Missioni Consolata - Dicembre 2013

mettono di esprimere le emozioni superando la diffe- renza linguistica e il pudore. Così il desiderio di pace si trasforma in arcobaleni e mani che si stringono nei disegni sulla carta. Prendiamo parte alla realizza- zione di un cartellone, e l’atmosfera serena, diremmo gioiosa, ci fa per un attimo dimenticare dove siamo. Ma basta uno sguardo all’alberello di carta realizzato da alcune donne per ricordarci che il fratello della giovane che dipinge è morto mentre era soldato di leva, colpito da un cecchino, che il figlio della signora che le passa i colori è invece stato ucciso durante un’incursione dell’esercito nel campo profughi. L’uno israeliano, l’altro palestinese. L’uno potrebbe aver ucciso l’altro, e viceversa. Così notiamo che le foglie dell’alberello sono in realtà lacrime con delle scritte: «Mamma, rendimi più forte», «lacrime d’amore», «sto piangendo un mare di lacrime perché tu non ri- torni». Un brivido ci attraversa insieme alla sensa- zione di stare assistendo a qualcosa di eccezionale. Ci disponiamo in cerchio. Una donna palestinese e una israeliana conducono le attività del gruppo. Ci spiegano che l’elemento più importante dei loro in- contri è la condivisione della propria storia, ovvero il racconto, semplice e spontaneo, della propria vita e dell’evento luttuoso che l’ha segnata. Ciascuno ha la possibilità di leggere, con e per gli altri, il conflitto dal proprio punto di vista, di presentare la vicenda della propria famiglia e del familiare scomparso re- stituendole quel calore, quei particolari, «quell’a- nima» che le fredde cronache di guerra non cono- scono. Non è una terapia di gruppo ma un incontro di giustizia riparativa, ovvero uno spazio dove, attra- verso il «linguaggio delle emozioni», può avvenire il riconoscimento dell’umanità del nemico. IL TESTIMONE DELLA PARTE OPPOSTA Qualche giorno dopo, Rami, un signore israeliano la cui figlia quattordicenne perse la vita in un attentato suicida, c’invita a un incontro con un gruppo di gio- vani. In quell’occasione conosciamo Aisheh, una gio- vane donna palestinese il cui fratello, ferito senza motivo da un soldato israeliano, morì, a distanza di anni, per le conseguenze riportate. Possiamo così os- servare uno dei più di mille incontri che, ogni anno, l’associazione organizza nelle scuole da entrambi i lati del muro, per i gruppi di israeliani, palestinesi o stranieri che ne facciano richiesta. Vanno sempre a due a due, per consentire ai ragazzi di ascoltare, spesso per la prima volta, il punto di vista dell’altro, e osservare un esempio concreto di dialogo e di ricon- ciliazione. I «testimoni» svolgono il ruolo di media- tori tra i due popoli cercando di aprire uno spazio per la condivisione cognitiva ed emozionale di signifi- cati profondi. Gli uditori di una parte possono ritro- vare, nel racconto delle vicende del proprio connazio- nale, esperienze e vissuti simili ai propri e sentirsi provocati e incoraggiati dal suo impegno nonviolento e concreto. Ma è l’incontro con il «testimone» della parte opposta a essere, per alcuni giovani, un’espe- rienza folgorante: l’«altro» astratto, stereotipato, odiato, per la prima volta acquista un volto umano, uno sguardo da guardare e da cui sentirsi guardati, una storia che interpella. Ascoltare la sua sofferenza, il suo dramma, i suoi sogni e desideri infranti porta a scoprire che essi sono inaspettatamente simili ai pro- pri e aiuta a superare i pregiudizi e la propensione a «gerarchizzare» la sofferenza sminuendo quella al- trui. Ciò non annulla le differenze, ma apre alla com- prensione e al riconoscimento. La giustizia riparativa, che cerca la pace attraverso il dialogo e la riparazione delle offese piuttosto che la punizione e la separazione delle parti in lotta può as- sumere, in Israele e Palestina, la forma di un albe- rello di carta, del cerchio in cui siedono vittime che sono anche nemiche, e di un’accorata e coraggiosa te- stimonianza davanti agli studenti di una scuola. Annalisa Zamburlini N OTE : 1- Le parole di Yitzhak Frankenthal sono tratte da: B. Berton- cin (a cura di), Per mano. Per mano dell’altro, per mano con l’altro , Una Città, Forlì 2005, e da A. Da Sacco (a cura di), Israele – Yitzhak Frankenthal: la riconciliazione parla il lin- guaggio della sofferenza , in «Bumerang, grassroot informa- tion», 22.02.2007, www.bumerang.it. DICEMBRE 2013 MC 49 MC GIUSTIZIA RIPARATIVA In basso : Incontro delle donne dell’associazione Parents Circle-Families Forum, Beit Jalla, agosto 2009. | Qui a sinistra : una via di Hebron. | Qui sopra : intervista alla signora Fatima, a Doha, nei pressi di Betlemme, agosto 2009.

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