Missioni Consolata - Marzo 2017

gli Yazidi. Durante l’attacco alla piana di Ninive, l’Isis ha anche distrutto 19 santuari religiosi». Il 3 agosto 2014 i miliziani dell’Isis non incontrarono quasi nessuna resistenza. I peshmerga curdi, come riportano fonti yazide e lo stesso documento delle Nazioni Unite, decisero di ritirarsi lasciando la po- polazione, non preventivamente avvertita, in balia della violenza. Nel giro di poche ore, vinta con faci- lità la resistenza improvvisata da alcuni uomini nei villaggi, gli uomini dello Stato islamico assunsero il pieno controllo della regione. Nella confusione di quelle ore, che videro migliaia di civili darsi alla fuga senza neppure il tempo di raccogliere il mi- nimo indispensabile dalle loro case, un episodio particolarmente drammatico investì coloro che cercarono di trovare scampo sul monte Sinjar. Leggiamo ancora dal rapporto delle Nazioni Unite: «Coloro che sono fuggiti in tempo per raggiun- gere l’altopiano superiore del monte Sinjar ven- gono assediati dall’Isis. Una crisi umanitaria ha luogo non appena l’Isis intrappola decine di mi- gliaia di uomini, donne e bambini Yazidi, in un luogo dove le temperature superano i 50 gradi e impedendo loro l’accesso all’acqua, al cibo o al- l’assistenza medica. Il 7 agosto 2014, su richiesta del governo iracheno, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama annuncia un’azione militare americana per aiutare gli Yazidi intrappolati sul monte Sinjar. Forze americane, irachene, inglesi, francesi, australiane vengono coinvolte in lanci di acqua e altre forniture agli Yazidi assediati. Il tutto mentre i combattenti dell’Isis sparano con- tro gli aerei impegnati nel lancio di aiuti, e contro gli elicotteri che tentano di evacuare gli Yazidi più vulnerabili. Centinaia di Yazidi - inclusi neonati e bambini - trovano la morte sul monte Sinjar prima che le forze curde siriane, il Ypg (nome del- l’esercito kurdo della regione siriana di Rajava, ndr ), siano in grado di aprire un corridoio dalla Siria al Monte Sinjar, consentendo agli assediati sul monte di essere spostati in sicurezza». Uccisi, schiavizzati, dimenticati Lontano dal monte Sinjar, il progetto di sterminio viene portato avanti con uno stesso schema, villag- gio per villaggio, con rapidità sistematica. Una ri- petizione di atti e violenze che non lascia nulla al caso e che rende evidente come quello commesso (e in parte ancora in atto) contro gli Yazidi sia un genocidio e non una serie di massacri verificatisi in modo spontaneo. In ogni luogo della regione, ven- gono divisi uomini, donne e bambini. I primi - che includono anche gli adolescenti dai dodici anni in su - vengono uccisi seduta stante o costretti a con- vertirsi all’islam, mentre le seconde, insieme ai loro bambini, vengono vendute come schiave. Non la- scia adito ad ambiguità la conclusione del rapporto dell’Onu già citato: «L’Isis ha commesso e continua a macchiarsi del crimine di genocidio, ma anche di diversi crimini contro l’umanità e crimini di guerra, contro gli Yazidi». Un riconoscimento importante, che però non è fi- nora riuscito a scongiurare o a alleviare il dramma in corso. Private di un passato e di un futuro, molte migliaia di Yazidi sono tuttora ridotte in stato di schiavitù nei territori dello Stato islamico, o accam- pate nei campi profughi di Siria, Turchia e Grecia. Qui, troppo spesso, i rifugiati si trovano privi dei servizi essenziali, senza che venga fornita loro l’as- sistenza medica e psicologica che potrebbe contri- buire a ridare loro un minimo di dignità e coraggio. Simone Zoppellaro 46 MC MARZO2017 D © BBC Tv Le guide e le caste I n cima alla scala sociale e alla divisione per caste che caratterizzano la vita della minoranza yazida troviamo due figure chiave, il Mir e il Baba Sheikh . Il primo, il cui titolo potremmo tradurre come «principe», assomma in sé il potere tempo- rale e quello spirituale. L’attuale Mir degli Yazidi è Tahsin Said ( nella foto ), posto a guida del Consiglio spirituale degli Yazidi, il Majlesi Rohani . Una figura che, secondo gli Yazidi, discende dalle sette entità angeliche presiedute dall’Angelo Pavone. Con fun- zioni di guida spirituale, ma in realtà subordinato al Mir anche da questo punto di vista è la figura del Baba Sheikh. A rivestire questo ruolo attual- mente è Khurto Hajji Ismail. Questi presiede a tutte le cerimonie più importanti della vita spiri- tuale della comunità, e in particolar modo a quelle che avvengono presso il sacro tempio di Lalish. En- trambe le figure sono parte della più importante delle tre caste yazide, quella degli Sheikh . Sempre elevata, anche se per alcuni aspetti in subordine ri- spetto alla prima, è la casta dei Pir , gli «anziani». Anche questi, come gli Sheikh, ricevono un’elemo- sina in forma di una tassa dall’ultimo gruppo: i Mo- rid , i «discepoli», che sono tenuti a scegliere come loro guida una figura per ciascuna delle due caste superiori. Questi rappresentano la larga maggio- ranza della popolazione e non rivestono alcuna particolare funzione rappresentativa. Le caste de- gli yazidi - che conoscono al loro interno ulteriori, complesse, sottoclassificazioni - sono perlopiù en- dogame, e vietano cioè il matrimonio fra gli appar- tenenti ai diversi gruppi sociali . Si.Zo.

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