Missioni Consolata - Aprile 2017

Anno 2010: le aperture democratiche Le aperture democratiche avviate nel 2010 dal go- verno Thein Sein stravolsero, nel bene e nel male, l’intero sistema sociale del Myanmar. L’unica forza interetnica in grado di garantire l’unità della na- zione, il Tatmadaw (l’esercito), cominciò a perdere potere inducendo i gruppi etnici ad accelerare le pressioni centrifughe autonomiste. I governatori dei singoli stati, che fino al 2010 erano stati anche capi militari e che garantivano la stabilità regionale (usando anche il pugno di ferro per reprimere sul nascere ogni conflitto), diventarono funzionari ci- vili e si trasformarono essi stessi in difensori di una delle fazioni coinvolte nella lotta. La libertà di stampa, di parola, di viaggiare all’interno del paese e la possibilità per i giornalisti stranieri di entrare nella nazione portarono alla ribalta internazionale il problema dei Rohingya. Questa volta, però, i Ra- khine buddhisti, che fino ad allora avevano combat- tuto l’amministrazione centrale, trovarono nel go- verno e nelle stesse forze di polizia un formidabile alleato per le loro rivendicazioni ai danni dei musul- mani. Da parte sua Nay Pyi Taw cercò con successo di ammortizzare il risentimento delle minoranze etni- che cercando aiuto tra i buddhisti ed utilizzando la religione come deterrente. Il buddhismo divenne, quindi, uno dei principali veicoli di unione nazio- nale da contrapporre alle religioni considerate estranee alla tradizione birmana. In una sessione di addestramento teorico militare, venne presentata una relazione in cui si affermava che «i musulmani bengalesi si infiltrano tra la popo- lazione per propagandare la loro religione. La po- polazione aumenta grazie all’immigrazione ille- gale» 9 . 42 MC APRILE 2017 D Buddhisti contro musulmani L’inversione demografica è, ancora oggi, uno dei temi di più facile appiglio per chiunque voglia get- tare benzina sul fuoco: «I bengalesi fanno più figli di noi buddhisti, inoltre il Bangladesh ha tre volte la popolazione del Myanmar, ma su un territorio che è più di quattro volte più piccolo del nostro. Logico che il governo del Bangladesh sostenga l’emigra- zione clandestina nel Rakhine. Nel giro di pochi anni i Rakhine diventeranno la minoranza e sa- ranno comandati dai musulmani», afferma Kyaw Naing Tun, studente della facoltà di fisica della Technological University di Sittwe. Persino la « S ANGHA » (comunità, ndr ) buddhista, in particolare i monaci più giovani, è scesa in campo contro gli islamici. Organizzazioni come il « M A B A - T HA » («Associazione per la protezione della razza e della religione») e il « M OVIMENTO 969 » hanno lanciato proclami xenofobi definendo i Rohingya «serpenti» o «cani pazzi» ed invitando i Rakhine a non assumere musulmani, non comprare alcun bene nei loro negozi e ai conducenti a non far salire Rohingya sui loro mezzi. In uno dei proclami lan- ciati dal MaBaTha si legge che «se compri qualcosa in un negozio di musulmani, i tuoi soldi non si fer- meranno lì, ma verranno utilizzati per distruggere la tua razza e la tua religione. Quei soldi verranno usati per avere una donna birmana buddhista che molto preso sarà costretta a convertirsi all’islam [… ]. Una volta che i musulmani diventeranno nume- rosi, ci sommergeranno e prenderanno il nostro paese per trasformarlo in una satanica nazione is- lamica» 10 . Nge Le Lun, una Rakhine buddhista che appoggia l’idea di un dialogo tra le comunità, mi mostra una email che ha ricevuto dall’Associazione dei monaci di Mrauk U: «I bengalesi sono crudeli per natura; i Rakhine devono capire che loro vogliono distrug- gere la terra dei Rakhine; i bengalesi mangiano riso coltivato dai Rakhine e al tempo stesso stanno pia- nificando lo sterminio dei Rakhine e usano i loro soldi per comprare armi al fine di uccidere la gente rakhine» 11 . Il risentimento antimusulmano si ripercuote anche contro le organizzazioni umanitarie e non governa- tive che operano sul territorio, viste come alleate dei Rohingya. «Quello dei bengalesi è un problema interno al Myanmar. Le Nazioni Unite e le organizzazioni oc- cidentali appoggiano i bengalesi che sono immi- grati illegali. In ogni altro paese l’illegalità è com- battuta, qui, invece, ci voglio imporre persone che, oltre che essere qui illegalmente, portano anche violenza», lamenta Thet Win, un giovane rakhine che incontro in un ristorantino di Maungdaw. Le leggi antislamiche del governo Questa insofferenza nei confronti di chi si prodiga a favore di chi necessita di aiuto (sia esso Rohingya che Rakhine) si trasforma in aperta ostilità. Basta un nonnulla, come la rimozione di una bandiera buddhista da un ufficio di rappresentanza interna- © Dany 13

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