Missioni Consolata - Dicembre 2012

bile dell’unità di emergenza che ha coordinato le operazioni del Unhcr in Iraq e spiega: «Sono le peggiori condizioni ambientali in cui abbia mai organizzato un campo profughi, il terreno sab- bioso diventa fango in caso di pioggia e se asciutto si infila ovunque con la minima folata di vento. Siamo in pieno deserto con le condizioni climatiche tipi- che di questo ambiente: grandi sbalzi termici dal giorno alla notte. Il posto peggiore per dei bambini». A Zaatari, così si chiama il campo, arrivano dalle 400 alle 1.000 persone per notte. I lavori DICEMBRE 2012 MC 19 MC ARTICOLI individuata la zona, un rettan- golo di deserto ampio 25 chilo- metri quadrati, capace di acco- gliere fino a 100mila persone. A dirigere le operazioni c’è An- drew Harper, rappresentante delle Nazioni Unite in Giordania. Harper ha alle spalle una grande esperienza, è stato il responsa- LE RETROVIE DELL ’ ESERCITO LIBERO SIRIANO NON SOLO RIFUGIATI Vanno in Giordania nascosti tra i civili. Qui sono curati e riprendono forze per tornare sul fronte. Ma organizzano anche gruppi di combattimento. T ra le centinaia di siriani che ogni notte entrano in Giordania ci sono anche molti combattenti dell’E- sercito Libero Siriano, Fsa. Parte di questi tro- vano nel regno hascemita cure e riparo attendendo il momento per ritornare in patria e combattere. Attra- versano il confine di notte a piccoli gruppi mischiandosi ai civili. Sono forse proprio loro uno dei motivi per i quali, ogni notte, si registrano scontri, sulle colline de- sertiche che segnano il confine. Re Abdhallah II, che guida la Giordania dal ‘99, non ha preso le distanze con Assad, ma non ha nemmeno dato il suo appoggio ai ribelli, almeno ufficialmente. Infatti sono forti le pressioni dei fratelli musulmani su Amman perché si avviano delle riforme verso la democrazia. Il re quindi cerca di mantenere buoni rapporti con i ri- belli, per non dover gestire in casa propria una rivolta simile a quella siriana. I n una casetta isolata, a pochi minuti di macchina da Irbid, dove ha sede l’ospedale King Abdullah, uno dei più grandi dell’area, una ventina di ribelli stanno completando la fisioterapia dopo un periodo di degenza ospedaliera. Sono stati feriti nei bombardamenti o negli scontri a fuoco con le forze lealiste di Assad e si sono poi rifugiati in Giordania. Qui passano il tempo necessario per una completa riabilitazione. A prendersi cura di loro è Said: «Hanno tutti riportato ferite importanti e sono stati sottoposti a interventi chirurgici. Il Fsa ha messo a disposizione questa struttura perché si possano rimet- tere in forma e tornare in Siria a combattere. La setti- mana scorsa sono ripartiti in sette per andare a Dama- sco». Il centro assomiglia a una caserma: ordinato e pu- lito, spartano ma ben fornito di macchinari, medicinali, computer e televisori. «È tutto pagato - continua Said - con generose donazioni dal Qatar e dal Kuwait». Tra i letti si intravede qualche copia del Corano, ma i ragazzi, diversi dei quali appena maggiorenni, si considerano ri- voluzionari e non combattenti islamici. P er le persone più alte in grado - il Fsa ha una ge- rarchia ben delineata - la degenza post-ospeda- liera non si fa in strutture collettive, ma in case private, dove la sicurezza è ben più alta. Aesm, quaran- tenne leader del Fsa a Daraa, si presenta dicendo che su di lui pendono sette condanne a morte, tutte firmate da uomini fedeli ad Assad: «Mi occupo di trasmettere comunicazioni e informazioni tra diversi reparti, in particolare tra Damasco e le città nel Sud del paese». Il suo iphone squilla senza sosta: «Comunichiamo con schede telefoniche giordane e tramite skype (pro- gramma di comunicazione via Internet, ndr ). Raccolgo notizie e informazioni sulla polizia e sui nostri gruppi per poi comunicarle a chi ne ha bisogno». Una serie di tiranti e chiodi in acciaio spuntano dal suo braccio destro: «Devo recuperare da questo piccolo in- cidente, ma presto tornerò in Siria. È lì che sono più utile, il regime è pronto a cadere, ma c’è bisogno di tutti noi». Con Aesm ci sono una decina di giovani e sua so- rella, che racconta di essere una delle poche donne ar- ruolate nel Fsa. Accanto ad Aesm siede Ahmed Alhariri, lui non si trova in Giordania per cure, ma vive in clandestinità da quasi un anno: «Sono qui in missione, devo organizzare un gruppo di ex soldati del regime. Hanno deciso di pas- sare dalla nostra parte, di mettere a mia disposizione le loro conoscenze e le armi che avevano in dotazione». Alla testa di questa squadra Ahmed attraverserà il con- fine e punterà dritto su Damasco. Cosimo Caridi

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