Missioni Consolata - Ottobre 2015

62 MC OTTOBRE 2015 turco nell’Africa subsahariana - osservano Marco Cardoni e An- drea Marino, due funzionari di- plomatici del ministero degli Af- fari esteri e della Cooperazione internazionale, in una recente analisi pubblicata per l’Ispi - si ca- ratterizza per un approccio multi- dimensionale che si concretizza in un intenso sforzo diplomatico senza precedenti. Ankara ha pro- ceduto ad ampliare la rete diplo- matica, aprendo 19 ambasciate in Africa dal maggio 2009 al 2014. Oggi in tutto il continente ne pos- siede 35, di cui 30 nella regione subsahariana». La rete diploma- tica ha supportato anche un im- pegno crescente negli investi- menti diretti e, in particolar modo, nel campo della coopera- zione allo sviluppo. «I numeri par- lano chiaro - sostengono Cardoni e Marino -: il totale degli aiuti nella regione, sommando quelli governativi a quelli delle Ong, è passato dai 28 milioni di dollari nel 2006 ai 425 nel 2011». In que- sto settore il punto di riferimento è l’Agenzia ministeriale per la cooperazione e lo sviluppo che opera in 37 paesi africani e ha tre sedi: Addis Abeba, Dakar e Khartoum. Ciò ha comportato un impegno nella costruzione o rico- struzione di infrastrutture (porti, aeroporti, strade, scuole, ospe- dali), ma anche un’assistenza ca- pillare attraverso la cooperazione e il volontariato. L’impegno turco però non si è realizzato solo attraverso il raffor- zamento dei rapporti bilaterali, ma anche mediante una sempre più ampia partecipazione a mis- sioni internazionali. Attualmente, Ankara partecipa a cinque mis- sioni di pace nel Continente: Mo- nusco nella Repubblica Democra- tica del Congo, Unamid in Darfur (Sudan), Unmiss nel Sud Sudan, Unoci in Costa d’Avorio e Unmil in Liberia. Due simboli della penetrazione turca sono le Turkish Airlines e Hizmet, il movimento fondato dal predicatore musulmano Fethul- lah Gülen. Le linee aeree hanno aperto numerose rotte verso l’A- frica. Oggi la Turkish ha 39 desti- nazioni in 26 paesi tra i quali quelli più importanti politica- mente e interessanti sotto il pro- filo economico: Repubblica De- mocratica del Congo, Costa d’A- vorio, Ruanda, Nigeria. Ma anche destinazioni non coperte da nes- sun vettore non africano come la Somalia e l’Eritrea. L’organizzazione di Gülen, che vanta più di 10 milioni di seguaci e ha creato un impero mediatico e culturale, pur non essendo sem- pre in sintonia con l’Akp ha aperto una rete di scuole in Africa che hanno contribuito ad avvici- nare la società africana a quella turca. Non solo ma ha favorito l’incontro tra imprenditori afri- cani e turchi. Tutti questi fattori hanno portato a un forte incremento dell’inter- scambio commerciale (dai 742 mi- lioni di dollari del 2000 ai 7 miliardi nel 2013) e a un aumento dell’in- fluenza politica (libera da fardelli coloniali che appesantiscono i concorrenti). Ma questa influenza è destinata a durare? «Oggi l’A- frica concede molti spazi alla Tur- chia - concludono Cardoni e Ma- rino -, ma Pechino, Washington e Bruxelles hanno dalla loro la possi- bilità di far valere sul medio-lungo periodo una dimensione econo- mica complessiva maggiore». Enrico Casale zazione, sia dalla tunisina En- nahda che, nonostante la buona accoglienza dei politici turchi, si è sempre dimostrata piuttosto fredda rispetto all’idea di una guida turca della Fratellanza. Qui giocano anche un po’ i rapporti non sempre facili tra il mondo turco e quello arabo. È un po’ come se la Cdu/Csu te- desca in passato avesse voluto imporre un suo ruolo guida ai partiti democristiani europei: i valori in comune c’erano, ma poi ogni Dc ha sempre lavorato in modo autonomo nel suo paese». A ciò si è aggiunto un sostanziale fallimento della penetrazione economica nel Nord Africa e in Medio Oriente. Inizialmente pa- reva che la Turchia potesse ru- bare il mercato agli imprenditori occidentali. In realtà, non è avve- nuto. Le imprese turche sono di piccole dimensioni e realizzano beni con basso valore aggiunto. Questo, insieme alla scarsa cono- scenza delle dinamiche economi- che dei paesi arabi, ha fatto sì che la Turchia non sia riuscita a scar- dinare i decennali rapporti che le aziende europee intrattenevano con i sistemi locali. E, complice la crisi globale che ha interessato anche il sistema economico turco, la penetrazione sui mercati arabi è sostanzialmente fallita. L’Africa a portata di mano La Turchia però è andata al di là del Medio Oriente e del Nord Africa, spingendosi anche nell’A- frica subsahariana. «Il dinamismo TURCHIA © AFP / Phil Moore

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