Missioni Consolata - Marzo 2017

16 MC MARZO2017 gente demotivata, rassegnata. Avranno voglia, riusciranno? È il dubbio che lo assale. «Allora insisteva sul fatto che bi- sogna andare sul posto, condivi- dere il lavoro con loro, cogliere i loro dubbi, lavorare con loro. Di- mostrare che le cose che si pro- pongono sono valide e alla loro portata, lasciarlo verificare dalla gente, in una dinamica di “appro- priazione” della tecnica da parte degli abitanti-costruttori stessi. Fu così che i poveri di Cuba da Baixo videro che i mattoni non si scioglievano in acqua e che i muri eretti erano resistenti come quelli in cemento». Lavoro sul campo Massimiliano e sua madre sono in Burkina Faso per questo. Ci invi- tano il giorno successivo a visitare il cantiere dove stanno inse- gnando a un gruppo di giovani burkinabè a fabbricare il blocco Mattone. Una decina di giovani sono ormai abili nella produzione di mattoni stabilizzati. Dopo aver preparato con cura l’impasto di terra ricavata non lontano, con 5-10% di cemento, la miscela viene messa nella pressa. Con un semplice movimento di una per- sona sulla leva il blocco in terra cruda è prodotto. Subito viene te- stato con una pressione manuale e se ha difetti costruttivi o di soli- dità viene scartato. In caso contra- rio è riposto con cura in fila su dei teli di plastica stesi a terra, a «ma- turare». Qui i blocchi sono innaf- fiati periodicamente e devono passare almeno quattro settimane prima che siano pronti all’uso. I ra- gazzi sono molto contenti e sfor- nano un mattone dopo l’altro. Moussa Konkobo è uno dei gio- vani coinvolti: «Sono muratore e durante questa formazione posso dire che abbiamo imparato a fab- bricare questo tipo di blocco. Ab- biamo mischiato terra e sabbia con cemento e poi ci hanno inse- gnato a utilizzare la pressa. Co- struiremo una piccola casa di prova con questi blocchi». Anche la scelta della terra è stata fatta in modo scientifico. «Ab- biamo chiesto a increduli coope- ranti e missionari in viaggio tra Burkina e Italia di mettere in vali- gia campioni di terra, in modo da poterli verificare prima di affron- tare noi il viaggio». Racconta Mas- similiano. «Abbiamo così potuto fare diversi test in laboratorio in Italia, per misurare se la terra era adatta. Solo dopo questa certezza hanno realizzato una nuova pressa, che è quella attualmente usata nei progetti dell’associa- zione. I materiali, il tipo di terra e stabi- lizzazione, le forme dei blocchi sono testati e migliorati da Ro- berto Mattone in un laboratorio allestito in facoltà, che diventa un luogo di formazione di genera- zioni di studenti, alcuni dei quali seguiranno le orme del profes- sore e sono oggi membri dell’as- sociazione. «Roberto - continua Gloria Pasero - era riuscito a rag- giungere un obiettivo ottimale: quello di coniugare la ricerca scientifica con la solidarietà». Na- sce così il «blocco Mattone - Poli- tecnico di Torino». La casa autocostruita Costruire la propria casa, sulla pro- pria terra, con la terra stessa di- venta un mezzo di riscatto e di di- gnità per i più poveri ed emargi- nati. Il primo luogo in cui viene speri- mentato il blocco è la favela Cuba da Baixo a Sapé, nello stato di Pa- raiba, in Brasile. È il 1995. Per Ro- berto Mattone «non bastava mandare l’attrezzatura e un ma- nuale d’istruzioni». Si tratta di SOLIDARIETÀ In queste pagine: alcune fasi della produzione del blocco Mattone, dalla miscelazione della terra con il cemento, alla creazione del blocco con la pressa. #

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