Missioni Consolata - Gennaio/Febbraio 2017

B IBLIOGRAFIA ITALIANA • Lidia Casti, Mario Portanova, Chi ha paura dei cinesi? , Bur 2008. • Raffaele Oriani, Riccardo Staglianò, I cinesi non muoiono mai , Chiarelettere 2008. • Donatella Ferrario, Fabrizio Pesoli, Milano multietnica , Meravi- gli edizioni, 2016. Il primo capitolo di questo bel lavoro è dedi- cato alla comunità cinese (27.363 persone). La recensione del li- bro si può leggere a pagina 81 di questo stesso numero di MC. • Mirco Elena, Yu Jin, Cina e Italia allo specchio, Centro Studi Martino Martini - Università degli Studi di Trento, 2015. F ILMOGRAFIA • Davide Demichelis, Cina: Malia Zheng , in «Radici», serie di do- cumentari della Rai, giugno 2013 (www.radici.rai.it ). • Francesca Bono, A Bitter Story , un documentario presentato al 34.mo «Torino Film Festival» (Tff), novembre 2016; storia di un gruppo di adolescenti cinesi che vivono nei piccoli comuni di Barge e Bagnolo, nelle valli occitane della provincia di Cuneo, dove la comunità cinese lavora quasi per intero nelle locali cave di pietra. S ITOGRAFIA • www.associna.com Il sito dell’omonima associazione, in italiano e in cinese. • www.cinaforum.net Il sito fondato da Alessandra Cappelletti, sinologa e collaboratrice di MC. Q UESTO DOSSIER È STATO FIRMATO DA : • G IANNI S CRAVAGLIERI - È docente di lingua e civiltà cinese nelle scuole della Lombardia. Scrive per la rubrica «Visto da Pe- chino» sulla testata giornalistica on line «Cinaforum.net». È tra I fondatori dell’Associazione Shuren per la diffusione della lingua e della cultura cinese in Italia. • R OBERTO B RANCOLINI - Fotografo indipendente, ha scoperto viaggiando la sua passione per la fotografia. Si occupa preva- lentemente di reportage. Il suo lavoro può essere visionato sul sito: www.brancolini.com . • A CURA DI : Paolo Moiola, giornalista redazione MC. • F OTO DELLE COPERTINE : Chen Chen, ragazza cinese a Modena per seguire un corso univer- sitario; giovane di origine cinese ad Assisi per un meeting organiz- zato dalla Tavola della Pace. L’ideogramma riportato traduce la frase « Guanxi in Italia », scritto in caratteri cinesi semplificati. © Alessandro Rocca / Radici vora nel suo ristorante. Anche un testimone cinese dice che il ragazzo non lavora nel ristorante. Però il ragazzo sud americano con il cellulare aveva fatto delle foto e dei video durante il lavoro. Adesso non so come è finita la causa, ma penso che il capo ci- nese sia stato molto ingenuo. Forse perché in Cina ancora non c’è una grande tutela per i lavoratori. Ci sono anche in Cina delle buone leggi, ma poi spesso i capi fanno come vogliono. Però devo dire che an- che il ragazzo ha sbagliato, perché non si può lavo- rare in nero e lui doveva protestare subito, non solo quando gli conveniva. Comunque, moralmente non è giusto». Per concludere, secondo la tua esperienza, cosa potrebbero fare le istituzioni permiglio- rare in generale i rapporti con i cinesi in Italia? «Allora, a parte qualche caso, non penso che le cose vanno male tra cinesi e italiani. Esiste nella lingua italiana una parola magica: comunicazione. Dob- biamo imparare prima a comunicare, perché senza comunicazione non nasce la fiducia e si rischia di andare su vie sbagliate. Così il governo, le regioni, i comuni devono informare i cinesi delle leggi e delle tradizioni italiane. Devono fare scuole di lingua ita- liana per i cinesi. Non è facile, ma è necessario. Adesso ci sono le seconde generazioni, i giovani ci- nesi che parlano bene l’italiano, hanno frequentato le scuole italiane e sono il nostro futuro. Però i cit- tadini italiani devono anche capire la cultura ci- nese. Questo è importante. Anche studiare la lin- gua cinese può essere utile. Come dicevamo prima, la persona cinese in generale ha paura di restare isolata dalla comunità. Così è importante che le isti- tuzioni costruiscano una comunicazione con la co- munità cinese, magari proprio con i giovani delle seconde generazioni». Ma le sponde non si uniscono da sole Un’ultima domanda, Zhang Li. Come vedi la si- tuazione dei bambini cinesi in Italia e come im- magini il loro futuro? «Di solito i bambini rimangono in Cina con i nonni, mentre i genitori sono in Italia per lavorare. Quando la situazione economica dei genitori mi- gliora allora vengono portati in Italia anche i figli. Se i bambini sono ancora piccoli possono andare alle elementari con gli altri bambini italiani, perché imparano velocemente la lingua. Se invece arri- vano qua già adolescenti allora è un problema grande perché devono ripartire da zero con la lin- gua, con le amicizie. Un’altra cosa. La maggior parte dei genitori cinesi in Italia non sono impie- gati, ma fanno lavori manuali per molte ore al giorno, come dipendenti, ma anche come piccoli imprenditori. Con la crisi economica non hanno molti soldi e non possono mandare i figli alle atti- vità di svago e culturali, molto utili per trovare amici e imparare la cultura italiana. Così dobbiamo creare delle opportunità culturali per questi bam- bini. Dobbiamo cominciare subito. Infatti per attra- versare un fiume ci serve costruire una barca o un ponte, non possiamo aspettare che le due sponde si uniscano da sole». Gianni Scravaglieri CINESI D’ITALIA Qui sotto: Malia Zheng , protagonista di una puntata di «Radici. L’al- tra faccia dell’emigrazione», serie di documentari della Rai curati da Davide Demichelis. D GENNAIO/FEBBRAIO2017 MC 49 D

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