Missioni Consolata - Dicembre 2013

DICEMBRE 2013 MC 29 MC ARTICOLI Gabriella Galli / Survival International U n reportage da Madre de Dios di Paolo Moiola, pubblicato nei mesi di giugno, luglio e agosto 2012, ha suscitato l’indignazione del parroco di Puerto Esperanza (Purús), p. Piovesan, che lo ha letto solo nel 2013 tornando in Italia per una vacanza. Su sua richiesta abbiamo riconosciuto al sa- cerdote il diritto di replica sulla rivista di ottobre 2013. Nell’articolo p. Piovesan e il suo vescovo, mons. Hernández, accu- sano amaramente i «Wwf-ecologisti» di manipolare dal di fuori la situazione, non per il bene della gente locale ma per i propri fini. L’organizzazione Survival International , coinvolta nella vicenda, ha chiesto a sua volta il diritto di replica, che concediamo volentieri in questo nu- mero, pur non condividendone alcune parti troppo ad personam . Per noi, come rivista MC, il dibattito circa la strada del Purús finisce qui. Non vo- gliamo diventare veicolo di scambio di accuse a distanza tra persone e organiz- zazioni (da noi stimate) che, pur avendo a cuore la stessa realtà, hanno visioni molto diverse e, almeno al momento, non sembrano molto disponibili ad ascoltarsi. Gigi Anataloni, Direttore di MC l’isolamento volontario. Eppure, la storia dimostra che laddove le loro terre vengono riconosciute legalmente e protette in modo adeguato, il loro futuro è assicu- rato. Al contrario, il primo con- tatto forzato costituisce sempre un’enorme minaccia e, quasi in- variabilmente, qualsiasi sia la ra- gione per la quale viene compiuto, si trasforma in una catastrofe fatta di impoverimento, malattia, disperazione e morte. I n Perú, padre Piovesan ( vedere riquadro di pagina 28, ndr ) - alla radio e su altri mezzi di co- municazione - continua a porre ai suoi ascoltatori una domanda solo apparentemente innocua: «Si salva un popolo se lo si isola o se lo si integra? Si migliora una co- munità mettendola a contatto con altri o mantenendola isolata?». A lui Survival e tutti coloro che hanno a cuore la vita dei popoli in- digeni non possono che rispon- dere in un solo modo: «Se, come e quando interagire con il mondo esterno è una decisione che spetta solo a loro, e a nessun al- tro». Riconoscere e proteggere il diritto alla proprietà della terra dei popoli indigeni, inclusi quelli incontattati, è la chiave della loro sopravvivenza. Solo così potranno mantenere il controllo delle loro vite e decidere autonomamente del loro futuro lasciandosi alle spalle secoli di colonizzazione e paternalismo. Il diritto alla terra e all’autodeterminazione sono san- citi oggi anche dalla Convenzione Ilo 169, che è la legge internazio- nale più importante in materia di popoli indigeni, e dalla Dichiara- zione dei diritti dei popoli indigeni e tribali approvata dall’Onu nel settembre 2007. Non possiamo cambiare il passato ma possiamo certamente evitare che la storia si ripeta semplicemente facendo ri- spettare la legge. Francesca Casella* # A sinistra : un indigeno del gruppo incontattato Nanti che vive nella foresta amazzonica del Manu (Perú). Qui a destra : un gruppo di Mashco-Piro. Sotto : la copertina del libro di Survival . * Dal 1989 Francesca Casella è direttrice della sede italiana di Survival International . Collabora- trice di varie testate giornali- stiche, ha curato l’edizione na- zionale del volume Siamo tutti uno. Omaggio ai popoli indigeni della Terra . S ITO : www.survival.it !

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