Missioni Consolata - Dicembre 2013

e l’esperienza viva della fede ci permettono di iniziare a credere e vivere e crescere in una dimen- sione autentica di fede insieme a tutti i credenti. Non si è muti ed estranei spettatori, ma la liturgia chiede sempre una partecipa- zione attiva. La liturgia attualizza qui, oggi per noi, il mistero di Cri- sto fatto uomo. In essa Dio parla da uomo, parla la lingua del- l’uomo, e a sua volta l’uomo parla a Dio nella sua lingua insieme a tutta la comunità cristiana. STEREOTIPI Scattano così le accuse contro la Chiesa: inquisizione, nemica della scienza, maschilista, vuole solo la sofferenza, i protestanti sono più moderni, è contro il sesso. Sono questi alcuni stereo- tipi molto diffusi. Ad essi si de- vono aggiungere numerosi libri polemici contro il Vaticano: I se- greti del Vaticano di Corrado Au- gias (Mondadori), o, l’ultimo, Vati- cano massone di Giacomo Ga- leazzi e Ferruccio Finotti (Piemme). Ma è anche uscito ulti- mamente un libro dal titolo La grande meretrice a cura di Lu- cetta Scaraffìa, che chiarisce dal punto di vista storico alcuni di questi stereotipi (edito dalla Li- breria Editrice Vaticana). Sono tanto diffusi e indiscussi, questi stereotipi, che chi li legge non tenta neppure un minimo con- trollo: «Sanno tutti che è così» e basta, senza discussione. DICEMBRE 2013 MC 69 QUALE RISPOSTA? Come inserirsi da cristiani in questo mondo che cambia? Limi- tarsi ad aggiungere il volto di Cri- sto alla folla di volti che bombar- dano il nostro mondo, la nostra televisione e la nostra stampa, non è sufficiente. Potrebbe ma- gari essere cosa buona, ma certo non sufficiente, se la Walt Disney trasformasse in cartoni animati i Vangeli. Molte chiese fanno pub- blicità all’esterno dei loro edifici, con cartelli che recano espres- sioni evangeliche, in concorrenza con gli annunci pubblicitari. Può essere cosa ammirevole, ma im- barazzante vedere la propria fede messa all’asta. La sfida è come possiamo comu- nicare la fede ai non credenti, a coloro che dubitano o sono scan- dalizzati da quanto accade nella Chiesa: pedofilia (perfino di un cardinale), la banca vaticana, lo sfarzo dei cardinali, la mediocrità di certi parroci, la predicazione che fa pena, il modo poco umano e poco cristiano di trattare chi è separato e risposato, e così via. Come però possiamo comunicare loro la bellezza della nostra fede? Come possiamo mostrare loro il volto di Dio, quello vero, quello dei Vangeli, quello di Gesù? LA BELLEZZA DEL VOLTO DI DIO Intanto, invece di maledire il buio è meglio accendere una candela. Il Vangelo colloca la bellezza del volto di Dio nell’amore e non al- trove (per esempio nelle tante devozioni spesso devianti). Il Medioevo è passato, ora la gente è più istruita e crede nella scienza e nella medicina più che nei miti del passato. Special- mente i giovani sono permeati da questo nuovo orientamento, ma come scriveva già Marco Fa- bio Quintiliano (35-95 d.C.): «I giovani non sono vasi da riem- pire, ma fiaccole da accendere». Ma non basta! Che cosa vuol dire la dimostrazione dell’amore di Dio per noi e tutta l’umanità? Dio si svela sulla croce come amore totale e unico, in un uomo mo- rente e abbandonato! È una idea tanto scandalosa al punto da es- sere già messa in evidenza da Paolo con particolare vigore: «Noi predichiamo Cristo croci- fisso, scandalo per i Giudei, stol- tezza per i pagani, ma per coloro che sono chiamati predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio» (1Cor 1, 23-24; Gal 5, 11). L’assoluta bellezza irresistibile di Dio splende nella sua povertà, nel suo abbassamento, nel suo essere servo per noi, nella la- vanda dei piedi (ricordiamo papa Francesco nella Pasqua 2013). Dicono che a inventare il presepe sia stato Francesco d’Assisi, se- gno di Dio che per amore ab- braccia la nostra povertà. Questa è la sfida nel villaggio globale, che è il nostro mondo: mostrare la bellezza di Dio povero e impo- tente.

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