Missioni Consolata - Gennaio/Febbraio 2017

idea. Ma le cose vanno male. Un giorno litiga per la droga con altre persone, arriva la polizia e lo arre- sta e poi il giudice fa il processo e lo condanna. Forse, se l’uomo non fosse stato in Italia da solo e avesse avuto vicino dei parenti o degli amici, avrebbe potuto evitare d’imboccare la strada del- l’illegalità». Hai un altro caso da raccontarci? «Sempre in una città della Lombardia una madre cinese aveva un impegno e ha affidato il figlio pic- colo di circa sette anni alla zia, mentre stava lavo- rando nel suo negozio di estetista. Il bambino era seduto sul divano a guardare i cartoni animati sul telefonino. A un certo punto la zia si allontana per discutere con un cliente. Dopo circa mezz’ora la zia torna e non vede più il nipote. Subito comincia a cercare il bambino e pensa che forse si è nasco- sto, ma dentro il negozio non c’è. Allora esce in strada e vede in mezzo alla strada nel traffico la macchina dei carabinieri con dentro il nipote. Va dai carabinieri e dice di essere la zia del bambino. I carabinieri cominciano a chiedere i documenti e a fare domande. Ma la zia non parla bene italiano e non capisce perché i carabinieri non le ridanno il nipote. In pratica i carabinieri giravano in mac- china e a un certo punto hanno visto il bambino da solo. Allora si sono avvicinati, ma il bambino, che non parla italiano, si è spaventato ed è scap- pato, perché non era abituato a vedere i poliziotti. In Cina, se vivi in campagna, non ci sono i poli- Gli ideogrammi I «sinogrammi», comunemente chiamati «ideo- grammi cinesi», stimolano la nostra curiosità, fa- cendoci ritornare un po’ bambini e un po’ artisti. Così, giusto per curiosità e senza dirlo ai linguisti di professione, consideriamoli come piccoli disegni e vediamo cosa succede, raccontando una storia. «Si racconta che un giorno delle persone ( 人 ren ) camminavano nel deserto, seguendo ( 从 cong ) chi indicava loro la via. Quel giorno ai primi se ne uni- rono altri, diventando presto una folla ( 众 zhong ), che camminava su quella terra ( 土 tu ) spazzata dal vento. Si sentivano così piccoli ( 小 xiao ) e sper- duti. La polvere ( 尘 chen ) si infilava negli occhi ( 目 mu ), che essi cercavano di socchiudere ( 眯 mi ) il più possibile, così stretti da farli assomigliare a chicchi di riso ( 米 mi ). Poi in lontananza all’oriz- zonte cominciò a spuntare un albero ( 木 mu ), in- fine un intero piccolo bosco ( 林 lin ). Poterono in quell’oasi dissetarsi e riposare ( 休 xiu ) con la schiena appoggiata a un albero. Al tramonto ( 夕 xi ) si addormentarono e fecero sogni ( 梦 meng ) me- ravigliosi». Usando insieme la pronuncia (scritta tra parentesi e in corsivo) e il significato si possono cercare sul dizionario, anche on line , gli ideogrammi corrispon- denti. Facciamo però attenzione a un paio di carat- teristiche interessanti del cinese moderno. Le pa- role in genere sono composte da due ideogrammi, non solo da un ideogramma, come invece succe- deva molto spesso nel cinese classico (quello con cui scriveva Confucio, ad esempio). Inoltre molti degli ideogrammi, che in antichità si usavano sin- golarmente, nel cinese di oggi fanno parte di ideo- grammi più complessi, nei quali continuano però a indicare il loro significato. Insomma, una piccola sfida quotidiana, che forse col tempo potrebbe an- che diventare per noi italiani un piccolo gioco enig- mistico. Facciamo un piccolo esempio. Prendiamo la bocca ( 口 kou ), aggiungiamo poi qualcosa davanti alla bocca, cioè la lingua ( 舌 she ), infine usiamo l’ideogramma che anticamente si- gnificava dolce ( 甘 gan ). In questo modo otte- niamo l’ideogramma che oggi si usa per dire dolce ( 甜 tian ). Un’ultimissima cosa. La pronuncia degli ideogrammi ha i cosiddetti toni, che però questa volta per noi non è essenziale aggiungere. Buon di- vertimento! Gianni Scravaglieri ziotti per strada. Alla fine i carabinieri denun- ciano la zia al giudice dei minori che, dopo il pro- cesso, la condanna per abbandono di minore». Vedo dalla tua espressione che non sei molto d’accordo con la condanna. Ho visto giusto? «Più o meno. Certamente è giusta la condanna per- ché il giudice ha visto cosa è successo, ha visto la legge e ha deciso. Ma se vogliamo capire di più la mentalità di quella donna cinese, dobbiamo dire che lei è abituata a vivere in campagna dove i bam- bini giocano fuori casa e sono curati da tutti i vicini. Anche in Italia nei paesi piccoli succede così. Ab- biamo detto prima che le abitudini culturali sono importanti. Così la zia del bambino pensa di avere seguito un’abitudine giusta e pensa che la con- danna del giudice è sbagliata. Posso dire che la zia doveva capire che l’Italia non è la Cina e che la città non è la campagna. Quindi un lato positivo c’è se la zia del bambino ha imparato questa differenza». Sulle tutele dei lavoratori Ti èmai capitato un caso civile, magari una vertenza di lavoro? «Mi ricordo un caso di lavoro, anche un po’ diver- tente. Un ragazzo sud americano lavora in nero in un ristorante cinese. Un giorno litiga con il capo per lo stipendio basso. Vuole un aumento. Ma il capo dice di no. Allora il ragazzo va dai sindacati perché lavora in nero e vuole i contributi. Il capo però dice di non conoscere il ragazzo e che non la- 48 MC GENNAIO/FEBBRAIO2017 D

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