Missioni Consolata - Dicembre 2013

di quel tempo. Fui presa sotto la sua ala protettrice e grazie a lei ebbi un’istruzione di prim’ordine, impa- rando ad accostarmi ai testi teologici e della nascente teologia scolastica medioevale, che, data la presenza di personaggi di spicco miei contemporanei come san Bernardo e sant’Anselmo d’Aosta e influenze come quelle della scuola di Chartres, cominciavano a circo- lare e a essere conosciuti nei circoli accademici, non- ché ovviamente in ambito religioso. Ti piaceva studiare, addentrarti nei meandri della Patristica e della teologia? Molto, in questa passione mi buttai a capofitto leg- gendo quasi tutti i testi dei santi Padri in circolazione e i libri dell’enciclopedismo medioevale. Avevo una particolare preferenza per san Dionigi l’Areopagita e il grande padre della Chiesa, sant’Agostino di Ippona. A essere sincero sono molto emozionato nel- l’entrare in dialogo con una donna consacrata come te, una monaca contemplativa, che du- rante la sua vita incise non poco nelle vicende ecclesiali del suo tempo, in particolare nella sua terra, la Germania. Mi faccio forza quindi, e ti chiedo di parlarci un po’ della tua vita. Fin dalla mia infanzia sono stata prescelta da Dio, che mi ha fatto dono di un fenomeno molto particolare, ossia delle visioni celestiali che, data la mia giovane età. Inizialmente non riuscivo a capire, ma in seguito pian piano imparai a riconoscerle come doni del Si- gnore affinché io mi dedicassi e consacrassi total- mente a Lui. I tuoi genitori come vivevano questo fatto? Ne erano spaventati oppure tentavano di nascon- dere quello che tu stavi vivendo per non susci- tare troppo clamore attorno a te? Certo erano anche loro meravigliati di quello che mi succedeva, perciò all’età di otto anni mi affidarono al monastero di Disibodenberg. Non appaia questo, a voi moderni, un gesto coercitivo. Ai miei tempi infatti era abbastanza normale che sin da bambini si entrasse a far parte della comunità di un monastero. Del resto, anche altre Sante entrarono in monastero in età piut- tosto giovane, per non dire adolescenziale. Appartenente a una famiglia nobile e affidata a una comunità monastica, fu abbastanza facile per te ricevere un’istruzione di prim’ordine e nel contempo essere educata secondo le re- gole di San Benedetto. In convento ebbi la fortuna di avere come Madre Mae- stra ( Mater Magistra come si diceva allora), Jutta di Sponheim, una nobile tedesca che si era consacrata al Signore, dotata di un’intelligenza fuori dal comune e molto addentro alle questioni teologiche, filosofiche DICEMBRE 2013 MC 79 4 chiacchiere con... 17. SANT’ILDEGARDA DI BINGEN Ildegarda nasce nell’estate del 1089 a Bermersheim, presso Alzey, nell’Assia-Renana in Germa- nia, ultima di dieci fratelli. Fin da bambina ha delle visioni che l’accompagneranno per tutta la vita. A otto anni i suoi genitori, Ildeberto e Matilda di Vendersheim, l’affidano al monastero di Disibodenberg, dove viene educata da Jutta di Sponheim. A quindici anni emette la professione monastica e si avvia con entusiasmo allo studio di opere patristiche e teologiche. Alla morte di suor Jutta, intorno al 1136, Ildegarda le succede come magistra . Di salute malferma, ma vigo- rosa nello spirito, si impegna a fondo per il rinnovamento della vita religiosa del suo tempo e mantiene un intenso scambio epistolare con personaggi di rilievo. Scrive inoltre trattati di filo- sofia e teologia, di medicina, scienza e persino cosmologia; trova il tempo di comporre anche brani musicali. Colpita da malattia nell’estate del 1179, Ildegarda si spegne in fama di santità nel monastero del Rupertsberg, presso Bingen, il 17 settembredello stesso anno. a cura di Mario Bandera

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