Missioni Consolata - Gennaio/Febbraio 2017

GENNAIO/FEBBRAIO2017 MC 53 della Chiesa cattolica (che è la chiesa più grande del paese) du- rante i passaggi più foschi della campagna elettorale di Trump non verranno giudicati in modo bene- volo dagli storici. È uno dei frutti di una politica cattolica tutta giocata sulla questione dell’aborto, peral- tro in modo ideologico: è noto che le politiche dei repubblicani, tese a tagliare lo stato sociale indiscrimi- natamente (fino quasi ad azze- rarlo), conducono di norma a un numero maggiore di aborti. Un razzismo sistemico Ad alcuni italiani l’elezione di Trump ha riportato alla memoria la sorpresa, ovvero lo sconcerto, per la prima vittoria elettorale di Silvio Berlusconi nel 1994. Nono- stante gli evidenti paralleli tra la carriera e lo stile dei due perso- naggi, ci sono alcune fondamentali differenze, a parte quella ovvia di importanza sulla scena globale tra due paesi come l’Italia e gli Stati Uniti. La prima differenza è di or- dine storico globale. Nel 1994 Ber- lusconi arrivava sulla scena come l’eccezione all’interno dello scena- rio europeo e occidentale del primo dopo guerra fredda; Trump è invece il punto più estremo di una serie di rivolgimenti all’in- terno delle democrazie occidentali (soprattutto il voto per «Brexit» di qualche mese fa, ma anche la de- cennale crisi dell’Unione Europea; le pulsioni autoritarie in Polonia e Ungheria) e nello scenario euro- asiatico (la fine della democrazia in Turchia e in Russia) che fanno temere per la pace e la stabilità, e soprattutto per la capacità della democrazia in Occidente di resi- stere ai populismi. La seconda dif- ferenza ha a che fare con la storia della democrazia e dei diritti negli Stati Uniti d’America. Nell’Italia di Berlusconi non c’era, come c’è ne- gli Stati Uniti, una parte impor- tante della popolazione con una memoria diretta e personale del razzismo legalmente sancito con- tro molti milioni di cittadini: la se- gregazione razziale, specialmente nel Sud degli Stati Uniti, fino alla metà degli anni Sessanta (per non parlare della memoria dei campi di internamento per i giapponesi americani durante la Seconda guerra mondiale) non è storia di- menticata, e soprattutto non è qualcosa che appartenga solo al passato. Gli Stati Uniti sono ancora pervasi da un razzismo sistemico - nella politica, nell’economia, nella giustizia, nelle scuole - che, per continuare a produrre inegua- glianze radicali, non ha bisogno di persuasioni convintamente razzi- ste dei singoli. Queste due differenze spiegano la paura con cui molti americani hanno accolto l’elezione di Trump: una paura per il futuro del paese, specialmente dei propri figli, con un ruolo particolare per la que- stione ambientale visto il rifiuto sia di Trump che dei repubblicani di prendere seriamente le sfide della sostenibilità. Ma c’è anche una paura fisica, per la propria in- columità personale specialmente negli americani non bianchi (afroa- mericani, latinos, asiatici) e nelle minoranze sessuali. Di fronte al nativismo i documenti in regola rappresentano in molti casi una protezione tardiva. Dopo le ele- zioni si sono moltiplicate le notizie di incidenti a sfondo razziale nei campus universitari e contro chiese afroamericane. L’America non sembra essere accogliente come prima verso studenti e lavo- ratori stranieri. Potrebbe esserci un effetto Brexit anche su certi settori dell’economia americana, come l’educazione superiore. L’anima religiosa (e le assenze della Chiesa) L’anima religiosa del paese non esce indenne da questa stagione © Wikipedia Commons VOTI POPOLARI Hillary Clinton VOTI ELETTORALI CAMERA RAPPRESENTANTI SENATO 64.223.958 62.206.395 232 306 194 241 46 52 Donald Trump Democratici Repubblicani • Elezioni Usa | Minoranze | Mondialità | Presidenzialismo • MC A

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