Missioni Consolata - Dicembre 2013

80 MC DICEMBRE 2013 così numerose che intorno al 1150 fondammo un mo- nastero sul colle chiamato Rupertsberg, nei pressi di Bingen, dove mi trasferii insieme a diverse consorelle. Nel 1165, ne istituii un altro a Eibingen, sulla riva op- posta del Reno. In entrambi i monasteri fui nominata badessa, ma la mia preoccupazione principale fu quella di curare sempre il bene spirituale e materiale delle consorelle, che sentivo ormai figlie mie, favo- rendo in modo particolare l’armonia della vita comu- nitaria, l’istruzione delle persone e una pratica litur- gica sempre accurata. Nei nostri monasteri davamo rilievo all’ospitalità: accogliere cioè chi ricercava un luogo per riposare, pregare, istruirsi e stare un po’ di tempo insieme al Signore. Durante la tua vita sei entrata in contatto con personaggi illustri del tuo tempo, ce ne vuoi parlare? Ebbi uno scambio di lettere con l’imperatore Federico Barbarossa, con il conte Filippo d’Alsazia, con san Bernardo di Chiaravalle e con il Papa Eugenio III. L’imperatore Federico Barbarossa si pavoneggiava un po’ dicendo che lui era il mio protettore, ma quando si schierò contro il Papa Alessandro III, nominando ben due antipapi, io e Bernardo da Chiaravalle gli scri- vemmo una lettera di fuoco per aiutarlo a riconside- rare la cosa. Devo dire che Federico accettò il nostro richiamo e non intraprese nessuna iniziativa punitiva nei nostri confronti. Se non vado errato, ti sei occupata oltre che di teologia, di politica, ecc., anche di scienza e di medicina. Beh, con le conoscenze del tempo, più che di scienza e di medicina, badavo al rapporto che l’uomo, con le sue emozioni e con la sua razionalità, può avere con la natura, perché questa è una preziosa alleata quando si tratta di guarire dalle malattie. C’è un’energia vitale tra la creatura e il creato che sfugge a un’esperienza empirica, ma che è profondamente vera e autentica in una dimensione spirituale. Il rapporto, infatti, tra la persona e l’universo, è un rapporto fondamentale che Dio stesso ha voluto. Bisogna aver cura quindi di ciò che ci circonda. Il nostro pianeta, se trattato bene, sa- prà ridare il centuplo all’uomo che ha nei suoi con- fronti un’attenzione tutta particolare. Cara sant’Ildegarda, pur essendo tu una figura di spicco del XII secolo, sei più moderna di tanti nostri contemporanei. Il Signore, nella sua divina sapienza e benevolenza, fa in modo che le persone considerate punti di riferi- mento per la loro vita cristallina non siano soltanto ammirate da chi vive durante la loro epoca, ma siano esempio per ogni tempo. Sant’Ildegarda di Bingen morì il 17 settembre 1179. Fu proclamata Santa a furor di popolo quasi subito. Papa Giovanni Paolo II nella ricorrenza dell’ottocen- tesimo anniversario della sua morte, la definì «la pro- fetessa della Germania», una donna «che non esitò ad uscire dal convento per incontrare, intrepida inter- locutrice, vescovi, autorità civili, e lo stesso impera- tore Federico Barbarossa». Alla santità del genio di Ildegarda, Papa Wojtyla fa cenno nell’Enciclica sulla dignità femminile, Mulieris Dignitatem . Nel maggio del 2012, Benedetto XVI l’ha proclamata Dottore della Chiesa. Don Mario Bandera, Direttore Missio Novara Con l’istruzione che hai avuto quindi non ti deve essere costato molto scrivere anche ciò che sperimentavi durante le tue visioni. Di certe cose ero piuttosto restia a parlare. Ma dopo i quarant’anni capii che i doni che il Signore mi faceva dovevo condividerli con gli altri. Incominciai a scrivere con particolare intensità tutto ciò che avveniva in me. Io non le definivo visioni del cuore o della mente, ma, essendo visioni che prendevano tutto il mio essere, fi- sico, psichico e spirituale, preferivo chiamarle: «Vi- sioni dell’anima». Immagino che avendo tu acquisito una certa notorietà per la santità di vita e per i trattati che hai scritto e che cominciavano a circolare, molta gente ricorresse a te per avere dei con- sigli o preziosi aiuti spirituali. Sì. Ma oltre a queste cose, cominciavano anche a chiamarmi a predicare nei villaggi e nelle città. Del resto tutta la comunità civile e religiosa sentiva il bi- sogno di una riforma morale del clero, dei monaci e del popolo. In questo senso compii diversi viaggi pa- storali e predicai nelle cattedrali di Colonia, di Treviri, di Liegi, di Magonza, di Metz e di altre città. Beh, per l’immagine che abbiamo noi del Me- dioevo: quella di un’epoca triste e buia, sapere di una donna - sia pure monaca - che predicava alla gente e al clero nelle cattedrali delle città tedesche provoca un certo effetto. Qualcuno pensa che questo mio modo di fare sia l’an- tesignano del femminismo come lo conoscete voi. In realtà il ruolo della donna nella Chiesa è sempre stato un ruolo importante, anche se ha compiti diversi da quelli degli uomini. Inoltre, all’interno dei nostri mo- nasteri e dei nostri conventi, si provvedeva a eleggere democraticamente i superiori, una cosa che neanche la società civile medioevale riusciva a concepire. Que- sto per dire come bisogna smontare gli stereotipi che, da un certo momento in poi, hanno fatto da padroni nella storia della Chiesa. Prova a sintetizzare la specificità della tua pre- dicazione e delle tue riflessioni teologiche che avevano tanto successo e che ti ponevano ben al di sopra di tanti eruditi del tempo? Cercavo di manifestare la straordinaria armonia che esiste tra la Parola di Dio, la dottrina cristiana che ne consegue e la vita quotidiana. Per capire sempre me- glio e sempre di più qual era il disegno che il Signore aveva su di me, approfondivo le radici bibliche, liturgi- che e patristiche alla luce della Regola di san Bene- detto, dando così origine e consistenza a una rifles- sione che incideva sia nella prassi del popolo cri- stiano, che nella vita dei consacrati. In questo modo, la pratica dell’obbedienza alla regola di vita del nostro grande fondatore, san Benedetto da Norcia, faceva sì che la semplicità dell’esistenza, l’ospitalità e la carità verso gli altri, fossero vissute come una totale imita- zione di Cristo. Proprio attraverso questa testimo- nianza si riesce a lasciare traccia del mistero di Dio che agisce nella nostra vita. Immagino che la considerazione culturale che ti eri conquistata e la tua fama di santità ab- biano richiamato discepoli - o meglio, disce- pole - che volevano vivere la vita comunitaria accanto a una persona così straordinaria, be- nedetta dal Signore con grazie particolari. Quella fu una stagione meravigliosa, le sorelle comin- ciarono ad arrivare e a un certo punto diventammo 4 chiacchiere con...

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