Missioni Consolata - Ottobre 2015

NIger ciamo. Non credevamo che sa- rebbe potuto succedere, ma il fatto che ci sia questa radicalizza- zione può avere un effetto nega- tivo. Durante gli assalti a Zinder c’erano delle persone con la ban- diera di Boko Haram, che grida- vano parole d’ordine tipiche del gruppo. Queste cose hanno buon gioco con la grande massa. Al momento non abbiamo preoc- cupazione perché non crediamo che possano capitare ancora que- sti fatti. Quando incontriamo i mu- sulmani, le associazioni, i leader politici, tutti condannano quello che è successo. E penso che delle disposizioni siano state prese. Per questo diciamo, rispetto a quello che è successo: occorre che lo fre- niamo con il dialogo, il mutuo ri- spetto e il rispetto delle mino- ranze. Se continuiamo a operare, cristiani e musulmani insieme, in questa direzione possiamo fer- mare questo fenomeno». Collaborate con altre chiese so- relle in altre parti del mondo? «In Niger ci sono cattolici ed evangelici. Collaboriamo e vo- gliamo impostare l’ecumenismo, affinché tra cristiani ci possiamo conoscere ancora meglio e lavo- rare insieme di più. A livello regionale facciamo parte della Conferenza episcopale Burkina Faso - Niger e lavoriamo con le chiese sorelle del Burkina e del Benin. All’intronizzazione c’e- rano cinque vescovi del Benin. Collaboriamo anche con l’Europa, ad esempio con le diocesi italiane di Lodi, Belluno, Milano e Genova, delle quali abbiamo dei missionari qui con noi. Recentemente ho fatto un viaggio nell’ambito di questa collabora- zione per rinforzare la coopera- zione missionaria e allo stesso tempo presentare i progetti di ri- costruzione per le nostre chiese. Ho avuto un’accoglienza calorosa e sono tornato con un’immagine molto bella della chiesa italiana». Ci sono anche dei missionari di ordini religiosi? «Sì, ci sono i padri Bianchi, i Re- dentoristi, la Società delle mis- sioni africane oltre ai sacerdoti fi- dei donum, sia dell’Italia che della Haram. Il modo con cui hanno at- taccato le chiese era pianificato, si erano organizzati per bruciare. Stiamo lottando contro questo nemico comune, che sia cristiano come musulmano. Boko Haram è un nemico di tutti». In Niger l’islam è stato sempre molto tollerante. Queste infiltra- zioni riescono a influenzare e ra- dicalizzare i musulmani comuni? «Oggi non possiamo non parlare di radicalizzazione, quando ve- diamo il comportamento este- riore, l’abbigliamento, le reazioni, penso che l’islam si stia radicaliz- zando poco a poco in un paese in cui è stato sempre tollerante. L’in- fluenza esterna ha un peso, e noi nel dialogo interreligioso lo di- © Af Diocesi di Maradi © Af Diocesi di Maradi © Af Diocesi di Maradi

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