Missioni Consolata - Marzo 2013

da una famiglia numero- sa di nove figli e voi per me siete stati come la se- conda famiglia». Fu quella l’occasione per iniziare una vera e propria direzione spirituale anche se a distanza. Ci portava nel cuore anche per l’e- sperienza che stavamo vi- vendo con la figlia adotta- ta nel pieno della sua a- dolescenza. Lo visitammo spesso anche a Vittorio Veneto fino al saluto ulti- mo a Nervesa nel giugno 2005, prima del suo ritor- no in Tanzania. Ricordo che nel luglio del 2004 venne a farci visita e lo portammo alla Verna. Si era commosso per questa sorpresa e ci disse che si sentiva la persona più felice in quel giorno. Come dimenticarlo? L’u- nico rammarico è quello di non averlo più sentito da alcuni anni. Avrei desi- derato scrivergli, un pa- dre della Consolata di Gambettola ci consigliò di farlo attraverso fax. Non mi ero ancora organizza- to. Ora, caro Lello, non c’è più bisogno né di fax, né di internet, né di telefono; ci possiamo parlare aper- tamente nella preghiera e così saprai che nostra fi- glia Caterina, che portavi nel cuore, si è sposata la seconda domenica di set- tembre ultimo scorso con un giovane in gamba ed ora sono catechisti in parrocchia. Eh sì caro Lello, la tua vi- cinanza si è sempre sen- tita e noi ringraziamo la Madonna Consolata per questo grande dono: l’a- verti conosciuto prima nell’adozione, poi diretta- mente nella tua profes- sione di missionario ed infine come fratello in Cristo! Ciao Lello, a presto!!! I tuoi genitori adottivi nello studio, Ginaldo e Gabriella Torelli, Longiano (Fc) 17/12/2012. (Continua da pagina 7) Sono necessari interventi che tocchino le cause ori- ginanti del problema, che costruiscano pace, giusti- zia, equità, che creino rapporti nuovi tra i popoli e una cultura nuova più responsabile nell’uso delle risorse. Ci sono molti altri temi che lei tocca nella sua let- tera. Se altri lettori voles- sero intervenire, sono i benvenuti. La mia opinio- ne è chiara: questi pro- blemi non si risolvono con il controllo delle nascite, ma con giustizia ed equità ( cf. MC1-2/2013 p.7 ), con investimenti sullo svilup- po integrale delle perso- ne e con la coscienza che in questo mondo o ci sal- viamo tutti insieme o in- sieme periremo. A MIO ZIO Caro Padre Gigi, mi permetto di chiedere la pubblicazione del se- guente scritto in ricordo del mio carissimo zio ma- terno Flaviano Scapin, mancato il 25 novembre scorso. Ringraziando lei e tutti i collaboratori di MC. UN ANGELO PIUTTOSTO INQUIETO Zio Flaviano carissimo, ci hai lasciati in punta di piedi domenica 25 no- vembre 2012 all’ospedale di Treviso, per la nuova vi- ta, quella piena e magni- fica che non avrà più fine. C’è tanto sgomento e c’è tanta confusione in me perché eri un «presidio» importante e inespugna- bile contro la provviso- rietà dei sentimenti, le in- giustizie perpetrate nella vita e nel lavoro, l’appros- simazione e lo sfrutta- mento nella coltivazione dei prodotti della terra, i dubbi nell’esercizio della fede. La tua esistenza in- tessuta di dignità e di grandezza umana è stata caratterizzata, infatti, dal- l’affetto sempre più profondo per le persone a te vicine; è stata animata dalle indignazioni nei confronti dei potenti, poli- tici e proprietari, per i so- prusi verso i deboli e in particolare i lavoratori, con un riferimento fre- quente agli operai delle industrie chimiche di Marghera; è stata conno- tata dalle ire riguardo lo sfruttamento eccessivo delle coltivazioni con il conseguente impoveri- mento di quella risorsa naturale che è la terra, quale custode e nutri- mento dei semi, tesori di valore inestimabile e scri- gni preziosi di vita nuova; è stata, infine, esaltata dal costante rapporto con Dio, vissuto attraverso l’appuntamento settima- nale con la celebrazione eucaristica, appuntamen- to che mai hai interrotto nel corso dei diversi cam- biamenti di abitazione. Hai onorato nel modo più sublime il nome Flaviano, appartenente a diversi martiri del IV secolo d.C., che mio nonno aveva scelto proprio per te, ter- zogenito di quattro figli. Ora che il tuo essere «presidio» con la presen- za fisica è venuto meno mi sento defraudata di di- fese, più sguarnita di soli- di puntelli, più esposta a- gli assalti della preca- rietà, della superficialità, dell’«usa e getta». Sono certa, in ogni caso, che ancora continui e conti- nuerai ad essere «presi- dio», invisibile ma reale, sicuro ed inviolabile, ac- canto a tutti coloro ai quali hai voluto bene, a me in modo speciale. Ab- biamo ed ho ancora e sempre bisogno di te; conto quindi su di te per onorare al meglio possi- bile quanto ci hai dato e quanto sei stato per noi! Tua nipote Milva Collegno, 25/12/2012 VIENI, SERVO BUONO E FEDELE Sono le prime parole che mi sono passate per la mente quando, purtroppo con tanto ritardo, ho ap- preso dell’improvvisa scomparsa di padre Lello Salutaris da un amico missionario comboniano e l’ho verificata sull’ulti- mo numero di Missioni Consolata, arrivato pro- prio pochi giorni fa. Il mio pensiero è andato al 1990, quando l’allora rettore del Seminario di Nairobi (padre Masino Barbero) ce lo proponeva come seconda adozione con borsa di studio du- rante gli anni della teolo- gia fino all’ordinazione sacerdotale, la prima a- dozione fu quella di padre Paskal Baylon Libana, ma con Lello fu tutta un’altra esperienza perché cono- sceva la lingua italiana e così si iniziò una corri- spondenza che tuttora conservo. Andando a ri- leggere quelle lettere e- mergono le caratteristi- che della sua personalità: innamorato di Dio, la sua apertura di carattere tale da metterti a tuo agio, la sua condivisione, ma, co- me è stato rimarcato dai più, la sua gioia di ab- bracciarti perché ti consi- derava un fratello e una sorella. Dalla sua missione in E- tiopia ci perdemmo fino a quando arrivò nel 2003 u- na telefonata in casa: «Sono Salutaris…». Si scusò del lungo silenzio: aveva smarrito il numero telefonico e l’indirizzo e aveva chiesto a sua ma- dre in Tanzania di inviargli la sua agendina. Così ci si organizzò per incontrarci e salutarci e da Montiano (un paesino vicino a Gam- bettola) organizzammo con mia moglie Gabriella e nostra figlia Caterina, adottata dalla Colombia, un incontro a Bevera. Non c’eravamo mai visti prima di allora e nono- stante noi fossimo più a- dulti di lui di nove anni, ri- cordo quell’abbraccio af- fettuoso, così carico di gratitudine come a sdebi- tarsi dell’aiuto ricevuto durante gli studi e ci dis- se: «Sapete, io provengo 80 MC MARZO 2013 redazione@rivistamissioniconsolata.it mcredazioneweb@gmail.com

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