Missioni Consolata - Aprile 2020

ALFREDO NASCIMENTO L’abrigo Alfredo Nascimento si trova all’estrema periferia Nord di Manaus. Prende il nome dal bairro (quartiere), a sua volta parte di Cidade de Deus, uno dei quartieri più violenti della città. Abbiamo deciso di visitarlo pur non avendo (ancora) in mano il nullaosta delle autorità municipali che lo gestiscono. Dopo qualche fermata lungo la strada per chiedere indicazioni, finalmente giungiamo a destina- MC A © Paolo Moiola 15 aprile 2020 MC migratoria tipica dei Warao: «Il modello di abrigo non basta. Sappiamo che non risponde alle aspetta- tive di questo popolo, perché per una sua dinamica storica il Warao ha una mobilità, una circolarità, sperimentate già dentro il Venezuela e ora nel Bra- sile. Stanno infatti circolando nel paese, in altre città del Pará e nel Nordeste. Inoltre, non è un gruppo omogeneo di Warao, e quindi sono portatori di interessi differenti». Dialogo tra indigeni Le due grandi sfide che l’antropologo identifica sono educazione e inserimento produttivo. «L’a- brigo Alfredo Nascimento ha suscitato diversi pro- blemi: mancanza di attività, bambini che non vanno a scuola, (appena 25 su 200). L’inserimento dei Warao in Brasile passa per un’educazione non tradizionale, ma pensata per un gruppo itinerante. C’è poi la questione dell’interculturalità, perché parlano un’altra lingua, hanno una propria cul- tura». «La seconda sfida è la generazione di reddito: creare spazio in modo che possano produrre artigianato, o partecipare in altro modo all’economia. Occorre pensare a forme di inserimento lavorativo, che non sia però una forma marginale di sotto impiego o la- voro degradante». Un altro aspetto fondamentale per l’integrazione è «fare in modo che la società e il governo brasiliano li riconosca come indigeni. Loro sono migranti, ma sono pure indigeni. Non possiamo lavorare solo con la categoria dei migranti. Perché sono diversi, c’è una differenza etnica, culturale». L’approccio del governo attuale, in particolare in re- lazione agli indigeni, complica la situazione: «Oggi esiste una mobilitazione degli indigeni brasiliani che temono che i propri diritti non siano più rispet- tati. I Warao sono in una situazione di particolare vulnerabilità, perché sono pure stranieri. Un percorso possibile è che si uniscano agli indigeni brasiliani, per sommare le forze, e che questi non li vedano come una possibile minaccia o come in- trusi. Noi come istituzione universitaria, le Ong e la Chiesa dovremmo appoggiare questo dialogo tra in- digeni. È importante che i Warao possano essere organizzati come gruppo. Non credo, da ricercatore ma anche da militante, che si possa conseguire qualcosa senza organizzazione e coinvolgimento dei migranti, senza una dinamica dal basso». L’era Bolsonaro Il professore sottolinea la svolta dell’era Bolsonaro: «C’è stato un cambiamento molto grande, perché al nuovo governo non è “simpatico” il governo vene- zuelano. Pertanto, si è creata una tensione che ha portato fino alla chiusura della frontiera. È cam- biato il modo in cui il Brasile vede il Venezuela, non più come amico ma come possibile minaccia, e questo si è riflesso nel rapporto con i migranti. Una forma di xenofobia e discriminazione per i vene- zuelani, visti spesso come quelli che non vogliono lavorare, perché nel loro paese ricevevano tutto gratuito. Questo ha creato più difficoltà nella vita dei migranti, non solo venezuelani: la migrazione vista come qualcosa di criminoso, orribile, dopo anni in cui si è lottato per cambiare la visione del migrante come pericolo». M.B. - P.M. ( 1 ) Sidney Antônio da Silva - Glaucia O. Assis, «En busca do Eldorado: o Brasil no contexto das migrações nacionais e internacionais», Edua, Manaus 2016. ( 2 ) Sandro Martins de Almeida Santos, Maria Helena Ortolan, Sidney Antônio da Silva, «Índios imigran- tes” ou “imigrantes índios”? Os Warao no Brasil e a necessidade de políticas migratórias indigenistas». A sinistra: l’antropologo Sidney Antônio da Silva, professore alla Ufam di Manaus. | A destra: rifu giati warao nell’abrigo di Alfredo Nascimento. *

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