Missioni Consolata - Dicembre 2010

rilassati e sorridenti, ci siamo salutati come vecchi conoscenti e un mio compagno di classe mi ha detto ridendo: “Oggi ci siamo fatti un bel po’ di nuovi amici!”. È stato un incontro interessante e utile, da riproporre. Non trovo per nulla strano che con questi “giochi” e musiche senza parole si possano unire popoli lontani e nemici come palestinesi e israe- liani». Ora Angelica sta allestendo uno spettacolo sui diritti dei minori, ispirato all’opera di Janus Korc- zak, il medico polacco di origine ebraica, estensore della carta dei diritti del bambino, morto a Tre- blinka insieme ai 200 bambini e ragazzi del ghetto di Varsavia che non aveva voluto abbandonare. Per maggiori informazioni vedi il sito: www.masksoff.org # # United Colours of Galilee, la squadra di calcio della Fondazione Beresheet la Shalom in turnée in Europa nel 2007. tri e gettare le basi di un dialogo duraturo». E Giovanni aggiunge a sua volta: «Quando Angelica, trafelata, è arrivata nell’aula predisposta, ha fatto spazio spingendo le sedie contro una parete, ha acceso la musica e ha detto: “Iniziamo a muoverci!”. Tutti si sono pietrifi- cati. Pian piano, un arto alla volta, abbiamo iniziato a scio- glierci. Ho visto persone, che consideravo da anni dei timidi cronici, ballare e saltare per la stanza e ragazzi sconosciuti sve- lare volti nascosti e inimmagina- bili. Definire questa esperienza “tea- tro” è esagerato. Non si diventa attori in due ore scarse di labo- ratorio e improvvisazione; un termine più corretto sarebbe “esperienza di socializzazione”. Alla fine dell’incontro erano tutti E lisa, studentessa di quarta liceo scienti- fico, così sintetizzava in una lettera di rin- graziamento ad Angelica: «Colgo ora l’occasione per ri- spondere a una domanda che un ragazzo ci ha rivolto, e alla quale lì per lì non ho saputo ri- spondere: “Come ci immagina- vate? Come ci aspettavate?” Nulla di diverso da ciò che siete, niente di distante da noi, un gruppo di ragazzi che sanno sorridere, ridere, divertirsi, sognare, come noi. Ma che coi propri sogni hanno saputo e sanno costruire ogni giorno qualcosa di grande, che forse noi non saremmo in grado di fare, ma grazie a voi ne siamo resi partecipi. È questo il ringraziamento più grande che le rivolgo, e che ri- volgo a tutti voi: ci avete reso parte del progetto grande e bellissimo della Pace; grazie a voi abbiamo capito che è un cammino lungo e difficile, tanto da suscitare anche sgo- mento, paura, ma, affrontato insieme, questo cammino è si- curamente meno arduo e fati- coso. Grazie anche perché ci avete aiutato a prendere coscienza che la realtà così problematica in cui vivete è anche la nostra realtà, sebbene spesso non ce ne rendiamo conto: è questo il mondo reale, ed è terribile, ma ricostruito insieme diventa un luogo meraviglioso». COME CI IMMAGINAVATE? DICEMBRE 2010 MC 23 MC ARTICOLI

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