Missioni Consolata - Dicembre 2013

Zé Vicente, innanzitutto vorrei chiederti qual è la definizione che più ti si addice: artista, atti- vista/ecologista, educatore po- polare, mistico o piuttosto tutte queste cose insieme? «Sono un essere umano, poeta- agricoltore, innamorato del mio popolo e della mia terra, del pia- neta e delle sue radici sacre. Vivo nella costante ricerca di una di- mensione superiore. Attraverso la poesia e la musica solidarizzo con la mia gente e con tutti coloro, so- prattutto i giovani, che sono in cerca di una fede matura e impe- gnata di fronte alle profonde tra- sformazioni sociali ed ecologiche del nostro tempo». Zé, tu sei molto attivo in campo sociale nello stato del Ceará ed in altri stati del Nord-est colla- borando con le Comunità eccle- siali di base (Cebs). Secondo te, che capacità ha oggi la Chiesa brasiliana di negoziare con le istanze politiche del tuo paese legate a un modello economico «sviluppista» che produce con- seguenze ambientali irrepara- bili e che aumenta le disegua- glianze sociali? «Penso che stiamo attraversando un momento molto delicato: la si- tuazione della vita sulla terra e dello stesso pianeta desta molta inquietudine e preoccupazione. Siamo in una situazione di emer- genza. Di fronte a tutto ciò le Chiese e le religioni, così come tutte le altre grandi istituzioni eco- nomiche e politiche non possono restare a guardare ma al contrario devono incoraggiare i popoli ad assumere le attitudini necessarie ad affrontare questa situazione. Non bastano i grandi meeting , i congressi, i documenti, i culti: c’è bisogno di intraprendere azioni che abbiano impatto in tutti i campi della società. Anche noi ar- BRASILE tisti possiamo, anzi, abbiamo l’ob- bligo di esprimere, attraverso l’arte, l’utopia e di dare voce alle rivendicazioni del nostro tempo. Se poi le chiese rimarranno in si- lenzio, nuove forze nasceranno per fare clamore e lottare. Io credo che i settori rappresenta- tivi della Chiesta cattolica abbiano ancora la forza morale e l’obbligo etico di dialogare e far pressione su tutte le istanze del potere e sui governi affinché prendano deci- sioni in difesa della giustizia, della pace e della vita in tutti i settori della società, specialmente in fa- vore delle moltitudini di esclusi ed emarginati dal sistema». IL SERTÃO, TRASICCITÀE INGIUSTIZIE I l sertão (dal portoghese «desertão») è una regione semi-arida che abbrac- cia gli stati del Nord-est brasiliano: Bahia, Sergipe, Alagoas, Pernambuco, Paraiba, Rio Grande do Norte, Piauí e Ceará e il Nord dello stato di Minas Gerais. La vegetazione caratteristica di questa regione è la caatinga , che con- siste principalmente di cespugli bassi e spinosi, capaci di adattarsi al suo clima estremo. Tra le specie originarie della caatinga c’è il cactus mandacarù , i cui frutti rossi spiccano nella macchia. La zona è soggetta periodicamente a secas (siccità), causando spesso negli anni gravi carestie. Durante quella del 1877, considerata la peggiore di tutte, solo nel Ceará morirono 500.000 per- sone, dando origine al fenomeno dei retirantes , migranti che, abbandonato tutto, andavano verso le grandi città costiere o verso il sud del paese in cerca di fortuna e di migliori condizioni di vita. Una migrazione che non si è mai fer- mata. Questa regione ha ispirato una ricca ed originale produzione letteraria e cine- matografica, tra cui spiccano il romanzo Grande Sertão di João Guimaraes Rosa e il film Deus e o diabo na terra do Sol («Il dio nero e il diavolo biondo») di Glauber Rocha: in una terra senza stato, dove vige la legge del più forte, vaccari e piccoli contadini cercano di sfuggire alla miseria e allo sfruttamento dei padroni mettendosi al seguito di santoni fanatici o dei banditi, i cangaçei- ros . La siccità e i retirantes , i movimenti millenaristi e l’epopea del cangaço sono inoltre il tema ricorrente della letteratura di cordel (lett. «dello spago») illustrata con la tecnica della xilografia, della musica e della poesia popolare, di cui uno dei maggiori esponenti è stato il cearense Patativa do Assaré (1909-2002). Zé Vicente si inserisce nella tradizione inaugurata da Patativa, che co- nobbe da giovane e da cui, come dice lui stesso, fu influenzato. La principale tematica dell’opera di Patativa è la seca , problema cronico del sertão , mentre Zé Vicente addita un nemico an- cora più odioso: l’ineguale distribuzione delle terre e la mancanza di accesso all’acqua. Silvia Zaccaria # A destra : laboratorio di pittura. In basso, a sinistra : la sede di «Sertão vivo» con il cactus mandacarù, simbolo del sertão, in primo piano. In basso a destra : Zé Vicente. © Archivio Sertão Vivo

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