacrato di Álvaro Uribe. Grazie a quest’ultimo, egli è passato dall’anonimato a figura di primo piano nella politica nazionale. Anzi, secondo alcuni, Duque è stato una specie di reincarnazione di Álvaro Uribe e il suo progetto si è identificato con l’«uribismo». La presidenza di Iván Duque può essere classificata come una sorta d’esperimento. L’apparente improvvisazione nella selezione dei membri dell’esecutivo (con continui cambiamenti) e l’attuazione d’iniziative e progetti estemporanei ne sono la prova. Sul suo bilancio complessivo ci sono pareri differenti: la presidenza Duque ha cioè generato sentimenti contrastanti, alcuni di approvazione, altri di disapprovazione. MONS. LUIS CASTRO, COSTRUTTORE DI PACE Nel percorso colombiano verso la pace va ricordato mons. Luis Augusto Castro Quiroga, missio- * COLOMBIA 12 ottobre 2022 MC © Angelo Casadei © Angelo Casadei nario della Consolata, morto a 80 anni lo scorso 3 agosto. Lui è stato coinvolto in prima persona negli accordi di pace: è stato ai colloqui di Cuba, ha parlato a favore delle vittime, ha dialogato con molti ex guerriglieri. È sempre stato in favore dell’accordo di pace, perché - diceva - «un cattivo accordo è sempre meglio che la guerra». Non è diventato cardinale di Bogotá perché ha sempre parlato chiaro per la pace e contro la politica di guerra dell’allora presidente Uribe. A parte l’opera di mons. Castro, in questi ultimi anni, la Chiesa cattolica colombiana ha avuto notevoli cambiamenti impegnandosi di più in ambito sociale. Nell’ultimo processo elettorale, non si è allineata con nessuno dei candidati alla presidenza. Al

A MC 13 ottobre 2022 MC «Portiamo un messaggio di speranza e futuro per la nostra nazione violata e spezzata. Verità scomode che sfidano la nostra dignità, un messaggio per tutti come esseri umani, al di là delle opzioni politiche o ideologiche, delle culture e delle credenze religiose, dell’etnia e del genere». E ancora: «Invitiamo a guarire il corpo fisico e simbolico, multiculturale e multietnico che formiamo come cittadini e cittadine di questa nazione». Sono due passaggi iniziali di Hay futuro si hay verdad, la relazione finale della Commissione della verità (Comisión del esclarecimiento de la verdad, Cev), presentata a Bogotà lo scorso 28 di giugno. Un lavoro di ricostruzione storica presieduto dal sacerdote gesuita Francisco José de Roux Rengifo, durato quattro anni e passato attraverso migliaia di interviste a testimoni, vittime e carnefici. I NUMERI DELLA GUERRA «C’è un futuro se c’è verità» sarebbe una lettura appassionante se non fosse il «racconto» di una guerra interna che, tra il 1985 e il 2016 (anche se, in realtà, il conflitto colombiano ebbe inizio già negli anni Sessanta), ha prodotto 450.664 omicidi (80% civili, 20% combattenti, 91% uomini, 9% donne). Secondo i dati raccolti dalla Cev, i responsabili di questi morti sono per il 45% i paramilitari, per il 21% le Farc e per il 12% le forze dello stato. Gli omicidi, però, sono soltanto uno degli aspetti della guerra civile. Sono stati conteggiati 121.768 casi di scomparsa (desaparición forzada) e 50mila sequestri (opera questi al 40% delle Farc e al 24% dei paramilitari). Senza dimenticare i reclutamenti forzati: sono stati almeno 30mila le bambine e i bambini reclutati attorno ai 15 anni per entrare nelle Farc o nei gruppi paramilitari. Infine, un altro numero drammatico: 7.752.964 persone sfollate (più del 10% della popolazione colombiana), con il 51% di adulti e il 49% di minori, 52% di donne e 48% di uomini. Una «moltitudine errante» che ha dovuto abbandonare case, terreni, animali, amicizie. Oltre che per i contadini (campesinos y campesinas, dice la relazione), il conflitto armato è stato particolarmente distruttivo per le comunità etniche, indigene e afrocolombiane. LA SFIDA ODIERNA Il primo volume (su 10 totali) della relazione finale si chiude parlando di riconciliazione. «Riconciliazione significa accettare la verità come condizione per la costruzione collettiva e superare il negazionismo e l’impunità. Significa prendere la decisione di non uccidersi mai più e togliere le armi dalla politica. Significa accettare che siamo La relazione finale della Cev 450.664 morti (ma «c’è un futuro se c’è verità») © Bruno Kelly - HAY La ricostruzione storica della «Commissione della verità» (Cev) è stata fondamentale per la Colombia. molti - in varia misura, per azione o omissione - i responsabili della tragedia. Significa rispettare l’altro, al di là dei retaggi culturali e della rabbia accumulata. Che non ci sia più impunità. Che quelli che continuano la guerra lo capiscano che non hanno il diritto di continuare a farlo […]. Che dobbiamo costruire dalle differenze con speranza e fiducia collettiva». Il lavoro della Cev è stato straordinario ed encomiabile. Ora, però, arriva il difficile: passare dalle parole ai fatti, dalla guerra alla costruzione della pace. Vedremo se i colombiani ne saranno capaci. Vedremo se Gustavo Petro e Francia Márquez saranno in grado di spingere il paese nella giusta direzione. Detto questo, è inutile negare quanto la speranza tende a nascondere: la sfida sarà enorme. Come già hanno mostrato le prime settimane di governo: il 2 settembre, sette agenti di polizia sono stati uccisi in un attentato nel dipartimento di Huila. Paolo Moiola " Qui sopra: il gesuita padre Rengifo, presidente della Cev, mostra un volume della relazione finale della Commissione da lui presieduta. | A sinistra, in alto: la scuola elementare - una costruzione in legno e una in cemento - de La Macarena (Solano, Caquetá). | A sinistra, in basso: il villaggio di Hericha, sul fiume Orteguaza (Caquetá). *

* COLOMBIA 14 ottobre 2022 MC La nuova Colombia nata con l’elezione di Gustavo Petro va ad allungare l’elenco di paesi latinoamericani guidati da rappresentanti delle sinistre. Ad oggi, infatti, sono in carica Andrés Obrador in Messico, Alberto Fernández in Argentina, poi Luis Arce in Bolivia, Pedro Castillo in Perú, Xiomara Castro in Honduras, Gabriel Boric in Cile, oltre ai tre leader più discussi: Nicolás Maduro in Venezuela, Miguel-Diaz Canel a Cuba e, soprattutto, Daniel Ortega in Nicaragua. In attesa dei risultati delle elezioni di questo ottobre quando, in Brasile, l’ex presidente Lula potrebbe sostituire Jair Bolsonaro, uomo dell’ultradestra, distruttore dell’Amazzonia e imputato di genocidio. Sono presidenti di sinistra (pur con una pluralità di sfumature, anche consistenti, di rosso) che si trovano a governare paesi con alcuni tratti comuni. Il primo è dato da società caratterizzate da enormi diseguaglianze con i ricchi che s’intascano la gran parte delle ricchezze, come raccontano i rapporti delle Nazioni Unite (Pnud). Una disparità sociale ed economica che viene amplificata dal colore della pelle e dall’etnia: afrodiscendenti e indigeni sono sempre discriminati rispetto ai bianchi e ai meticci, come ha evidenziato anche la pandemia da Covid-19. Altro tratto comune è la religione cristiana e la sua influenza sulle società latinoamericane. Tutti i paesi sono a maggioranza cattolica, ma le nuove Chiese evangeliche e pentecostali, schierate a destra (senza se e senza ma), stanno crescendo anno dopo anno, spostando milioni di voti. LA TELA CINESE E poi c’è il rapporto con gli Stati Uniti, un rapporto che potremmo definire di odio e amore. Odio che nasce dagli errori storici fatti da Washington nel continente, a iniziare dal golpe cileno del 1973. Amore perché è in quel paese che milioni di latinoamericani vorrebbero trasferirsi (come dimostrano le ininterrotte ondate migratorie). Nel frattempo, negli ultimi decenni, in America Latina è arrivata in forze la Cina con il suo capitalismo di stato. Verso Pechino non esiste (e probabilmente mai esisterà) un’attrazione, ma c’è un forte interesse economico per i suoi investimenti nell’area. Com’è stato confermato nel corso del 14.mo Summit dei Brics (l’alleanza a trazione cinese tra Brasile, Russia, India, Sudafrica e appunto Cina), organizzato da Pechino lo scorso 23 giugno. Gli Stati Uniti e i paesi occidentali (con l’Unione europea in testa) possono ancora recuperare il terreno perduto in America Latina. Se faranno emenda degli errori del passato e se metteranno da parte gli atteggiamenti neocolonialisti, puntando invece su relazioni di pari dignità. Paolo Moiola Le relazioni internazionali dei governi latinoamericani Da Washington a Pechino? © image - CBN News

ottobre 2022 MC A MC 15 m’incontravo con alcuni comandanti delle Farc, tutti mi confermavano che, per cambiare la situazione, bisognava arrivare al potere a tutti i costi e, l’unico modo - argomentavano ,- era attraverso le armi perché il sistema politico colombiano - incentrato su 46 famiglie che da oltre 200 anni detengono il potere - si disinteressava delle classi più povere della nazione. La storia ha invece preso un cammino diverso con gli accordi di pace, lo scioglimento delle Farc e, infine, la vittoria di un ex guerrigliero e di una donna afrocolombiana. IL POPOLO COLOMBIANO Vivendo in questo bellissimo paese ormai da anni, sono stato testimone delle sue mille contraddizioni con un popolo che, da decenni, vive in mezzo alla violenza e all’ingiustizia, ma nonostante tutto rimane pieno di speranza e con una voglia di vivere straordinaria; un popolo accogliente, felice e sempre pronto a fare festa; un popolo lavoratore, mal retribuito ma con una grande capacità di superare le avversità per costruire un futuro diverso e migliore. Angelo Casadei Archivio MC Articoli e video sulla Colombia: ● Angelo Casadei, Paolo Moiola, Mauricio A. Montoya Vásquez, La pace teorica, dossier, aprile 2021. ● Paolo Moiola, YouTube, videointervista (2017) a mons. Luis Castro, scomparso lo scorso 3 agosto 2022. © Angelo Casadei © Paolo Moiola secondo turno, ha rispettato le proposte dei candidati rimasti in lotta: quella di Gustavo Petro e quella di Rodolfo Hernández. E ha invitato a esercitare il diritto al voto. In occasione delle ultime elezioni la partecipazione è stata, in effetti, molto alta rispetto alle votazioni precedenti. Finalmente molti giovani hanno esercitato il loro diritto di scelta. All’inizio della mia seconda esperienza missionaria in Colombia, i superiori mi avevano destinato a Remolino del Caguán (Caquetá), terra di narcotraffico e con una forte presenza di guerriglia. All’epoca, quando Qui: mons. Luis Castro (Imc) ha contribuito in prima persona al percorso verso l’accordo di pace. | A sinistra: immagine simbolica dell’espansione economica di Pechino in America Latina, spesso subentrando aWashington. | Sotto: ancora una foto del porto di Hericha sul fiume Orteguaza (Solano, Caquetá). *

HONDURAS MC A Le «maras» nelle scuole MAESTRI CORAGGIOSI pitale dell’Honduras, e 20 anni fa ha deciso di diventare professore e poi dirigente scolastico di uno dei tanti istituti comprensivi del paese che, in genere, includono le scuole di primo e di secondo grado (6-17 anni). Il giorno in cui ha deciso di rispondere alla vocazione per l’insegnamento sapeva che, oltre alle sfide educative, avrebbe dovuto accettare anche il ridi SIMONA CARNINO 16 MC L’infiltrazione negli istituti scolastici delle bande Mara Salvatrucha e Barrio 18 è un dato di fatto. Per questo, insegnare nelle scuole del paese centroamericano è una sfida che pone in rischio la vita stessa. schio personale che questa professione porta con sé, almeno nei casi in cui bisogna esercitarla nei quartieri più poveri della capitale honduregna, controllati e messi a ferro e fuoco dalle bande Mara Salvatrucha (Ms-13) e Barrio 18. E di fatti, ogni volta che il professor Pineda metteva piede nella propria scuola, prima che la pandemia costringesse alunni Dall’altra parte dello schermo di un computer, il sorriso di Rodrigo Pineda (nome di fantasia per questioni di sicurezza, ndr), direttore di una scuola pubblica honduregna, supera i circa 10mila km che ci separano diffondendo calma anche nello spazio virtuale di una videochiamata su Zoom. Rodrigo vive a Tegucigalpa, ca- © Nathan Costa - Unsplash

Salvatrucha e Barrio 18 non sono mai state interessate agli istituti scolastici in quanto edifici. Il loro interesse è reclutarne i frequentatori. Spesso fermi davanti ai cancelli delle scuole, i membri delle due bande rivali cercavano di agganciare ragazze e ragazzi in età scolare. Questa forma di affiliazione, quasi sempre forzata, ha funzionato fino a marzo 2020 e, dal 18 aprile del 2022, giorno in cui - dopo due anni di pandemia - le classi di ogni istituto sono tornate alla didattica in presenza, rischia di riprendere a essere una pericolosa routine. MARA SALVATRUCHA E BARRIO 18 Mara Salvatrucha (Ms-13) e Barrio 18 sono le due più grandi organizzazioni malavitose dell’America Centrale che, da decine di anni, alimentano una guerra intestina non solo in Honduras, Guatemala e Salvador, ma in parte anche negli Stati Uniti e in Canada, con l’obiettivo di controllare il monopolio del traffico di droga e armi e di gestire il giro dell’estorsione e della tratta a fine di prostituzione. Le due bande criminali, in spagnolo chiamate maras o pandillas, nascono tra gli anni Settanta e Ottanta a Los Angeles, negli Stati Uniti. La cifra presente nel loro nome, «13» e «18», fa riferimento, infatti, al numero delle due strade della città californiana in cui vivevano e operavano i fondatori delle due gang. Entrambe le bande accoglievano migranti messicani e centroamericani e si sono diffuse nei loro paesi di origine a partire da metà degli anni Ottanta, quando, a causa di un indurimento delle politiche migratorie operato da Reagan e successivamente da Bush, sono aumentate in maniera esponenziale le deportazioni di persone arrivate sul territorio statunitense senza permesso di soggiorno, anche in giovane età. Attraverso questa operazione, una buona parte delle cellule attive delle due bande si sono ritrovate, dalla mattina alla sera, tra Salvador, Honduras e Guatemala, dove hanno continuato a crescere, diventando in breve tempo una presenza forte e strutturata tanto da sostituirsi allo stato, soprattutto nelle zone marginali e povere dove gestiscono ogni tipo di business, lecito o illecito. IL RECLUTAMENTO FORZATO Per mantenere forti le maras e farle crescere, i loro leader devono reclutare continuamente nuovi membri, ragazzi da iniziare a piccole o grandi attività criminose, che possono variare dalla riscossione del pizzo nei negozi di quartiere fino alla gestione dell’intero traffico di droga verso il Nord America. Per questo motivo, alcuni membri delle gang hanno cominciato a prendere di mira le scuole più povere, cercando di convincere, con le buone o le cattive, ragazze e ragazzi tra i 10 e i 14 anni a unirsi a loro. «Un giorno un pandillero (un membro di una banda, ndr) mi e insegnanti a vivere di didattica online, doveva far leva su tutto il suo coraggio per affrontare non solo le ore di lezione ma anche i criminali affiliati alle due bande che, da sempre, utilizzano le scuole pubbliche a proprio uso e consumo. Ormai da anni, i leader delle gang minacciano fisicamente i dirigenti scolastici per ottenere le chiavi degli istituti, dove di notte entrano per nascondere droga e armi nelle aule meno frequentate. Non era raro, infatti, che, al mattino, i bambini si imbattessero in un pacchetto di cocaina o in qualche proiettile nei corridoi, mentre si dirigevano verso le aule scolastiche. Tuttavia, la Mara ottobre 2022 MC 17 Qui sotto: personale forense trasporta il corpo di uno studente ucciso dai membri di una banda su un bus di Tegucigalpa (15 febbraio 2017). | A sinistra: un ragazzo di una banda con volto semicoperto e tatuaggi riconoscitivi. * A MC Bande criminali | Scuole | Droghe | Violenza " Le bande criminali entrano nelle scuole per reclutare ragazzi e ragazze. © Orlando Sierra - AFP

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