Missioni Consolata - Gennaio/Febbraio 2017

politica che peraltro sembra es- sere appena iniziata. La prima do- menica dopo le elezioni ha visto gli americani andare in chiesa con uno spirito molto diverso dal solito e diverso tra le varie chiese: al- cune chiese hanno celebrato (tra cui quelle evangelicali bianche), al- tre hanno invocato coraggio e per- severanza nella prova (quelle afroamericane). La Chiesa catto- lica ha faticato a nascondere l’im- barazzo che deriva dall’essere una chiesa più divisa di altre e più sprovveduta di altre a cogliere i segni dei tempi: è una chiesa che soffre di una divisione tra quelle realtà che operano sul terreno e la dirigenza, nonostante le buone nomine episcopali e cardinalizie di papa Francesco. La Conferenza episcopale è stata una voce del tutto assente nell’as- sistere i cattolici a discernere l’im- portanza dell’elezione, e la sua ne- ghittosità è stata confermata dall’assemblea dei vescovi tenu- tasi la settimana dopo le elezioni presidenziali. Il 15 novembre 2016 i vescovi hanno infatti eletto le nuove cariche tra cui il nuovo pre- sidente ( il cardinale Daniel Di- Nardo , uno dei tredici firmatari della lettera contro papa France- sco durante il Sinodo del 2015), il nuovo vicepresidente e quindi fu- turo presidente (l’arcivescovo di Los Angeles José Horacio Gómez , chierico vicino all’Opus Dei, nato in Messico e difensore degli immi- grati) e altre cariche (tra cui il pre- sidente della Commissione giusti- zia e pace, il vescovo Timothy Bro- glio , ordinario militare e non esat- tamente interprete della forte cul- tura « justice and peace » della 54 MC GENNAIO/FEBBRAIO2017 Sopra : l’incontro tra papa Francesco e Fidel Castro (settembre 2015) in un foto- gramma tratto dal documentario di Gianni Minà. Pagina seguente : il cardi- nale Daniel DiNardo, dal 15 novembre 2016 nuovo presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti; il settimanale Time ha eletto Donald Trump «personag- gio dell’anno», definendolo presidente degli Stati «Disuniti» ( Divided ) d’America. Gli Usa di Trump e Cuba senza Fidel «El bloqueo» al tempo di Donald Con papa Francesco e Barack Obama l’Avana eWashington si stavano avviando - pian piano - a una normalizzazione delle relazioni. Dopo gli ultimi avvenimenti, tutto torna in forse. A vevamo visto Fidel Castro, con il volto smunto ed emaciato e una voce fioca ed impastata, nell’intervista concessa a Gianni Minà - ultimo giornalista a in- contrarlo - per il suo recentissimo documenta- rio, « Papa Francesco, Cuba e Fidel ». Il vecchio leader aveva parlato di Cuba, degli Stati Uniti e della chiesa cattolica, soprattutto del suo in- contro privato con papa Francesco. Il 25 novembre, subito dopo la morte di Fidel, da tempo malato e ritirato dalla politica attiva, sono iniziate le manifestazioni di giubilo dei co- siddetti esuli cubani di Miami, da sempre spina dorsale del partito repubblicano statuni- tense e dei suoi candidati in Florida (nonché ideatori ed esecutori di quasi tutte le attività il- legali - terrorismo compreso - contro l’isola). Il Miami Herald , quotidiano ferocemente antica- strista, titolava: «La morte di Castro porta speranza, sollievo a Miami». È stato triste, per- ché gioire della morte altrui è sempre un atto di viltà. Il neopresidente Donald Trump ha postato i suoi tweet - nuova ed «esaltante» frontiera della comunicazione moderna – prima per dire che Castro era stato «un brutale dittatore che aveva oppresso il suo popolo per quasi ses- sant’anni», poi per affermare che adesso Cuba dovrà concedere di più altrimenti lui porrà fine agli accordi (« I will terminate deal ») siglati da Barack Obama. Da miliardario (peraltro, molto controverso anche in questa sua veste) forse Trump pensa di riuscire - finalmente - a comprare quella di- gnità, morale e materiale, fino ad oggi salva- guardata dalla gente cubana con coraggio, fa- tica e rinunce, nonostante 55 anni di inflessi- bile embargo ( el bloqueo ) statunitense. Qualsiasi cosa si pensi di Fidel - eroe o ditta- tore sono le due definizioni che vanno per la maggiore - la dignità della Cuba castrista ri- marrà una testimonianza che nessuno (sia po- litico, editorialista, professore o blogger) riu- scirà mai a cancellare. PaoloMoiola STATI UNITI # © Paolo Moiola

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