Missioni Consolata - Novembre 2018

fuga da un regime paranoico non dissimile da quello nordcoreano, il più dittatoriale di tutta l’Africa, e gli yemeniti, vittime di un conflitto civile senza quartiere che ha tra- sformato il gioiello della penisola araba in un inferno costellato di crimini di guerra. «I corridoi umanitari - spiega Gian- carlo Penza della Comunità di Sant’Egidio - sono un modo per far arrivare nel nostro paese i rifugiati senza che questi debbano finire nel tritacarne del traffico di uo- mini, e con la certezza che riusci- ranno a integrarsi in modo serio nella nostra società». Cosa sono i corridoi umanitari L’idea è nata nel 2011. Di fronte alle continue stragi del mare, i membri della Comunità di Sant’E- gidio si sono interrogati sul feno- meno e, stimolati anche da papa Francesco che ha dedicato il suo primo viaggio pastorale proprio ai migranti recandosi a Lampedusa, hanno deciso di scendere in campo. «Dopo un attento studio delle leggi - continua Penza -, abbiamo scoperto che il codice dei visti offre la possibilità ai singoli paesi euro- pei di concedere un numero an- nuale di visti “a territorialità limi- tata” che valgono cioè solo per il paese che li rilascia. Abbiamo così proposto al governo italiano di concedere nullaosta a persone vul- nerabili sottraendole ai viaggi della disperazione». Il governo ha dato il suo assenso e così a novembre 2017 è partito il primo gruppo dall’Etiopia. Le per- sone sono scelte tra le categorie più deboli: malati (soprattutto i bambini come Abeba), vedove, giovani che hanno subito carcere e torture. «Sono individui - osserva Penza - che ci vengono indicati da organizzazioni religiose che lavo- rano in loco, ma anche dall’agenzia etiope per i rifugiati e dall’Acnur (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) con le quali collaboriamo strettamente. Una volta individuati, i rifugiati giun- gono in Italia e qui chiedono il di- ritto d’asilo. Il vantaggio è doppio: i migranti non devono sobbarcarsi viaggi lunghissimi e pieni di peri- coli; l’Italia conosce fin dall’inizio chi giungerà sul proprio territorio, perché già in Etiopia ha fatto una selezione tra chi ha presentato la domanda di visto». Integrazione? I corridoi umanitari permettono però di superare anche il problema dell’integrazione, lo scoglio più grande per chi arriva nel nostro NOVEMBRE 2018 MC 35 pate in particolare di rifugiati si- riani provenienti dai campi profu- ghi del Libano. Descriviamo qui il corridoio Etio- pia-Italia, mentre parleremo del secondo canale, Libano-Italia, nella prossima puntata. Campione di accoglienza È un’operazione che, dal novem- bre 2017, ha permesso di portare in Italia dall’Etiopia 327 eritrei, so- mali, sudsudanesi. E, tra ottobre e gennaio, ne farà arrivare altri 173. L’Etiopia si trova geograficamente al centro di conflitti e sofferenze. Il paese ospita un milione di profughi in fuga da guerre, carestie e perse- cuzioni. È una delle nazioni al mondo che accoglie più rifugiati. Una parte consistente arriva dal Sud Sudan, nazione sconvolta da una guerra che, dal 2013, ha cau- sato migliaia di morti e quattro mi- lioni di sfollati, persone che hanno lasciato la casa per cercare rifugio in altre zone del paese o all’estero (vedi MC ottobre 2018). In Etiopia arrivano anche molti so- mali in fuga da un conflitto lungo quasi trent’anni che ha causato circa 500mila morti, e da un terro- rismo islamico sempre presente e violento (Al Shabaab, vedi dossier MC maggio 2018). Dal Nord, poi, arrivano gli eritrei, in MC A • Migranti | Integrazione | Corridoi umanitari • A sinistra : una donna provata dalla traver- sata del Mediterraneo salvata in un’opera- zione di recupero dall’equipaggio della nave Aquarius. Qui : un momento della veglia di preghiera a Pozzallo, il 6 luglio scorso, in ricordo dei morti nel Mediterraneo. # ©AfMC

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