Missioni Consolata - Novembre 2012

damente Timbuctu e Kidal con l’appoggio di Aqmi. Gao è in mano al Movimento per l’unità della jihad in Africa dell’Ovest (Mujao). Gruppo dissidente di Aqmi, staccatosi per motivi di spartizioni di riscatti, che compare pubblicamente con il rapimento di Ros- sella Urru e due colleghe a Tindouf (Algeria), il 22 ot- tobre 2011. Testimonianze lo danno già costituito fin dal 2008. Pratica, oltre il sequestro, anche attentati suicidi e predilige obiettivi algerini. È il Mujao che rapisce sette diplomatici di Algeri del consolato di Gao, di cui uno è stato giustiziato a inizio settembre. NUOVA SOMALIA? Le grandi città del Nord, e gran parte del suo territo- rio, sono quindi oggi in mano a gruppi fondamentali- sti islamici. Questi impongono la loro interpretazione della sharia alla popolazione. Arrestano le donne senza il velo o in giro la sera, applicano l’amputa- zione ed esecuzioni per lapidazione senza processo, e la flagellazione di bevitori da alcol e fumatori. Si conta che 475.000 persone siano fuggite verso il Sud Mali e in paesi confinanti. In Niger e in Burkina Faso c’è infatti un’emergenza sfollati maliani, che si somma alla crisi alimentare acuta che ha toccato il Sahel negli ultimi mesi. «Tutti gli uffici statali sono stati attaccati e saccheg- giati, così come le sedi delle Ong – racconta un opera- tore di una Ong internazionale –. Le auto rubate dai miliziani. A Gao sono stati addirittura cacciati i ma- lati dall’ospedale, per prendere loro i letti. Cose mai viste in Africa, dove le strutture mediche sono sem- pre state rispettate». Un’altra fonte raggiunta lo scorso agosto racconta: «A Gao per le strade, si vede una forte presenza di uomini in armi di diverse nazionalità: maliani, alge- rini, egiziani, sudanesi, nigeriani, pachistani. In mag- gioranza sono con il Mujao, ma anche con altri gruppi terroristi come Aqmi e con i narcotrafficanti. Controllano tutto quello che si muove in città e nella regione. Ricordano alla gente che sono loro i nuovi padroni della zona e proprietari di tutti i beni dello stato maliano rimasti». Anche membri della setta ni- geriana Boko Haram (vedi articolo pag. 44) sono stati visti a Gao. E continua: «Ci sono poi molti piccoli gruppi di banditi armati, che non obbediscono a nes- suna parte in conflitto, ma che organizzano assalti sulle grandi strade di accesso». «La sicurezza perso- nale rimane precaria. Anche se è tornata la calma dopo che i tuareg dell’Mnla sono stati cacciati dalle città dagli islamici armati. Questi assicurano il servi- zio di polizia locale e mettono progressivamente in atto la sharia . Le Ong hanno bisogno di un lascia pas- sare per muoversi e può accadere che gli islamisti in- terferiscano con le loro attività, ad esempio vogliono indicare a chi distribuire il cibo». «Anche la pre- ghiera del venerdì è cambiata – continua la fonte – adesso ha uno stile più asiatico». A Gao si è passati da una popolazione di 120.000 per- sone a 25.000. Tutto il commercio è bloccato, i fun- zionari statali sono fuggiti a Bamako. Il sistema sani- tario è collassato per la fuga degli operatori. Non c’è cibo perché non si è fatta la campagna agricola e c’è una mancanza quasi totale di liquidità di denaro. Nelle campagne e nei villaggi, la gente sta tornando al baratto. Intanto a Bamako la situazione resta molto confusa. Dopo una negoziazione della Cedeao (Comunità eco- nomica degli stati dell’Africa dell’Ovest) e del Burkina Faso con la giunta, lo scorso aprile Sanogo si è messo ufficialmente da parte e ha restituito i poteri a organi di transizione. Dioncounda Traoré, presidente dell’As- semblea Nazionale (il parlamento) è diventato presi- dente di transizione, mentre si sono già succeduti due governi del primo ministro Cheick Modibo Diarra. «Chi comanda, dietro le quinte, è sempre Sanogo» racconta un analista. «Quando, a inizio settembre, il presidente Traoré ha chiesto l’intervento militare della Cedeao per riconquistare il Nord agli islamici, subito Sanogo, che è un militare, ha dichiarato di non voler soldati stranieri in Mali, ma solo un appoggio logistico». La Cedeao, si appresta a intervenire con una forza di 3.300 uomini (Micema, Missione Cedeao in Mali) è in attesa, nel momento in cui si scrive, della risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che la autorizzi. La Francia, che appoggerebbe logi- sticamente, ha chiesto rapidità. Marco Bello NOVEMBRE 2012 MC 43 MC JIHAD AFRICANA © AFP

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