Missioni Consolata - Marzo 2023

Speriamo che, quando si farà, non sia troppo tardi e che non abbiano guadagnato troppo terreno». Tchangari analizza la situazione sul campo sulla base delle sue informazioni: «D’altronde il popolo discute con loro. Siamo noi delle élite, gente di città, che ha studiato, che abbiamo problemi. La gente dei villaggi fa accordi locali con i gruppi armati. Succede in Mali e in Burkina. Qui capita che un gruppo jihadista controlli un territorio, metta delle tasse, mantenga la sicurezza, permetta agli autobus di circolare». Su questo aspetto abbiamo anche altre testimonianze a conferma: controlli di documenti di passeggeri di minibus, non da parte delle forze dell’ordine, ma di miliziani. «Pensate che quello che vogliono fare sia un problema per il popolo? Se prendiamo un ladro gli tagliamo un braccio, se vediamo qualcuno che fa adulterio lo lapidiamo, se chiudiamo i bar, se le donne devono portare il velo, e nelle scuole si separano maschi e femmine, tutto questo, per la gente ordinaria fa parte in qualche modo della loro visione. La differenza tra il popolo e i gruppi armati, è che questi ultimi vogliono imporlo con la forza a tutti, mentre il nigerino medio pensa che sia bene, ma non vuole imporlo ai vicini». Chiediamo allora perché ci sono i massacri e la gente scappa. «Non è sistematico. L’idea dei jihadisti criminali che vanno da un villaggio all’altro uccidendo non è la realtà. Se avessero fatto così, avrebbero fallito da tempo. Sono attori politici, | MC | MARZO 2023 o 40 che possono uccidere, ma fanno anche attenzione. In alcuni luoghi hanno commesso violazioni dei diritti, ucciso. Ci sono motivi: presenza di milizie di autodifesa, rifiuto della loro autorità. Quando andate a chiedere alla popolazione: chi vi fa più paura incontrare? L’esercito o i jihadisti? Spesso rispondono: l’esercito». Strade migranti La migrazione rimane un tema caldo in Niger, per autorità locali e paesi stranieri. Tchangari ci parla della situazione attuale. Il Niger è ancora il crocevia principale dei flussi dell’Ovest e del Sud, verso Nord: Libia e Algeria, e quindi coste del Mediterraneo. Anche questo è un motivo della presenza militare europea sul suo territorio. «I numeri non sono cambiati negli ultimi anni. Ci sono ancora molte ragioni che spingono la gente a muoversi. Chi viene da Nigeria, Mali o Burkina Faso, parte a causa dell’insicurezza. Ma le motivazioni sono anche altre e i movimenti sono tanti. In generale sono le difficili condizioni economiche o sociali che spingono la gente a partire, ma non è solo materiale la motivazione alla migrazione. C’è gente che si muove perché pensa che sia bene cambiare ambiente, anche culturale. Pure dal paese più ricco la gente migra, va altrove per fare altre cose. Penso che sia impossibile trovare il modo di tenere la gente a casa loro e fare sì che non parta». Al momento di salutarci Moussa Tchangari ci accompagna nel cortile della sede di Alternative. Qui vediamo molti giovani indaffarati. Sono ragazzi e ragazze che seguono diverse formazioni, ci spiega il nostro interlocutore: «È bene dare quesat possibilità, ma non basta. Quello che facciamo noi non è niente rispetto alla massa dei giovani che hanno bisogno. Potrebbe diventare un’alternativa solo se si facesse su larga scala». Marco Bello Sopra: yogurt prodotto dalla micro impresa Sudukossam, conservato in frigorifero. | A sinistra: Aicha dell’impresa Amansi al lavoro per produrre formaggio. | A destra: Esther Godo mostra la polvere di moringa, il prodotto centrale della sua NutriSat. ossier

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