Missioni Consolata - Gennaio/Febbraio 2017

fare in nome del cosiddetto «al- truismo egoista» che può sfrut- tare le risorse che il paese di ori- gine ha speso per la formazione dei suoi cittadini. Un esempio viene dalla Germania dove, sotto il cappello propagandistico dello slogan di accoglienza di un mi- lione di rifugiati lanciato la scorsa primavera da Angela Merkel, sono state inserite persone provenienti dalla Siria in maggioranza di ceto borghese, benestante e istruito, che sono così diventatie risorsa e non peso per la società tedesca. Il capitale culturale Dunque qualcosa si muove. Lo certifica nero su bianco una ri- cerca dell’istituto romano di studi politici San Pio V, che sottolinea come l’immigrazione contribuisca a non abbassare il capitale cultu- rale dell’Italia e conferisca spes- sore concreto alla «circolazione dei cervelli». La presenza di scambi con l’estero di lavoratori con un livello di istru- zione superiore offre un reciproco arricchimento. Non per caso però, la ricerca segnala come la circola- zione dei migranti qualificati sia più accentuata nelle nazioni ad alto sviluppo, nelle quali si rie- scono a creare più posti ad alta qualificazione con conseguente inserimento di immigrati cultural- mente preparati. In Italia invece non solo non si è attrattivi, ma neppure si sa frenare l’esodo dei nostri laureati ai quali il paese ha destinato ingenti risorse in formazione, e di cui altri go- dranno i benefici. Ecco qualche dato statistico che parla da sé: da noi si spendono 134 mila dollari per formare un diplomato, 178mila per un laureato magi- strale, 228 mila per un dottore di ricerca. Nel periodo 2000 - 2011 i diplo- mati e laureati fuggiti all’estero sono stati 180mila, a fronte di un arrivo di 243mila laureati e 841mila diplomati stranieri. Tra il 2012 e il 2014 sono espatriati 60mila laureati italiani e 15mila sono rimpatriati, mentre gli stra- nieri hanno contato 100mila lau- reati in più, tra residenti e citta- dini. Per valutare l’impatto delle alte qualifiche sulla presenza straniera in Italia notiamo che nel censi- mento 2001 gli italiani residenti sono circa 54 milioni con il 7,5% di laureati, il 25,9% di diplomati, mentre gli stranieri residenti sono 1 milione 200mila con il 12,1% di laureati e il 27,7% di diplomati. Dieci anni dopo, nel 2011, la po- polazione italiana passa ad oltre 56 milioni con l’11,2% di laureati e il 30,2% di diplomati, con inci- denza di questi ultimi dunque in netto aumento. Quintuplicata ri- spetto al censimento del 2001 è nel contempo la presenza stra- niera, salita a 5,42 milioni di unità. Nel 2014, secondo l’Istat, la popo- lazione straniera residente con 15 anni e più conta il 39,7% di diplo- mati e il 10,3% di laureati, ovvero circa mezzo milione di persone, per cui si può affermare che que- sta presenza compensa numerica- mente il flusso dei laureati italiani verso l’estero, se non fosse che resta, come già sottolineato, troppo scarsamente valorizzata. Gli investimenti in ricerca e svi- luppo sono nel contempo solo l’1,29% del Pil (contro il 2,03% di media nell’Ue) con le imprese pri- vate che battono largamente il settore pubblico, senza contare che un quarto degli investimenti privati in ricerca è fatto in Italia da imprese estere. Il risultato è che solo 1 manager su 4 ha una laurea, contro i 2 su 3 della Francia, fat- tore che non favorisce certo l’in- novazione. Un saldo positivo Secondo un’altra stima del Dos- sier Statistico sull’immigrazione, datato 2015, stilato dal Centro studi e ricerche Idos di Roma e dalla rivista interreligiosa «Con- fronti», tornando al nodo lavoro, 2,3 milioni sono gli stranieri con un posto di lavoro, il 10,3% del to- tale degli occupati. In agricoltura, uno dei settori più esposti allo sfruttamento, lavorano ufficial- mente 328mila braccianti nati all’estero. Le entrate fiscali e pre- videnziali totali, nonostante i fe- nomeni diffusi di caporalato e la- voro in nero, ricollegabili ai lavo- ratori immigrati sono state nel 2013 (ultimo dato disponibile) di 16,6 miliardi di euro contro uscite nei loro confronti di 13,5 miliardi, dunque con un forte saldo attivo, contribuendo con l’8,8% al valore del Pil nazionale. Il problema del sistema Italia, con- clude la ricerca dell’istituto San Pio V, non consiste dunque tanto nella mancanza di personale con un’istruzione superiore quanto nell’incapacità di usarlo in ma- niera adeguata, così da contenere la partenza dei talenti italiani e da inserire con maggiore apertura i talenti esteri, soprattutto extraco- munitari. È questa una delle scommesse da vincere per lo sviluppo futuro e la crescita equilibrata di tutto il no- stro paese. Mario Ghirardi GENNAIO/FEBBRAIO2017 MC 21 © Matteo Montaldo • Migranti | Cultura | Risorse • MC A

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