Missioni Consolata - Ottobre 2015

CIRCONDATI DALMONDO DI L AURINDO L AZZARETTI DIECI ANNI TRA GLI YANOMAMI Catrimani è stato un centro di resistenza contro gli invasori e contro le politiche governative. Negli anni alcune cose sono cambiate: presso alcuni gruppi di Yanomami sono arrivati vestiti, fucili, barche a motore, soldi. Cambiamenti grandi, rapidi e profondi stanno avvenendo senza lasciare il tempo agli indigeni di discernere ciò che è meglio. Ricordi, riflessioni e preoccupa- zioni del primo brasiliano che ha lavorato nella Missione Catrimani. Per 10 intensissimi anni. P rima dell’arrivo a Roraima il mio contatto con i popoli indigeni era stato minimo 1 . Porto con me un’immagine dell’infanzia in cui i Kaingang 2 del Rio Grande do Sul (il mio stato di nascita) passavano per la strada in gruppi, recandosi in città a vendere i loro prodotti artigianali. Al ritorno si accampavano ai bordo del torrente e da lontano si ascoltavano i loro canti e le conversazioni. Il più delle volte, ubriachi, fini- vano per litigare e per fare a botte. Non sapevo né capivo che la loro terra era stata invasa e presa in mano da coloni venuti da diverse regioni. In po- chissimi anni questo gruppo scomparve e la sua terra, che era ricca di un legno tipico della re- gione, fu completamente disboscata e occupata da 1.200 famiglie. Parecchi anni dopo, durante il novi- ziato in Colombia, ebbi l’opportunità di conoscere da vicino il lavoro dell’equipe missionaria di Tori- bio e tramite essa la realtà indigena della regione del Cauca (che non è diversa da quella della mag- gior parte dei popoli indigeni delle Americhe). A favore della vita L’arrivo a Catrimani e l’incontro con gli Yano- mami fu un punto di svolta nella mia vita. Tutto ciò che avevo studiato, udito e visto fino ad allora venne azzerato, mostrandomi la necessità di rico- minciare da capo. E, in effetti, iniziò un processo di conversione che mi ricordò l’esperienza della caduta da cavallo di san Paolo: diventare cieco, © Daniele Romeo / 2015

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