Missioni Consolata - Gennaio/Febbraio 2017

e gli Usa; l’Arabia Saudita è un’in- termediaria. L’Iraq, per esempio, dove il Daesh ha una parte dei suoi domini, è un laboratorio per sperimentare tali armi. Poi arriviamo al paradosso di un al-Baghdadi che si dichiara “ Amīr al-Mu'minīn ”, principe dei cre- denti. Ma non è possibile! Non ha alcuna autorità e potere per di- chiararsi tale». Gli imam vanno formati Il Marocco cosa fa per contra- stare il proselitismo del Daesh? «Il punto di forza del Marocco è che forma imam. Lo stato ha deciso di formare imam e guide religiose - murshi- dun - sia uomini sia donne: de- vono essere laureati e sottoporsi a un anno di formazione speciali- stica. Il loro ruolo è quello di dare lezioni nelle moschee e anche di controllarle. Controllare, cioè, che non vengano diffusi insegna- menti errati che incoraggiano lo sviluppo del radicalismo. Inoltre, danno consigli scientifici e reli- giosi. In ogni prefettura c’è un centro come il nostro, che si oc- cupa della formazione di queste guide. Sono 80 in tutto, i centri formativi in Marocco. In ciascuna sede ci sono sale di conferenza che ospitano 600 persone. Siamo una realtà statale e di- pendiamo direttamente dal Re in quanto Amīr al-Mu'minīn . Lui è il presidente del Consiglio scientifico religioso e ha rap- porti diretti con il ministero dell’Educazione per indicare le vie corrette nelle scuole e nei li- bri didattici». Angela Lano (fine prima puntata) 62 MC GENNAIO/FEBBRAIO2017 Note (1) Il salafismo è una scuola di pensiero (un metodo) dell’Islam sunnita che si rifà ai «salaf al- ṣ ali ḥī n » («i pii antenati», «precedes- sori»), ovvero le prime tre generazioni di musulmani (VII-VIII secolo), che vengono considerate modelli da seguire. Dal salafismo ha avuto origine il neosalafismo: un’ideologia rivolta sia alle masse arabe di- seredate sia alle classi medie (e alte, in certi casi), trasformandosi in movimento «anti-intellettuale» e reazionario, divenendo espressione di forme di fondamentalismo, fino alle estreme conseguenze del sa- lafismo jihadista attuale. Wahhabismo : movimento fondato nel 1700 da Muhammad ibn Abd al-Wahhab, teologo arabo della scuola giuridica hanbalita. Attualmente è la dottrina di stato in Arabia Sau- dita, Qatar, Emirati Arabi, Kuwayt e in altri paesi. (2) Sul sufismo MC ha pubblicato una serie di articoli usciti ad ago- sto 2015, novembre 2015 e gennaio-febbraio 2016, tutti reperibili sul sito della rivista. (3) Si tratta di un ordine sufi sunnita, originario del Nordafrica, diffu- sosi poi nell’Africa occidentale. È presente in Marocco - la Casa reale e la maggior parte della popolazione -, in Senegal, in Mauritania, Ni- ger, Chad, nord Nigeria, parte del Sudan, e altri stati. (4) «Hizb ‘adâla wa tanmia». È stato riconfermato partito di governo nelle elezioni marocchine del 2016. (5) Zâwiya (oppure ribat in arabo e tekke in turco): è il luogo dove vivono o si riuniscono i musulmani che appartengono alle confrater- nite sufi. Sono anche locali che assolvono compiti di istruzione, acco- glienza o sanitari. (6) Teologo e giurista musulmano, vissuto a Damasco tra il XIII e il XIV secolo e appartenente alla scuola hanbalita, la più severa delle madhhab sunnite. È il teologo-icona del radicalismo islamico, dai movimenti salafiti più moderati fino al Daesh. (7) Takfīr : dichiarare un musulmano miscredente. Il takfirismo è un «movimento» fondamentalista di musulmani che fanno dell’ac- cusa di miscredenza rivolta ad altri correligionari una delle basi por- tanti della loro ideologia. È emerso soprattutto con la guerra civile in Siria e la diffusione di organizzazioni come il Daesh e al-Nusra, che hanno diviso drammaticamente il mondo islamico, costringendolo a un conflitto e spaccando precedenti alleanze e cooperazioni. ( 8) Jihâd : sforzo. Nella maggior parte dei casi in Occidente è tra- dotto come «guerra santa», ma è una generalizzazione. La radice «jhd» ha il significato di sforzo, compromesso, lotta inte- riore, applicazione con zelo. La forma verbale «jâhada» significa «lot- tare contro qualcuno», ma «al-jihâd fî sabîl Allâh» è «lo sforzo/lotta sul cammino di Dio», uno «sforzo sacro». L’Islam distingue due tipi di jihâd: il «grande jihâd», che è contro le proprie passioni, contro l’anima che si perde (nafs ammâra bi-s-sû’: l’ego che indirizza verso il male o ordina il male), è lo sforzo nel cam- mino del bene, sociale o personale; è la perseveranza nella fede e nelle avversità della vita; il jihâd minore, o «piccolo jihâd» (jihād al- asġaru): sforzo militare difensivo, che deve essere fatto con le armi per la difesa della comunità, la ummah e il Dâr al-Islâm, il territorio dell’Islam, quando è minacciato dai nemici. Ciò non ha nulla a che vedere con la guerra indiscriminata, con i genocidi di popolazioni, le torture, i cadaveri fatti a pezzi, gli organi interni mangiati, gli stupri. Il jihad come sforzo militare è un concetto che si presta a interpreta- zioni e utilizzi differenti, a seconda delle scuole giuridiche e delle correnti. ISLAM Qui : un vicolo della medina di Fez. #

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