Missioni Consolata - Maggio 2019

DAI LETTORI E DAI MISSIONARI Cari mission@ri RISPONDE IL DIRETTORE In queste pagine diamo spazio a tutte le lettere, email omessaggi che riceviamo, purché chiaramente firmati. MAGGIO2019 MC 5 MESSAGGI ALIENANTI? Gent. direttore riportare su una rivista missionaria ciò che il sito Raiawadunia, curato dal comunista Montanaro (che ho letto anch’io), ge- stito da gente che non ha mai fatto niente per gli internati veri dei gulag sovietici, non quelli fa- sulli girati da blogger ni- geriani guarda caso, è a- lienante. Se fosse vero che Scaroni ha dato tanti milioni per sondare l’e- splorazione di greggio in Nigeria, perchè il gover- no non li ha impiegati per far lavorare i maschi ni- geriani? In fondo gli afri- cani reclamano tasse per far usare il loro territorio alle multinazionali e questa non è una tassa? Uno stato è libero di chiamare chi vuole o lo devono fare solo le mul- tinazionali americane e olandesi? Che il franco Cfa sia una convenzione vecchia lo sapevano solo gli addetti ai lavori e non le brave persone del par- lamento europeo che hanno sfruttato e sfrut- tano l’Africa senza paga- re nulla vedi Belgio nel Congo, ecc. Che questo giornale riduca la sua missione a scagliarsi contro questo governo lo trovo per nulla cristiano. Ogni stato ha diritto di accogliere chi vuole, i- noltre con tutto il denaro che viene dato ai governi africani e le ricchezze del loro territorio, dovrebbe- ro essere gli europei ad andare in Africa e non vi- ceversa. L’Italia ha sem- pre avuto una sola gran- de ricchezza: la volontà di lavorare. E non dimen- tichiamo che il cristiane- simo ha fondato l’Europa diventata lurida per col- pa di atei, protestanti, calvinisti e banche e di finti cattolici che cadono nelle trappole dei relati- visti. Riguardate le visio- ni di Leone XIII e le paro- le di Pio IX. Saluti. Emiliano Errico 20/03/2019 Caro sig. Emiliano, questo direttore o gior- nalista qualche volta se- gnalano su MC anche de- gli articoli di Raiawadunia perché trovano che sono ben fatti e documentati. Grazie di avermi dato l’occasione di approfondi- re chi è Silvestro Monta- naro che non conoscevo. I gulag della Libia non sono frutto della fantasia di blogger nigeriani, ma realtà ben documentate da rapporti dell’Onu e ag- gravatesi ancor prima di questo governo dopo la sciagurata campagna eu- roamericana contro Gheddafi interessata più a mantenere i nostri pri- vilegi che al bene di quel- la gente. I soldi che le multinazio- nali (petrolifere e non) in- vestono in Africa putrop- po non vanno nelle casse di quei paesi, ma nelle ta- sche dei corrotti per po- ter portare via a prezzi ir- risori le materie prime che interessano al nostro sistema industriale e pro- duttivo. È grazie a questa corruzione che si man- tengono dittatori e oligar- chie che rimpinguano le proprie casse a spese della loro gente e chiudo- no gli occhi di fronte ad a- busi come smaltimento di rifiuti tossici, estrazione del petrolio e altre risor- se energetiche, del coltan e altri minerali strategici ( vedi articolo a pag. 12 ) , disboscamento dissenna- to di foreste e land grab- bing. Questo rende possi- bile il furto sistematico di risorse strategiche paga- te all’Africa «noccioline» in confronto al loro reale valore di mercato. Un e- sempio: il coltan sul mer- cato vale almeno 100$ al chilo, mentre ai minatori vanno solo 18 centesimi. Questa rivista non si sca- glia contro il governo , che rispetta come istituzione legittima e necessaria della nostra nazione. L’essere critici di compor- tamenti, decisioni ed e- sternazioni di alcuni dei nostri governanti fa parte del nostro diritto di citta- dini di questo paese che, grazie a Dio, non è una dittatura ma una demo- crazia. Che poi un paese abbia il diritto e dovere di veglia- re su chi entra e chi esce , non è in discussione. È anche vero però che un paese non è isolato e co- me tale accetta tradizio- ni, usanze e leggi di valo- re universale codificate da trattati e convenzioni internazionali che sono fatte per proteggere le persone, non per dividere il mondo in buoni e catti- vi, amici e nemici. Denaro dato ai governi a- fricani. Questo riporta a quanto già detto sopra per le multinazionali. Le stati- stiche dicono impietosa- mente che quanto abbia- mo preso e prendiamo (italiani, europei, ameri- cani, russi e cinesi) dall’A- frica è molto ma molto di più di quello che diamo come contributo allo svi- luppo, che spesso è ben al di sotto dei parametri che noi stessi ci siamo dati (dovrebbe essere almeno lo 0,7% del Pil di ogni pae- se; l’Italia dà il 0,26%). Basterebbe che pagassi- mo all’Africa il prezzo giu- sto delle materie prime che là prediamo e non ci sarebbe bisogno di alcun aiuto. In realtà oggi è l’A- frica che aiuta noi e ci permette di mantenere il nostro livello di vita, e non noi che aiutiamo l’Africa. Italiani grandi lavoratori. Non metto in discussione questo mantra. Probabil- mente è stata questa vo- glia di lavorare che ha portato milioni di italiani a emigrare nelle Ameri- che e nei paesi del Nord Europa. O forse sono sta- te anche le guerre. Cin- que milioni sono emigrati dal Sud Italia dopo la co- siddetta unificazione. Mi- lioni sono partiti dopo la vittoria della prima guer- ra mondiale. Altri milioni dopo la seconda. Oggi se ne vanno a decine di mi- gliaia a causa della crisi economica che attanaglia il paese. Non entro nel merito del- le cosiddette radici cristia- ne dell’Europa , ma dopo papa Leone XIII e papa Pio IX abbiamo avuto molti al- tri papi e perfino un Con- cilio ecumenico. Forse anche leggere criti- camente Raiawadunia (che in swahili vuol dire «cittadino del mondo») può aiutare a disintossi- carci da un’informazione a senso unico che ci lava il cervello e non ci aiuta a pensare. QUALCHE RIFLESSIONE Buongiorno padre Gigi, MC di marzo, appena ri- cevuto, mi offre l’oppor- tunità di alcune riflessio- ni, nonché l’invio di un paio di testimonianze raccolte nel mio lungo peregrinare per il mondo alla ricerca di usi, costu- mi, tradizioni diverse, ma soprattutto di nuovi con- tatti umani. Rinnovi e cancellazioni. Condivido pienamente il suo consiglio al signore che preferisce destinare i suoi aiuti a una fra le più conosciute (forse la più conosciuta) e recla-

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