Missioni Consolata - Maggio 2013

Partiamo allora con lui. Dopo un po’ lascia la pista principale, si infila nel letto di un fiume dove viaggia anche agli ottanta (dice che è la sua autostrada), poi ral- lenta, entra nella foresta se- guendo un sentiero da capre che chiama strada. Dopo un sacco di su e giù, attenti a non mettere le braccia fuori dal finestrino per non restare graffiati dai rami spinosi, arriviamo vicino a una manyatta tutta circondata di spine. Si va un po’ più in là: in riva a un torrente secco. Nel letto sabbioso ci sono grandi bu- che e dentro donne e uomini che con pazienza raccolgono acqua per sé e il bestiame. Sentendo la macchina, le donne ci corrono incontro, bidoni e contenitori in mano. Una vecchia, con un bi- doncino bianco da due litri, si versa addosso tutto il contenuto giallastro raccolto nel fiume, si lava allegramente la faccia e poi si avvicina, saluta calorosamente e attende. P. Aldo tira su il telone del vano posteriore, piazza un tubo di gomma nel primo dei fu- sti e distribuisce acqua per tutti: acqua pulita, potabile, chiara, dolce… una delizia per chi ha sempre acqua salmastra. Un fu- sto si svuota in un baleno. Riem- piti i contenitori, le donne felici si siedono attorno a lui per raccon- tare, ascoltare e pregare. Più in là, sotto una grande acacia, un gruppo di bambini stanno seduti in cerchio attorno a una ragazza con una bacchetta in mano. Ap- poggiata a un tronco c’è quella che dovrebbe essere una lava- gna con parole e numeri scritti in grandi caratteri. La maggior parte dei bambini è vestita di sole, e l’attenzione a quei segni è totale. Sotto lo stesso albero, ap- pena più in là, su due pietre bolle un pentolone: una donna ne me- scola il contenuto, una pappetta bianca, e un’altra attizza il fuoco. Vicino, c’è una gran quantità di tazze di plastica coloratissime. Tra poco la lezione sarà finita e i bimbi avranno il loro pasto sem- plice ma nutriente. È uno dei tanti asili informalissimi e sem- plici, ma prima e unica fonte di scolarizzazione in quelle terre ignorate da tutti. Si riparte. È stagione secca. Ancora su è giù per «gli irti colli». Difficile de- scrivere il paesaggio. Le imma- gini provano a dire quel che l’oc- chio vede. In un angolo una manyatta solitaria. P. Aldo si ferma, saluta tutti e condivide il dono dell’acqua. E via di nuovo. Di manyatta in manyatta , di asilo in asilo, di pozzo in pozzo, finché la macchina è vuota. Mille incon- tri, mille sorrisi, mille parole di speranza. È già vicino il tra- monto quando ritorniamo alla missione. Le capre stanno tor- nando dal pascolo, i bimbi dell’a- silo della missione sciamano verso casa. Se non ci saranno imprevisti, la sera sarà tran- quilla, la cena semplice, la pre- ghiera silenziosa nella chiesa- manyatta e poi sdraiati a pancia in sù, in silenzio, a guardare le stelle in un cielo incontaminato. Gigi Anataloni 26 MC MAGGIO 2013 KENYA # Il «burbero» p. Aldo Giuliani, nel campo base di Sererit celebra in una chiesetta ancora provvisoria fatta come una capanna samburu.

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