Missioni Consolata - Novembre 2012

tare la vita con le Beatitudini, per rispondere alla domanda di Dio: «E tuo fratello, dov’è?». Farsi ca- rico del fratello è un impegno per vivere davvero la fede nel Dio della vita. I giovani dell’Operazione Co- lomba e i Caschi Bianchi, che purtroppo finiranno a giorni il loro impegno qui, stanno visi- tando ogni giorno diverse fami- glie. Quante sono quelle sotto vendetta? Un articolo di un gior- nale locale parla di almeno mille famiglie. Ci sembra un numero esagerato. Ma certamente, se pensiamo che almeno cento fa- miglie sono coinvolte diretta- mente nella «gjakmarrja» e, per i vincoli di parentela, tra fratelli, zii e cugini, moltiplichiamo quel numero almeno per dieci, ecco che la quantità può essere reale. Quanti bambini chiusi in casa? Quanti conoscono solo la strada più corta per andare a scuola se hanno il privilegio della «besa»? Il Governo cerca di minimizzare il fenomeno perché sogna un pros- simo ingresso nell’Unione Euro- pea. Una delle condizioni espresse è proprio quella di far sparire la cultura della vendetta. Un po’ scherzando commenta- vamo tra di noi che se avessero imposto all’Italia di far sparire la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra o la sacra corona ci troveremmo molto più indietro dell’Iran in un ipotetico desiderio di far parte dell’Europa. La Chiesa ha pensato di emettere la scomunica contro chi usa il Ka- nun per continuare il ciclo di morte. Non so se la medicina sarà efficace, ma almeno è effi- cace la diagnosi: la vendetta esi- ste, è estesa nell’area settentrio- nale dell’Albania, quella cattolica, e crea angoscia e insicurezza. Durante il regime comunista, mi Usciamo per rimetterci le scarpe e tornare alla camionetta. Il pa- dre ci accompagna con un’ultima battuta: «Una volta le scarpe agli ospiti le metteva la donna di casa». Sarà per far capire alla moglie che ha cominciato a esprimere le sue opinioni un po’ troppo presto. Mi affretto ad infi- larmi le mie scarpe. LE RISPOSTE Il Vescovo di Scutari mi ha invitato a parlare al clero, religiosi, reli- giose e laici impegnati. L’anno della fede, proclamato dal papa per il 2012-2013, non può essere un anno solo per ripassare il ca- techismo, la dottrina o il Credo; è l’occasione buona per confron- spiegava un uomo che lavora a li- vello del Senato, si privilegiò la versione tosk della lingua alba- nese, contro quella gheg , del nord cattolico. E dalla versione tosk vennero fatte sparire le pa- role che fanno riferimento all’in- dividuo, alla compassione, alla tenerezza, ai sentimenti, alla gra- tuità... Si lavora con le donne, che impa- rano insieme a difendere la loro dignità, con i giovani, che vogliono poter vivere ed essere liberi. Gli Ambasciatori di Pace della Cari- tas sono solidali con quelli che sono sotto vendetta e vicini a quelli che la emettono. Grazie ai flash mob , scene veloci realizzate tra le gente nei momenti più affollati, lanciano un messaggio diretto: «È meglio uccidere o fare festa? Perché vivere nella paura quando possiamo essere felici?». Organizzano campi distensivi per ragazzi e giovani sotto vendetta, lontano da qui, per offrire almeno un corto momento di aggrega- zione. Molti, moltissimi ce l’hanno detto e ripetuto: «Questa è la loro cul- tura. Non c’è niente da fare». È proprio per questo che inco- minciamo a fare qualcosa. Gianfranco Testa NOVEMBRE 2012 MC 31 MC ARTICOLI P. Gianfranco Testa è un missiona- rio della Consolata nativo di Bra, Cuneo, con esperienza missiona- ria in Argentina - dove ha passato lunghi anni nelle prigioni dei dit- tatori -, in Nicaragua e Colombia. Là si è fatto coinvolgere nel pro- cesso di pace e riconciliazione in una realtà sconvolta da decenni di guerriglia. Ora è in Italia, dedito al ministero dell’animazione mis- sionaria e della riconciliazione. Ha recentemente pubblicato un li- bro: «E poi, soltanto un uomo. Una storia vera di fede, lotta, spe- ranza» - prefaz. di Don Ciotti, Araba Fenice, Boves 2011. Diego Zanetti , fotografo collabo- ratore della Col’Or - C amminando O ltre L’OR izzonte -, ong impegnata anche in Albania ( vedi dossier, MC 03/2012 ), ha scattato queste foto nell’ambito di interviste a famiglie vittime di vendetta attorno alle città di Zadrina e Valbona, Nord Albania.

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