Missioni Consolata - Aprile 2012

otto figli: uno è morto a causa del morso di un serpente. Siamo cinque maschi e due femmine. Ho studiato nelle diverse scuole in cui insegnava mia mamma, e per questo durante gli ultimi due anni non sono mai stato punito dagli insegnanti: mi dava lei le botte a casa. Però un giorno in cui lei non era a scuola, nell’ul- tima settimana della primaria, gli insegnanti si sono vendicati: non ricordo cosa avessi fatto, forse parlavo in classe, e me ne hanno dato tante». Padre Nicholas ha un ricordo molto positivo degli anni in se- minario, a eccezione del primo anno a Roma, nel quale ha spe- rimentato una crisi di fede do- vuta alla discordanza tra ciò che vedeva nella «città del papa» e l’idea che si era fatto dell’Europa cristiana. «Avevo idealizzato Roma considerandola il centro della fede. Mi aspettavo un altro modo di vivere il cristianesimo. In Europa la Chiesa che ho cono- sciuto dai missionari non è vis- suta nella società. Sono venuto a contatto con una realtà che mi è sembrata senza Dio. Non riu- scivo a capire come mai gli ita- liani che sono venuti in Kenya portando Gesù Cristo non pren- dessero con serietà la fede. Un mio fratello che aveva studiato Karl Marx, quando ero piccolo mi aveva detto che il cristianesimo era una creazione dei bianchi. Quando sono arrivato a Roma ho ITALIA 54 MC APRILE 2012 pensato: “Mio fratello aveva ra- gione”. Ora sono sette anni che vivo in Italia, la perseveranza mi ha aiutato a superare la crisi e adesso mi trovo molto bene tra gli italiani». MISSIONE ITALIA Le statistiche dicono che in Asia c’è un sacerdote ogni 47mila abitanti, in Africa uno ogni 27mila, mentre in Europa ce n’è uno ogni 3.700 e in Italia uno ogni 1.200. Queste cifre sono forse uno dei motivi per cui gli europei, gli italiani, e gli stessi missionari nati nel Bel Paese, fanno fatica a considerare l’Italia come terra di missione. «Dire ai preti, ai vescovi italiani, i quali hanno visto la loro terra dare tanti missionari per evangeliz- zare il mondo, che l’Italia è terra di missione, non è difficile. La maggior parte è d’accordo, lo af- ferma con decisione, ma in fondo non mi sembra convinta dentro, non lo sente. Il problema è una concezione riduttiva di missione per cui “ad gentes” è uguale a “mancanza di preti”. Non è vero. È questione di proporre una vita vissuta pienamente. Può anche esserci un prete ogni mille per- sone, ma se poi la società va per conto suo vuol dire che c’è an- cora bisogno di evangelizza- zione. Io ogni settimana incontro molti ragazzi nelle scuole, in- sieme parliamo delle cose con- crete della loro vita: questa è # In questa pagina : danze durante la celebrazione di ordinazione sacerdotale di padre Nicholas. # Nella pagina affianco : alcuni membri della famiglia allargata di padre Nicholas. Hanno parteci- pato alla festa anche parenti e persone musulmane del villaggio. tore sovrasta dall’alto. Padre Nicholas fa precedere e seguire alla lettura delle barzel- lette le fragorose risate per le quali è ormai conosciuto da molti ragazzi, giovani e famiglie di Torino e dintorni. A ROMA CON MARX Padre Nicholas Nyamasyo Muthoka, nato nel 1981 a Ma- chakos, provincia di Eastern, Kenya, è stato ordinato sacer- dote nel settembre scorso: «È stata la prima ordinazione nel mio paese da 37 anni a questa parte» dice con visibile orgoglio. Entrato nel seminario minore diocesano a 14 anni, ha sentito una seconda forte chiamata al- l’età di 18, quando ha iniziato l’i- ter formativo della Consolata che l’ha portato a Nairobi, Sa- gana, Roma e Torino, dove ora lavora. «Fino a 14 anni ho studiato nel villaggio: studiavo, portavo al pa- scolo gli animali e lavoravo a casa. I miei genitori erano inse- gnanti, molto quadrati. Eravamo

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