Missioni Consolata - Ottobre 2013

OTTOBRE 2013 MC 31 MC ARTICOLI pubblica Centroafricana è un paese che muore a fuoco lento, che se nulla viene fatto diventerà il santuario dei grandi banditi, dei narco trafficanti, dei gruppi ribelli, di tutti quelli che vogliono destabilizzare. Sono andato al ministero degli Esteri e alla presidenza della Repub- blica francesi per parlare di Centrafrica per attirare l’attenzione. Recentemente la ministro francese Ya- mina Benguigui ha dichiarato che in settembre mette- ranno la Rca a livello delle priorità nell’Onu. La risposta che ho avuto è che il nostro paese, ogni volta che succede qualcosa, torna al punto di par- tenza. Questo scoraggia la comunità internazionale. Quando ne ho parlato a Roma, il Santo Padre ha ci- tato la Rca all’angelus del 29 giugno. Poi ho incontrato il cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congrega- zione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Per noi è una maniera di uscire dall’isolamento. Sono stato a Roma in riunione con Caritas Internationalis, con Fao e con l’ambasciatore francese presso la Santa Sede, sempre per presentare la situazione e sollecitare un impegno rapido per il paese. Diverse Caritas già ci aiutano per le questioni di sanità pubblica e ora vorremmo fare qualcosa per le scuole. A livello nazionale cosa fa la Chiesa cattolica per il ritorno alla pace? Concretamente la Chiesa cattolica insieme a Chiesa protestante e confessione musulmana ha creato una piattaforma di dialogo: facciamo delle riunioni nelle quali discutiamo. Ci ritroviamo per fare l’analisi della situazione dal colpo di stato a oggi. Vogliamo fare delle raccomandazioni ai principali attori. Utilizze- remo lo strumento Giustizia e Pace per verificare se le raccomandazioni saranno prese in conto. È una ma- niera per noi per spingere i vari settori a ritrovarsi e gettare il seme di una nuova maniera di vivere in- sieme. La Chiesa cattolica, inoltre, attraverso i suoi elementi, ha chiesto che le scuole siano riaperte. Ci siamo impe- gnati, attraverso Jrs ( Jesuite refugee service , ndr ) un organismo di Chiesa, ad attivare alcune scuole in zone dove non c’erano. Attraverso Caritas siamo interve- nuti anche per nutrire gli sfollati che fuggivano dalle zone di conflitto. Abbiamo nutrito medici, malati e ri- fugiati. A livello reale e concreto, non solo teorico. Cosa dicono i musulmani centrafricani della ri- bellione? Lavoriamo con gli alti responsabili dell’Islam in Cen- trafrica e sono sulla stessa nostra lunghezza d’onda. Ma ci sono degli imam che non sposano la stessa filo- sofia e dicono cose diverse. L’ imam attuale presidente della comunità musulmana è andato all’interno del paese e ha condannato tutti quelli che rubano e vio- lentano, dicendo che non sono dei buoni musulmani. Così le autorità attuali, quando sono entrate a Bangui non lo hanno cercato, ma hanno incontrato altri imam , proprio perché lui li aveva criticati. Nella Seleka i musulmani nazionali sono meno nume- rosi che gli stranieri e questo disequilibrio pesa molto. Il presidente della comunità islamica è centrafricano, ama la sua terra e agisce come patriota, ma penso che se fosse straniero il discorso cambierebbe. Ma riceve molte pressioni da parte delle autorità e di altri mu- sulmani. Secondo lei qual è il cammino per uscire dalla crisi e riportare la Rca alla pace? Penso che ci voglia una volontà politica da parte di tutti quelli che fanno i politici: il presidente, gli oppositori. Occorre che si punti all’interesse nazionale e smettano di cercare il potere per il potere e di distruggere, pren- dere la gente in ostaggio. Decidano di lavorare insieme per questo paese. Non è un solo gruppo che potrà risol- vere, occorre che ci sia davvero un’apertura. È necessa- ria una conferenza nazionale in cui tutti possano par- lare, perché quello che è successo interessa tutto il paese. Serve un consenso: cercare delle soluzioni in modo non unilaterale. Se non si accetta di associare tutti, gli esclusi si faranno un giorno avanti per conqui- stare il potere. La soluzione è un albero sotto il quale tutti parlano, dialogano. Chi ha torto riconoscerà i pro- pri torti, chi ha fatto degli errori potrà essere punito. Insieme e non con le armi. Si lasciano le armi e a cuori disarmati sarà l’amore, la fraternità, la giustizia, la cor- rettezza, la coesione. Sono questi i valori che dobbiamo cercare. Marco Bello # Monsignor Dieudonné Nzapa- lainga, il giorno della sua ordi- nazione episcopale, Bangui 22 luglio 2012. N OTE 1 - Message des évêques de la Rca au chef d’État , 20 giugno 2013. Reperibile sul sito della Conferenza episcopale centrafricana www.cecarca.org. © Pentecôte sur le Monde

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