Missioni Consolata - Aprile 2023

democrazia | dittatura | sandinismo A queste alleanze internazionali Ortega ne affianca un’altra. Da molto tempo, al suo fianco siede la moglie Rosario Murillo, inizialmente come primera dama, dal 2017 anche con la carica ufficiale di vicepresidente, formando un controverso governo familiare che ricorda più le monarchie ereditarie che le istituzioni repubblicane. Consolidano la dinastia OrtegaMurillo i nove figli della coppia. Tutti occupano posizioni importanti, ad eccezione di Zoilamérica, la primogenita di Murillo da anni in rotta con la famiglia. Laureano Ortega, il sesto figlio, già cantante d’opera, ha assunto il ruolo di «assessore» nel campo degli investimenti e della cooperazione internazionale, in particolare con la Cina, dopo la rottura delle relazioni diplomatiche con Taiwan. In quest’ottica, lo scorso 11 febbraio il giovane Ortega ha incontrato a Pechino Wang Yi, direttore della Commissione affari esteri (il diplomatico cinese di più alto grado). Senza esclusione di colpi Da tempo, la Chiesa cattolica del Nicaragua è critica verso il governo di Ortega e Murillo e per questo è finita nel mirino della coppia presidenziale. Occorre però ricordare che all’inizio, subito dopo la caduta di Somoza (1979), una parte importante del cattolicesimo nicaraguense si schierò con i sandinisti tanto che alcuni sacerdoti (legati alla teologia della liberazione) entrarono in quel governo: Miguel D’Escoto, Edgard Parrales, Fernando Cardenal, Ernesto Cardenal. Famosa è rimasta la scena del 4 marzo 1983 nella quale Giovanni Paolo II, in visita al paese, con il dito alzato rimproverò pubblicamente padre Ernesto Cardenal, inginocchiato davanti a lui. Più recentemente, nel 2005, il cardinale Miguel Obando y Bravo celebrò le nozze religiose tra Ortega e Murillo. Oggi i rapporti tra governo nicaraguense e Chiesa cattolica sono ai minimi storici. La coppia presidenziale accusa la Chiesa di appoggiare la rivolta iniziata nell’aprile 2018 e per questo ha iniziato una capillare persecuzione dei suoi rappresentanti. EpCome il potere cambia gli individui DALL’EMPATIA ALL’ARROGANZA L’esperienza di oggi e del passato dimostra che il potere cambia gli individui. Certamente non tutti alla stessa maniera, ma è difficile rimanere indenni dalla metamorfosi che il potere produce negli atteggiamenti e nei comportamenti delle persone. Nello Spirito delle leggi (1748), la sua opera più nota, Montesquieu (1689-1755), padre riconosciuto del principio della «separazione dei poteri», scrive: «Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti». È quello che lo psicologo Dacher Keltner dell’Università della California di Berkeley ha chiamato il «paradosso del potere» (2016). Secondo i suoi studi, una volta raggiunto il potere il protagonista perde le qualità che sono state necessarie per conseguirlo. Questo significa che le persone di potere tendono ad avere meno comprensione dei punti di vista altrui, meno sensibilità, meno compassione verso le sofferenze degli altri ovvero - per dirla in breve - presentano un «deficit di empatia». «Il deficit di empatia - scrive la psicologa Jennifer Delgado Suárez - non riguarda tutte le persone che hanno potere. C’è chi conserva la capacità di connettersi con gli altri e mettersi nei loro panni. Dopotutto, il potere non è una posizione, ma uno stato mentale. Un politico può sentirsi potente, così come un ufficiale delle forze di sicurezza dello Stato o un giudice, ma può sentirsi potente anche il proprietario di un’impresa o l’insegnante che esercita una certa autorità sui suoi studenti. Chi comprende la responsabilità che deriva dal potere e lo vede come uno stato transitorio che gli consente di aiutare gli altri e migliorare la propria vita, può preservare la propria empatia». Al potere è anche collegata quella che viene chiamata la «sindrome dell’arroganza» (Hubris syndrome). «La sindrome di Hubris - scrive David Owen (Clinical Medicine, agosto 2008) - è indissolubilmente legata al potere: il potere è un prerequisito, e quando il potere passa la sindrome normalmente si risolve». È meno probabile che essa si manifesti nelle persone che sanno rimanere modeste, che rimangono aperte alle critiche o che sono dotate di senso dell’umorismo. Sfortunatamente - lo insegna la storia e lo vediamo nella quotidianità - il potere corrompe e per alcuni diventa difficile o impossibile farne a meno. Spesso neppure la separazione dei poteri risulta sufficiente per arginare la deriva del potere. Sono necessari almeno altri due requisiti: una democrazia solida e una società istruita e dotata di spirito critico. Pa.Mo. © Archivo historico APRILE 2023 | MC | 29

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