Missioni Consolata - Aprile 2020

uomini, donne e bambini. Ab- biamo cercato dei passaggi per raggiungere la frontiera. Non avevamo scelta: venire via o morire di fame». Arrivati a Paca- raima, prima città brasiliana di frontiera, si fermarono là per un mese, mendicando e riven- dendo rifiuti metallici. Poi il gruppo si trasferì a Boa Vista, dove si installò per tre mesi a Pintolandia ( cfr. MC marzo ), quindi la decisione di conti- nuare per Manaus. «Qui, la prima settimana dormi- vamo in strada. Ma una notte mi accorsi che dei malintenzionati volevano portare via una nostra bambina. Ci difendemmo, ma l’insicurezza e la paura erano aumentate. Un prete brasiliano ci aiutò a raggiungere prima un abrigo e poi a insediarci qui, a Tarumã». Continua Orlando: «Un Warao che è arrivato dal Venezuela due settimane fa mi ha raccon- tato che non c’è più nessuno a Mariusa, le comunità sono ab- bandonate. Siamo tutti in Bra- sile. Noi vorremmo tornare in Venezuela, ci pensiamo ogni giorno. Un paese ricco, che ha il petrolio. C’era tutto, ma perché è finito così?». Orlando non pensa di andare in un’altra città brasiliana: «Io sto qui tranquillo, ho paura di andare più lontano. Qui mangio, di giorno esco a fare qualche lavoro, vendo ac- qua, raccolgo lattine da riciclare. Guadagno 30 - 50 reais (10-12 euro), così compro pollo, riso e può mangiare la famiglia al com- pleto». RISCHIO CULTURALE Uno dei vice cacique di Orlando è il giovane Nelson Rojas, dina- mico e pieno di idee. Canottiera colorata e collana indigena, non si siede e gesticola parlando con enfasi davanti a noi: «Sono della comunità indigena warao MC A © Marco Bello Anoko Ido, riconosciuta dal Ve- nezuela come comune di So- tillo, stato Monaga. A causa della crisi che vive il Vene- zuela, siamo stati obbligati ad abbandonare la nostra casa. Purtroppo, molti Warao stanno perdendo la nostra cultura. Ve- nendo in un altro paese ap- prendono un’altra cultura, per- dono le proprie radici. I bambini crescono e non vogliono più parlare warao, ma portoghese. Questo ci dà fastidio, intima- mente, perché ferisce la nostra identità di Warao». Nelson parla dei pericoli che oggi si corrono nelle comunità del delta. In alcune zone si è in- stallato il narcotraffico e la vita è diventata rischiosa. «Ringraziamo Dio che parte di noi adesso è qui in Brasile, an- che se non era proprio un no- stro desiderio. Almeno ab- biamo da mangiare, l’istruzione per i bambini, non siamo in pe- ricolo di vita come in Vene- zuela. Io ero un portavoce della mia comunità, ma sono dovuto venire via lo stesso». 13 aprile 2020 MC © Marco Bello © Paolo Moiola Migrazioni | Popoli indigeni | Ambiente

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