Missioni Consolata - Maggio 2013

72 MC MAGGIO 2013 il gioco d’azzardo on line , si po- trebbe pensare che, con un fat- turato del genere, ogni anno gli introiti in tasse sui giochi siano per lo Stato una vera e propria panacea, ma non è così. Negli ultimi otto anni infatti, il fattu- rato da gioco d’azzardo è qua- druplicato, mentre le entrate fi- scali sono rimaste per lo più sta- bili, se non addirittura in leggera flessione. Ciò è dovuto al fatto che la tassazione è molto di- versa per i vari giochi. Si va dal 44,7% per il superenalotto e dal 27% per il classico lotto al 3% per le videolottery e allo 0,6% per i casinò on line . Nel 2012 le entrate fiscali legate al gioco sono state di circa 8 miliardi. Nel 2004 a fronte di un fatturato di 24,8 miliardi (rispetto ai 90 at- tuali), le entrate fiscali da gioco furono di 7,3 miliardi. Questo fatto, se da un lato si può spie- gare con l’enorme diffusione dei giochi d’azzardo on line, favorita da una tassazione veramente esigua, dall’altro si può spiegare con un megabusiness legato alle macchinette dei videopoker delle sale giochi e dei bar, che non sempre vengono collegate via modem con la Sogei (la «Società generale di informatica», che presiede ai controlli sul paga- mento delle imposte), favorendo per attestare quest’ultima è suf- ficiente l’autocertificazione. Ciò significa che qualunque mino- renne può accedere a questo tipo di giochi, dichiarando di avere 18 anni e magari usando la carta dei genitori. NUMERI DA RECORD Secondo un dossier sul gioco d’azzardo del mensile Valori (febbraio 2013), nel 2012 il fattu- rato legale (raccolta) del gioco d’azzardo è stato di quasi 90 mi- liardi di euro, con una spesa pro capite, neonati compresi, di 1.450 euro. Si stima che in Italia circa l’80% della popolazione adulta partecipi saltuariamente a lotterie ed a scommesse, men- tre il 13% degli italiani gioca alle lotterie ed alle slot machine quasi ogni settimana ed il 5% due o tre volte alla settimana. Il gioco d’azzardo è diventato la terza industria in Italia, con 5.000 aziende e 120.000 persone che vi lavorano. Visto che il gioco d’azzardo è stato legalizzato dal governo italiano nel 1992 per ri- sanare le casse dello Stato, poi nel 2006 con la legge Bersani- Visco è stato concesso alle agen- zie straniere di entrare libera- mente nel mercato italiano del gioco e che infine nel 2011 il go- verno Berlusconi ha liberalizzato così i guadagni della criminalità organizzata. Secondo il dossier «Azzardopoli» di Libera, l’asso- ciazione contro le mafie fondata da don Luigi Ciotti, il fatturato il- legale da gioco d’azzardo del 2011 è stato di circa 10 miliardi di euro ed è stato spartito da 41 clan mafiosi. Consideriamo inoltre che, se da un lato l’erario ha incassato 8 miliardi nel 2012, si stima che, tra costi sanitari diretti ed indi- retti e costi legati alla perdita della qualità della vita, la collet- tività nello stesso anno abbia su- bito un danno compreso tra i 5,5 ed i 6,6 miliardi di euro, a cui vanno aggiunti 3,8 miliardi circa per mancati versamenti dell’Iva. IL GIOCO, UNA DROGA SOTTOVALUTATA È chiaro quindi che la legalizza- zione del gioco d’azzardo non è riuscita a contribuire al risana- mento delle casse dello Stato. È invece riuscita a fare aumentare enormemente i casi di ludopatia o «Gioco d’azzardo patologico» (Gap), che colpiscono fasce sem- pre più estese della popolazione, con punte di spicco soprattutto tra quelle più deboli e meno istruite. Sono sempre più nume- rosi i casi di persone, che non riescono più a staccarsi dal gioco Madre Terra © Paolo Moiola

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