Missioni Consolata - Gennaio/Febbraio 2017

zione della nuova legge si sia fermato al senato, a causa di quelle forze politiche che si oppongono a una riforma necessaria. Poi c’è un altro aspetto collegato alla riforma, cioè quello del diritto di voto alle amministrative. Ma tornando al punto, io penso che il governo cinese non veda di cattivo oc- chio chi decide di prendere la cittadinanza ita- liana. Anche perché è chiaro a tutti che la situa- zione concreta di vita delle famiglie porta ognuno a decidere il proprio futuro in base a esigenze per- sonali e oggettive. Sicuramente il governo cinese vuole che i nuovi cittadini italiani, così come quelli che rimangono cinesi, mantengano buoni rapporti con la Cina, senza mai sottostimare la propria cul- tura di origine. Questo è quello che desidera il go- verno cinese che infatti non mette nessun tipo di ostacolo al cambio di cittadinanza da parte dei cittadini cinesi» (la legge sulla cittadinanza cinese si può leggere sul sito del Consolato di Milano: milano.china-consulate.org , ndr ). Quelli della sua generazione hanno vissuto in modo diretto la vita in Cina e in Italia. Di fatto avete assorbito in modo pieno entrambe le culture e siete l’ultima generazione con que- ste caratteristiche. Pensa che questo vi dia una marcia in più nell’essere - idealmente e concretamente - un ponte che rafforza i le- gami tra i nostri due paesi? «Io penso che chi ha ricevuto la doppia cultura, persone come me e come tanti altri ragazzi che sono nati in Cina e cresciuti in Italia, in questo momento hanno una spinta in più. Perché sempli- cemente hanno molta più esperienza degli altri. Non è assolutamente una questione di maggiore intelligenza, ma è proprio una questione di espe- rienza. Magari anche esperienze difficili, sacrifici che hanno dovuto affrontare fin da piccoli e che li hanno forgiati. Sono quindi d’accordo con lei che forse siamo l’ultima generazione ad aver vissuto questo. I giovanissimi di oggi, che sono cresciuti in Italia, in generale in un ambiente sociale più avanzato di quello dove siamo cresciuti noi, hanno di fatto avuto meno difficoltà a viverci e da questo punto di vista, per assurdo, hanno avuto meno esperienze potenzialmente conflittuali, in grado di forgiarli; a differenza nostra, che ne abbiamo in- vece dovute affrontare di più. Per queste conside- razioni io credo molto nell’importanza del ruolo che ricoprono quelli della mia generazione. Poi, ovviamente, quello che sto dicendo vale solo in ge- nerale. Ci sono infatti ragazzi giovanissimi, cre- sciuti in Italia, che sono molto in gamba, che - nonostante tutte le difficoltà personali - riescono a migliorarsi, e non rinunciano a fare dei viaggi in Cina e a fare esperienza diretta della cultura d’ori- gine, propria dei loro genitori». In conclusione, lei dove vede i suoi figli da adulti: in Italia, in Cina o in America? «Io sono sposato e ho due figli, che sono ancora piccoli. Il primo ha già iniziato ad andare a scuola, così cercherò di insegnargli l’importanza dello studio e l’importanza di seguire le proprie pas- sioni e le proprie ambizioni. Dove lavoreranno da grandi non è assolutamente un problema per me. Potrebbero lavorare in Italia, in Cina, in Germa- nia, negli Stati Uniti, in ogni caso dove vogliono e dove si sentano più realizzati». Gianni Scravaglieri Sopra: la comunità di Prato celebra il nuovo anno cinese. Pagina seguente : la professoressa Zhang Li in un’immagine scattata a New York. D 46 MC GENNAIO/FEBBRAIO2017 D

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