Missioni Consolata - Maggio 2012

gli, legami e appartenenze plurali, senza che vi siano fratture e di- stanze. Del secondo gruppo fanno parte i genitori che tendono a fare scom- parire ogni traccia di memoria e di apparte- nenza alla cultura altra (quella straniera). Infine, ci sono coloro che oscillano tra scelte ambivalenti e conflittuali che ricadono con effetti talvolta estrema- mente negativi sul bambino. «NON SONO MICA UN’EXTRACOMUNITARIA!» Dal punto di vista dell'istituzione scolastica, invece, è importante da un lato evitare il rischio di non consi- derare la doppia origine di questi bambini (dato che non sempre la diversità di origini è accompagnata e annunciata da un'evidenza percepibile a prima vi- sta). Dall'altra, occorre non cadere nell'errore di de- finire «diverso» chi poi nella realtà non lo è, di valo- rizzare un'appartenenza culturale non sentita o sen- tita in modo personale (e spesso più complesso) dal- l'interessato e che è opinabile sia compito della scuola conservare e tramandare. In una scuola di Milano, ad esempio, quando una ra- gazzina, figlia di un’egiziana e di un italiano, si è sen- tita proporre di seguire un corso di arabo a scuola, ha replicato un po’ stizzita: «Non sono mica un’extra- comunitaria!». Diventa sempre più importante, inol- tre, dato l'aumento delle seconde generazioni, figli di stranieri nati sul territorio italiano, evitare il rischio di reificazione delle culture e di imposizione al bam- bino «di origine straniera», ma nato e cresciuto in Italia, di una cultura che spesso sente sua tanto quanto, se non meno, quella italiana. Da questo punto di vista è emblematica la storia che l'antropo- logo Marco Aime racconta a conclusione del suo li- bro Eccessi di culture 1 (la storia a sua volta gli è stata raccontata da don Piero Gallo, parroco di San Salvario, quartiere di Torino caratterizzato da una forte presenza di immigrati): «In una scuola materna del quartiere, frequentata da molti bambini maghre- bini, le maestre hanno deciso di preparare il co- uscous. Hanno cercato la ricetta “originale” per cuci- narlo secondo la tradizione. I bambini erano con- tenti. Poi una maestra ha chiesto ad un piccolo di ori- gini marocchine: “Ti piace?” “Sì”. “È come quello che fa tua mamma?” e la risposta del bambino è stata: MAGGIO 2012 MC 45 MC MATRIMONI UNA PERSONA, UNA LINGUA Si chiama Una persona una lingua («One Person One Language», Opol) il principio teorizzato nel 1902 dal linguista fran- cese Maurice Grammont. Grammont sosteneva che, facendo ricorso a questo metodo sin dalla prima in- fanzia, un bambino avrebbe po- tuto imparare due lingue senza sforzo e senza fare confusione tra le due. L’unica condizione da rispettare era adottare l’uso sistematico di una sola lingua da parte sempre della stessa persona, così che rappresen- tasse per il bambino un esempio di uso del linguaggio adulto e creando così un legame emotivo con il bambino attraverso la lingua. Questo avrebbe però costretto i genitori a parlare la propria lingua in maniera coerente, sop- primendo le interferenze che sarebbero, in- vece, un aspetto naturale della comunica- zione dei bilingui. Ovviamente l'adozione dell’Opol non è da solo sufficiente all’acquisizione delle due lingue, ma dalle ricerche emerge che si tratterebbe di una condizione necessaria. La coerenza nella scelta linguistica, infatti, ridurrebbe al minimo la concorrenza tra le due lingue permettendo, nel contempo, la massima esposizione del bambino a en- trambe. Un contatto costante con i propri figli, inoltre, implica un adeguamento del re- gistro linguistico dal linguaggio infantile a quello adulto e, se la comunicazione av- viene in maniera coerente, ciò permetterà ai figli di sviluppare competenze linguistiche di pari passo in entrambe le lingue, dotan- dosi di un bagaglio culturale importante e spendibile, poi, una volta diventati adulti, nel mondo del lavoro. “Quello di mia mamma è più buono perché mette uno strato di couscous e uno di tortellini, uno di co- uscous ...”». È pertanto fondamentale ricordarsi che la cultura non è qualcosa di statico, ma è un processo creato e ricreato dall'incontro tra individui ed è perciò in con- tinua trasformazione ed evoluzione. Le coppie miste e le istituzioni educative sono chiamate a sperimen- tare congiuntamente pratiche creative nuove e a be- neficiare dei successi degli uni e degli altri, sfidando preconcetti e definizioni per la costruzione di una nuova società «diversamente italiana». N OTE 1 - Marco Aime, Eccessi di culture , Einaudi, Torino 2004. © Foscarin

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