Missioni Consolata - Marzo 2013

Poiché le richieste di partecipazione sono oltre ogni aspettativa, ho deciso che metterò per iscritto tutto il corso per poterlo pubblicare in un secondo momento. Per non privare i lettori di MC di questa opportunità, ho pensato che dal mese di giugno questa rubrica po- trebbe ospitare il corso a puntate. Nel frattempo per i mesi da marzo a maggio 2013, offro ai nostri lettori una lettura esegetica di un passo controverso del vangelo che spesso, anche dai vescovi, sento usare in modo maldestro e fuorviante, segno che nella Chiesa c’è bi- sogno non di catechismo, ma di «scuola della Parola», fatta in modo sistematico, continuo e progressivo. Spero di non essere andato fuori tema e mi auguro che i lettori di MC possano gradire questa proposta che ci impegnerà a lungo, finché il Signore ci darà forza e grazia per realizzarla. Passiamo quindi all’esegesi del testo sinottico: «Rendete dunque quello che è di Ce- sare a Cesare e quello che è di Dio a Dio» (Lc 20,25). «RENDETE A CESARE... RENDETE A DIO» Per comprendere il brano del vangelo è necessario ca- pirne la portata, altrimenti lo si usa a sproposito, come comunemente fanno tutti, anche vescovi e cardinali, di- mostrando così una strutturale «ignoranza delle Scrit- ture» e fomentando interpretazioni che col vangelo non hanno nulla a che fare. San Girolamo già nel sec. IV ci metteva in guardia: « Ignoratio Scripturarum ignoratio Christi est - L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo» ( Commento al profeta Isaia, Prologo ; citato nella Dei Verbum 25). Il testo del versetto appartiene alla triplice tradizione sinottica (in Gv è assente), segno di una tradizione atte- stata a cui la comunità primitiva ha attribuito molta im- portanza: il testo si trova in Mt 22,15; Mc 12,21 e Lc 20,17. Di solito quando si cita questo versetto lo si ap- plica senza alcuna mediazione alla separazione tra Stato e Chiesa: Cesare e Dio come due dirimpettai an- tagonisti, stabilendo una forma di idolatria, perché pone Cesare sullo stesso piano di Dio. In questo modo si fa « eis-egesi », si mette cioè dentro il testo la nostra comprensione (o se si vuole la nostra ideologia con- temporanea, che però è estranea alla Scrittura) e non « es-egesi » che invece è la scienza che estrae dal testo il senso genuino nel rispetto della « mens » dell’autore. Proviamo a lasciarci guidare dal testo nel suo contesto per capire che cosa i sinottici (Mc, Mt e Lc) vogliono dire con l’espressione citata. IL TESTO Da un punto di vista critico le varianti testuali, abba- stanza notevoli (segno di un percorso travagliato) spe- cialmente in Mc e Lc non sono decisive per quanto con- cerne il contenuto, perché riguardano prevalentemente la forma. In più il versetto decisivo, cioè la risposta di Gesù, è riportato dai tre sinottici in modo uniforme con piccole varianti di tipo stilistico. Nella nostra riflessione ci facciamo guidare dal testo di Lc che meglio esprime il contesto di complotto e di tensione. Leggiamo però in forma di sinossi i tre testi, avendo presente che quando si parla di «erodiani» ci si riferisce al partito di corti- giani e sostenitori di Erode, favorevoli ai Romani; e il «denaro» che Gesù chiede di vedere è il denaro d’ar- gento di Tiberio che recava l’immagine dell’imperatore, il quale in questo modo affermava la propria autorità su chiunque avesse avuto in mano la sua moneta. MARZO 2013 MC 33 MC RUBRICHE Mc 12,(12).13-17 Mt 22,15-22 Lc 20,19-26 12 E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro [contadini omicidi: cf Mc 12,1-12]. Lo lasciarono e se ne andarono. 15 Allora i farisei se ne andarono e ten- nero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. 19 In quel momento gli scribi e i capi dei sacerdoti cercarono di mettergli le mani addosso, ma ebbero paura del popolo. Avevano capito infatti che quella para- bola l’aveva detta per loro. 14 Vennero e gli dissero: «Maestro, sap- piamo che sei veritiero e non hai sogge- zione di alcuno, perché non guardi in fac- cia a nessuno, ma insegni la via di Dio se- condo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei ve- ritiero e insegni la via di Dio secondo ve- rità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. 17 Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». 21 Costoro lo interrogarono: «Maestro, sappiamo che parli e insegni con rettitu- dine e non guardi in faccia a nessuno, ma insegni qual è la via di Dio secondo verità. 22 È lecito, o no, che noi paghiamo la tassa a Cesare?». Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». 20 Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». di chi porta l’immagine e l’iscrizione?». 17 Gesù disse loro: «Quello che è di Ce- sare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». 25 Ed egli disse: «Rendete dunque quello che è di Cesare a Cesare e quello che è di Dio a Dio». 13 Mandarono da lui alcuni farisei ed ero- diani, per coglierlo in fallo nel discorso. 16 Mandarono dunque da lui i propri di- scepoli, con gli erodiani, 20 Si misero a spiarlo e mandarono infor- matori, che si fingessero persone giu- ste, per coglierlo in fallo nel parlare e poi consegnarlo all’autorità e al potere del governatore. 15 Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio ve- derlo». 16 Ed essi glielo portarono. 18 Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete met- termi alla prova? 19 Mostratemi la mo- neta del tributo». Ed essi gli presenta- rono un denaro. 23 Rendendosi conto della loro malizia, disse: 24 «Mostratemi un denaro: Gli risposero: «Di Cesare». 21 Gli risposero: «Di Cesare». Risposero: «Di Cesare». E rimasero ammirati di lui. 22 A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono. 26 Così non riuscirono a coglierlo in fallo nelle sue parole di fronte al popolo e, me- ravigliati della sua risposta, tacquero. Rendete a Cesare - 1

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