Missioni Consolata - Ottobre 2014

OTTOBRE 2014 amico 75 zionale che si dilettano a par- lare di «unità nella diversità», credendo che tale situazione sia un’opportunità per un reci- proco arricchimento. Abbiamo la sensazione che costoro si stiano illudendo. Con onestà intellettuale dob- biamo riconoscere che Paolo non risolve il problema, perché a più riprese afferma che le dif- ferenze tra le culture e tradi- zioni rimangono, anche dopo la «trasformazione in Cristo»: i Giudei rimangono Giudei, e i Gentili rimangono Gentili. Chiamati in qualche modo a co- esistere. SPIRITO SANTO E CUORE A nostro modesto avviso sem- bra comunque che Paolo offra le linee di soluzione del pro- blema. Il primo suggerimento è di riempirsi dello Spirito Santo quale forza energizzante che può realizzare una genuina unità in Cristo. Quanto Paolo suggerisce circa lo Spirito Santo non riguarda un’entità (come una Congregazione), ma una esperienza personale dello Spirito. Secondo l’Apostolo quello che tiene uniti i credenti non è la mera appartenenza a una congregazione, ma la co- mune, genuina, autentica espe- rienza dello stesso Spirito. Solo tale comune esperienza garan- tisce una reciproca compren- sione e accettazione. In assenza di tale esperienza non si potrà mai avere la stessa mente di Cristo e lo stesso suo amore (Filippesi 2, 2). Il secondo suggerimento si può desumere dalle sezioni parene- tiche della lettera ai Romani e della prima ai Corinti. Nelle sue lettere Paolo non produce pro- poste ideali, egli non è un so- gnatore, ma è, anzi, cosciente delle difficoltà di convivenza di diverse culture e tradizioni. Per questo motivo nella lettera ai Romani la sua visione dei cri- stiani come corpo di Cristo è subito seguita da una esorta- zione riguardante l’amore: «La carità non abbia finzioni: fug- gite il male con orrore, attacca- tevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, ga- reggiate nello stimarvi a vi- cenda» (Rom 12,9-10). Nel ca- pitolo tredicesimo della stessa lettera, egli presenta il grande principio dell’amore come sin- tesi della legge: «Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicen- devole; perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge… e qualsiasi altro comanda- mento, si riassume in queste parole: amerai il prossimo tuo come te stesso… pieno compi- mento della legge è l’amore» (Rom 13,8-10). E nel capitolo quattordicesimo esorta i Ro- mani ad avere carità verso co- loro che sono deboli nella fede e verso coloro che nella comu- nità la pensano diversamente. Ritroviamo la stessa enfasi sul- l’amore nella prima lettera ai Corinti: dopo aver discusso am- piamente la metafora del corpo di Cristo al capitolo 12, al capi- tolo 13 Paolo offre il suo stu- pendo inno sulla carità. L’Apo- stolo non parla di atti di carità, ma di un’attitudine interiore. In- fatti, egli afferma: «E se anche distribuissi tutte le mie so- stanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova» (13,3). Paolo non identifica l’amore con gli atti di carità: per capire cosa intende per «carità» dob- biamo rifarci a quanto lui stesso dice in Rom 12,9: «La carità non abbia finzioni». L’espressione «non abbia finzioni» traduce il greco anypokritos , che significa «senza ipocrisia». La stessa espressione ricorre anche in 1Pt 1,22: «Dopo aver santificato le vostre anime con l’obbedienza alla verità, per amarvi sincera- mente ( anypokritos ) come fra- telli, amatevi intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri». La lettera di Pietro ci aiuta a ca- pire cosa sia l’amore di cui parla Paolo. Si tratta di un amore che proviene dal cuore. NEL SANTUARIO DEL CUORE DELL’ALTRO Si può, quindi, concludere che non interessa l’etnia a cui si ap- partiene, neppure importa di quale cultura e tradizione si sia: un’autentica unità diventa ef- fettiva e produttiva solo se si è accolti nel santuario del cuore dell’altro. Non si accoglie dun- que la cultura o la tradizione, ma si accoglie la persona come tale. A questo livello due per- sone, due interiorità, si svelano l’una all’altra al fine di una reci- procità di amore. Secondo il pensiero di Paolo, solo con una comune e genuina esperienza dello Spirito e una carità prove- niente dal cuore, diverse cul- ture e tradizioni potranno co- esistere. Antonio Magnante AMICO.RIVISTAMISSIONICONSOLATA.IT khrawlings/Flickr.com

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