Missioni Consolata - Gennaio/Febbraio 2017

Yan Tianyou: «In Cina la concorrenza è feroce e il nostro potere d’acquisto si è ridotto. Adesso è più intelligente investire in Italia. In Cina non posso permettermi neppure un appartamento. Inoltre i miei parenti sono tutti in Europa». Anche per i cinesi in Cina, con la crescita del loro tenore di vita e la crisi in Italia, che dura dal 2008, emigrare come un tempo è un gioco che non vale quasi più la candela. Oggi dalla Cina e verso la Cina si spostano solo gli imprenditori in cerca di affari e investimenti, compreso l’acquisto di aziende. E anche i giovani per studiare nelle acca- demie o nelle università, con i programmi Marco Polo e Turandot. Qi Yan: «Ormai i cinesi poveri non spendono più tanti soldi per venire in Occidente senza docu- menti, rischiando mille avversità per affrontare una vita misera e povera senza molte possibilità di fare fortuna per via della crisi economica fuori dalla Cina». Integrazione nella globalizzazione Per le seconde generazioni la via del successo per- sonale passerà sempre più attraverso una mag- giore integrazione nel tessuto sociale italiano, ma senza rinunciare alla loro parte di identità cinese che, in un contesto di globalizzazione delle profes- sionalità, li può portare ad essere un ponte ideale fra due paesi amici. Angelo Hu: «Il cambiamento è in corso grazie ai giovani delle nuove generazioni, molti dei quali vanno all’università e stanno uscendo dalle atti- vità commerciali tipiche della prima immigra- zione di cinesi». In questo però il Parlamento dovrebbe dare una mano, sbloccando la proposta di legge di riforma della cittadinanza, già approvata dalla Camera il 40 MC GENNAIO/FEBBRAIO2017 D 13 ottobre 2015, ma ferma in Commissione affari costituzionali del Senato. L’Italia non può permet- tersi di deludere o di lasciarsi sfuggire questi gio- vani, proprio nel momento in cui diventano mag- giorenni (quando può iniziare l’iter per la richie- sta della cittadinana, ndr ), trattandoli come sem- plici immigrati. L’Italia ha un debito nei loro con- fronti, quanto meno per la fiducia ricevuta. Anche se non nelle carte bollate, i cinesi nati o cresciuti qui sono già italiani nel cuore. Lin Jie: «Finalmente arrivò il decreto di conferi- mento della cittadinanza. Dal momento in cui ho presentato la domanda mi sono sempre chiesto se mai sarei riuscito a identificarmi come italiano senza alcun indugio. Ogni dubbio mi svanì nell’uf- ficio del sindaco quando ho pronunciato queste parole: “Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato”. Avevo trovato la mia risposta: il mio cuore è ita- liano tanto quanto cinese». Gianni Scravaglieri Sopra: Bologna, un parrucchiere cinese alla Bolognina, per iro- nia della sorte proprio nei locali dove Achille Occhetto, all’in- domani del crollo del muro, sciolse il partito comunista ita- liano. In alto: un cittadino cinese per le vie di Prato, città cono- sciuta per l’alta presenza di emigrati dalla Cina. D

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