Missioni Consolata - Dicembre 2013

caso di Parshottambhai Sha- nabhai Patel, un contadino dello Stato di Gujarat, nell’India nord- occidentale, che dal 2009 produce biogas grazie al quale fa funzio- nare il suo impianto di irriga- zione. Con duecento chili al giorno di letame delle sue vacche riesce a produrre energia per otto – dieci ore e non deve più affron- tare il costo, pari a quattrocento euro l’anno, per il gasolio che ali- mentava la pompa. Inoltre, soddi- sfatti i bisogni della propria fatto- ria, Patel può vendere l’energia in avanzo agli altri coltivatori per sessanta rupie (circa un dollaro) all’ora. Il Christian Science Monitor illu- stra poi l’esempio della scuola di Gachoire, nel Kenya centrale, dove le acque reflue delle latrine usate dagli oltre ottocento ra- gazzi della scuola vengono con- vogliate nel digestore e convertite in gas per i fornelli della cucina. E ancora, secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’am- biente (Unep), gli scarti di un mattatoio a Dagoretti e la rac- colta dei rifiuti a Kibera (due slums di Nairobi) permettono di soddisfare, rispettivamente, il fabbisogno energetico per il fun- zionamento del mattatoio e il for- nello comunitario. I benefici per l’ambiente derivano ovviamente stenibili alimentati da scarti agri- coli e forestali locali e non da bio- masse vergini, cioè da prodotti coltivati ex-novo con lo scopo di essere utilizzati per la produzione di biogas. Il biogas nel Sud del mondo Il biogas sta rivelandosi una no- vità dai risvolti potenzialmente decisivi anche per le economie del Sud del mondo. Si moltipli- cano, anno dopo anno, i progetti sostenuti dalle istituzioni interna- zionali e dalle Ong con l’obiettivo di rispondere alla crescente do- manda di energia dei paesi in via di sviluppo, e diversi rapporti illu- strano i vantaggi di cui beneficia chi si è lanciato nella nuova av- ventura del biogas. La Thomas Reuters Foundation riporta il anche dal fatto che i rifiuti ani- mali del macello non finiscono più nel vicino fiume (che era stato ribattezzato «il fiume di sangue») e che la raccolta di rifiuti ha mi- gliorato la salubrità del quartiere. Energypedia , l’enciclopedia del- l’energia avviata fra gli altri dal- l’agenzia di cooperazione inter- nazionale tedesca (Giz – Gesell- schaft für Internationale Zusam- menarbeit ), riporta che il con- sumo energetico kenyano viene soddisfatto per oltre due terzi dalla legna da ardere e dalla car- bonella; la richiesta di legna sa- rebbe pari a trentacinque milioni di tonnellate annue e rimane ine- vasa per oltre la metà. Con questi numeri, è evidente che il rischio di deforestazione per il paese è altissimo e il biogas può davvero rappresentare una svolta verso una soluzione che impedisca la devastazione del patrimonio fore- stale del paese. Mediamente, nei paesi in via di sviluppo, gli impianti sono di pic- cole, se non piccolissime, dimen- sioni e vanno a sopperire alla ri- chiesta energetica di singole fa- miglie o comunità. Il rischio, nel Sud del mondo come nel Nord, è quello delle speculazioni da parte di grandi produttori industriali o società finanziarie. Chiara Giovetti Cooperando… # Il gruppo dei ragazzi della Familia ya Ufariji con p. Lorenzo Cometto e una suora di S. Anna in una foto del 2006. Alcuni di questi ragazzi (i più grandi) hanno già trovato un lavoro, altri frequentano l’università, mentre ogni anno vengono accolti nuovi bimbi piccoli, al punto da sentire l’esigenza di aprire un asilo all’in- terno del centro stesso. © The Seed 2006

RkJQdWJsaXNoZXIy NTc1MjU=