Missioni Consolata - Dicembre 2021

nella diocesi di mons. Leónidas Proaño, vivendo proprio nella casa di quel vescovo cordiale e semplice, austero e ospitale ma soprattutto vicino alla gente. Un modello di fede e di Chiesa molto diverso rispetto a quanto vissuto da Grande nel Salvador, che risvegliò in lui una nuova consapevolezza. RUTILIO GRANDE, GESUITA Rutilio Grande nacque il 5 luglio 1928 a El Paisnal, un piccolo cen- tro abitato a circa 45 km dalla ca- pitale del Salvador, San Salva- dor. Membro di una famiglia nu- merosa e con genitori separati, dopo la morte della madre (avve- nuta quando Rutilio aveva solo 4 anni) venne cresciuto dal fratello più grande e dalla nonna. La donna era una fervente cattolica e fu lei l’iniziatrice di Rutilio ai mi- steri della fede. Altra figura essenziale nella vita di Rutilio fu quella dell’arcive- scovo Luis Chávez y González, conosciuto quando aveva solo 12 anni. Questi gli offrì la possibi- lità di proseguire gli studi nel se- minario della capitale, cosa che fu un punto di svolta nella vita del giovane Rutilio che successi- vamente, il 23 settembre del 1945, entrò nella Compagnia di Gesú facendo il noviziato a Cara- cas (Venezuela), dove rimase per due anni. Dopo aver pronunciato i voti di povertà, castità e obbedienza, iniziò un percorso tortuso fatto di viaggi, crisi di salute, periodi di docenza e di studio che si alter- navano a dubbi sulla sua voca- zione. L’America Latina e la Spa- gna furono il contesto geogra- fico e umano in cui egli visse in quegli anni, e proprio a Oña (Spagna) venne ordinato sacer- dote il 30 luglio 1959: pochi mesi dopo l’annuncio di Papa Gio- vanni XXIII della convocazione del Concilio Vaticano II. Un’ulteriore tappa di studi euro- pea, questa volta alla Lumen Vi- tae di Bruxelles (1963-1964), gli fece scoprire quella che sarebbe poi diventata la teologia della li- berazione e con essa una via nuova di interpretare la propria missione apostolica. 1960 un progetto chiamato «Scuole radiofoniche popolari» e, nel 1962, fondò il «Centro di studi e azione sociale» con l’o- biettivo di promuovere lo svi- luppo delle comunità indigene emarginate dallo stato. Proaño partecipò ai grandi movimenti di rinnovamento della Chiesa catto- lica di quegli anni, come il Conci- lio Vaticano II e il Consiglio epi- scopale latinoamericano (Ce- lam), nel quale giocò un ruolo da protagonista. Il vescovo di Riobamba dovette superare innumerevoli conflitti, incomprensioni, persecuzioni e accuse. Venne etichettato come il vescovo rosso, comunista, sov- versivo e terrorista: il motivo di ciò risiedeva nella sua ostinata fermezza nell’esigere giustizia, terra e dignità per le popolazioni indigene. Tanti e tali attacchi lo portarono, nel 1973, a dover viaggiare a Roma per difendersi dall’accusa di essere un guerri- gliero comunista: venne assolto, ma, nonostante ciò, rientrato in Ecuador, nel 1976 dovette as- saggiare il carcere sotto la ditta- tura di Guillermo Rodríguez Lara. Leonidas Proaño lasciò all’età di 75 anni (nel 1985) la carica di ve- scovo, ma la sua opera non ter- minò quel giorno. Fu nominato presidente della Pastorale indi- gena e nel 1986 fu anche candi- dato al premio Nobel per la Pace. Il 29 maggio del 1988 inaugurò il centro di formazione delle missionarie indigene dell’Ecuador, nella comunità di Pucahuaico, nel suo paese na- tale San Antonio di Ibarra. Morì a Quito il 31 agosto del 1988, ma pochi giorni prima, il 12 agosto, aveva fatto in tempo a creare la fondazione «Pueblo indio del Ecuador». PROAÑO E GRANDE In questa enorme e significativa vicenda umana c è un punto di connessione con la storia di Rutilio Grande e quindi di Romero che avrà conseguenze regionali estremamente rilevanti. Proaño, dopo aver partecipato al Celam, venne eletto presidente del dipartimento della Pastorale e da quella posizione si fece pro- motore della creazione dell’«Isti- tuto itinerante della pastorale dell’America Latina» (Ipla). Proprio a Quito, per frequentare i corsi dell’istituto, arrivò nel 1972 il sa- cerdote Rutilio Grande, avido di nuovi stimoli per rinnovarsi e di- stanziarsi dal conservatorismo ra- dicale della Chiesa salvadoregna. Dopo gli studi all’Ipla, Grande passerà alcuni mesi a Riobamba, Poveri | Chiesa latinoamericana | Dittature In basso: un ritratto di mons. Proaño nella sede della fondazione «Pueblo indio dell’Ecuador», a Quito. A sinistra: uno dei tantis simi murales dedicati a Rutilio Grande e Oscar Romero. Sotto: il generale Guillermo Lara (in piedi) durante la cui dittatura venne in carcerato Proaño. * A MC 29 dicembre 2021 MC © Paolo Moiola " Mons. Proaño, accusato di essere un guerrigliero, nel 1976 venne incarcerato.

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