Missioni Consolata - Dicembre 2021

Ragazzi dimenticati MC Pakistan, qualcuna dal Nepal e, ancora, ma più di rado rispetto al passato, qualche famiglia si- riana. Tutte risolute ad arrivare a destinazione, nonostante le difficoltà: colpisce la loro forza di volontà, la determinazione di portare i loro figli in un luogo dove possano crescere con più spe- ranza rispetto alla patria lasciata alle spalle. Un rifugio sul confine Il rifugio Massi a Oulx è un luogo neutro nel quale si incontrano famiglie migranti che ripo- sano qualche ora. Queste famiglie vengono ac- colte dagli operatori della fondazione Talità Kum e da volontari che si alternano portando scar- poni, vestiti, viveri, fermandosi spesso a condivi- dere un po’ di tempo con le persone, riconoscendo loro quella dignità che era stata cancellata dal «game» lungo la rotta balcanica, negli hotspot sulle isole greche, sui gommoni, nei camion e in tutte le altre situazioni di priva- zioni e violenze che sono costretti a vivere, loro malgrado, molti migranti. «Le indegne esperienze traumatiche vissute dai bambini in questi viaggi si affiancano a un altro aspetto: spesso sono i figli, soprattutto nella fa- scia d’età dagli 11 ai 16 anni, a diventare porta- voce delle famiglie. Parlano più lingue, sanno usare gli smartphone e la tecnologia, si orien- tano bene e capiscono al volo chi può essere più utile tra le persone che si trovano davanti. Allo stesso modo, a volte, le autorità sono meno ves- satorie nei respingimenti quando hanno davanti dei bambini», spiega il rapporto. «Tutte queste ragioni fanno sì che i bambini siano un elemento strategico per la famiglia, una sorta di salvavita. Come nelle favole settecentesche», specifica Piero Gorza, antropologo e ricercatore di On Bor- ders che vive proprio a Oulx e studia da decenni i flussi migratori. Solidarietà sulla strada Il sorriso dei più piccoli dà forza ai più grandi, anche se i più grandi vedono quanto è pesante il fardello dell’esperienza migratoria sulle spalle dei bimbi. Al rifugio, ad esempio, due sorelline afghane giocano a guardie e ladri e raccontano a mamma e papà: «Stiamo giocando al poliziotto che picchia il migrante» (vedi box a pag. 47, ndr .). Ci vorranno mesi, se non anni, per superare i traumi del viaggio una volta giunti - si spera - a una destinazione sicura. Tra famiglie che si incontrano e si conoscono lungo il viaggio, succede che scatti la solidarietà: si uniscono, fanno un tratto di viaggio assieme, si aspettano e, in alcuni casi, se per qualche motivo un nucleo viene diviso a una frontiera, si pren- dono cura di chi ha bisogno. Questo accade anche per i minori non accompa- gnati: nel loro viaggiare «soli», spesso percor- rono tratti di strada con nuclei familiari ai quali si affezionano e con cui poi rimarranno in contatto. Anche per la situazione delle famiglie in viaggio, una soluzione dovrebbe essere cercata con un accordo interfrontaliero tra paesi europei, per ca- pire dove i migranti hanno familiari, così da met- terli in contatto e garantire un ricongiungimento sicuro, al riparo dai rischi del viaggio e dal traf- fico di esseri umani. Daniele Biella dicembre 2021 45

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