Missioni Consolata - Maggio 2014

16 MC MAGGIO 2014 donne. Ho ricordato poi che tan- tissimi anni prima, quando ero ancora un seminarista, un prete aveva detto in una predica che «Solo i matti credono nelle coin- cidenze». «No - ho continuato -, noi non crediamo in coincidenze. Noi crediamo nella mano di Dio al lavoro nelle nostre vite. Non ho scelto le letture di oggi. Sono quelle ordinarie di sempre, che ogni cattolico può ascoltare oggi in tutto il mondo. Eppure, sem- brano proprio fatte per questo giorno. Non è coincidenza, è la mano di Dio al lavoro tra noi oggi. «Pensateci: * Nel vangelo di Matteo (4,12- 23) Gesù comincia il suo mini- stero predicando la Buona No- tizia, insegnando e guarendo - e qui noi celebriamo e ricor- diamo l’inizio dello stesso mini- stero nel regno dello Swaziland a opera dei primi missionari cattolici arrivati cento anni fa. * Vediamo Gesù che chiama Pie- tro e Andrea, Giacomo e Gio- vanni perché lo seguano e di- ventino pescatori di uomini - e noi qui ricordiamo i nomi di co- loro che Gesù fece pescatori di uomini per noi: i padri Gratl, Mayer e Bellezze e fratel Obe- leitner, missionari Serviti. * Vediamo Gesù andare in giro nella Galilea toccando la vita di ognuno - e noi ricordiamo e ce- lebriamo chi ha accolto quei primi missionari da Mbabane a Mzimpofu, da Bulandzeni a Hluthi, da Piggs Peak a Siteki. Ri- cordando i primi, vogliamo an- che ricordare tutti gli altri mis- sionari che li hanno seguiti: altri Serviti, le monache Benedet- tine, le suore Mantellate, le Do- menicane di Cabra e di Monte- bello, i Salesiani, le suore di Ma- dre Cabrini, le suore Servite dello Swazi, le suore missionarie del Perpetuo Soccorso, … e con loro anche tutti i sacerdoti dio- cesani che dal 1964 hanno co- minciato a servire le nostre co- munità. Ma la Missione non è compito solo di preti e suore. Come Gesù nel Vangelo, anche i primi missio- nari chiamarono altri a cammi- nare con loro per essere prepa- rati e mandati a evangelizzare: i catechisti. I pochi preti e le suore che hanno servito nel paese agli inizi, non avrebbero potuto otte- nere i risultati raggiunti senza l’aiuto dei catechisti». Ho detto anche molte altre cose, troppe da riprodurre qui. Ne ri- porto ancora una. «Oggi siamo qui per ricordare. Ricordando cele- briamo. Celebrando ringraziamo Dio per tutto quello che ha fatto per noi in questi anni. Ma… voi sa- pete bene quello che dico sempre: Questo non è un museo! Non siamo qui solo per ricordare. Noi qui vogliamo rinnovare il nostro impegno a continuare quello che il Vangelo nel mondo di oggi. Es- sendo la celebrazione centrata sul centenario dell’evangelizza- zione in Swaziland, mi è sembrato che l’esortazione fosse lo stru- mento migliore per cominciare i prossimi cento anni. Una volta installato, è toccato a me presiedere la celebrazione, come nuovo padrone di casa. Le letture sono state proclamate in portoghese (la lingua dei molti immigrati e rifugiati dal Mozam- bico), inglese e siswati (la lingua locale), come si usa da queste parti durante le celebrazioni più importanti. La mano di Dio al lavoro Durante la predica ho insistito sull’idea che ora tocca a noi conti- nuare quello che altri hanno ini- ziato. Siamo noi a venire chiamati da Gesù a essere «buona noti- zia», luce per chi cammina nelle tenebre e pescatori di uomini e SWAZILAND Storia della diocesi 27 gennaio 1914, arrivo dei primi missionari. 19 aprile 1923, nasce la Prefet- tura apostolica dello Swazi- land, prefetto mons. Pelle- grino Bellezze, Osm-servita. 19 marzo 1939, la Prefettura di- venta Vicariato apostolico, con mons. Costantino Barne- schi, Osm. 11 gennaio 1951, creata la dio- cesi di Bremersdorp (= Man- zini), sempre con mons. Bar- neschi. 7 novembre 1961, la città ri- prende l’antico nome indi- geno di Manzini; anche la diocesi prende il nome nuovo. Regno dello Swaziland Indipendenza: 6 settembre 1968. Superfice: 17.364 km 2 . Popolazione: 1.185.000 (2009). Religioni: 82,7% cristiani (40% Protestanti, 20% Cattolici, 22,7% Evangelici e Chiese africane indipendenti). # La diocesi di Manzini è molto impegnata in programmi a favore dei poveri, delle donne, dei rifugiati e soprattutto dei giovani, spesso le prime vittime della piaga dell’Aids.

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