Missioni Consolata - Ottobre 2013

34 MC OTTOBRE 2013 Così sta scritto il mondo in piazza san Pietro. Se il cristiano «non dà fastidio» a chi esercita il potere in nome della dignità dei poveri, inevitabilmente diventa complice del po- tere malvagio che appartiene a «questo mondo», il mondo per cui Gesù non ha pregato. Possiamo illu- derci di pregare, svolazzando tra le nuvole, ma se non ci coinvolgiamo sulla terra, con il destino di chi è senza futuro e presente, possiamo essere spiritualisti e magari esserlo molto, ma non saremo mai persone spirituali perché non sapremo mai riconoscere i corpi dolenti dei Lazzari che popolano la terra (cf Lc 16,19- 31). Qui è la vera chiave: è Lazzaro che fa la differenza tra Cesare e Gesù. Cesare non si cura di Lazzaro e lo abbandona alla pietà dei cani, mentre i figli di Abramo lo accolgono alla loro mensa e lo nutrono. A noi la scelta. DIO È LAICO Una forma concreta di attuazione di questa prospet- tiva evangelica di separazione integrata senza opposi- zione tra fede e mondo, si trova in un testo anonimo del sec. II, una lettera indirizzata ad un certo Dio- gneto, da cui prende nome ( vedi i due box qui sotto ). Il cristiano è nel mondo per vocazione e missione; egli è il cultore della relativizzazione e l’assertore dell’As- soluto che è Dio. La Chiesa non può vivere in competi- zione con il mondo né può pretendere di esercitare il suo dominio sul mondo profano e/o secolarizzato. Essa non è chiamata a trasformare il mondo da pro- fano in mondo cristiano perché rischia di ritornare a quella infausta «cristianità» che tanti mali ha arrecato alla Chiesa e al mondo e tanti ne arreca oggi, in cui il mondo clericale è abbagliato dalla ricchezza, dal compromesso e dall’alleanza con i potenti, pensando che saranno i potenti ad aiutarla a cristianizzare le istituzioni. Il mondo clericale deve rassegnarsi perché il Dio di Gesù Cristo è laico per natura e per essenza e laiche sono le istituzioni del mondo verso il quale la Chiesa ha il dovere e il diritto di osservare alla lettera il comando del Signore: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche» (Lc 9,3), perché solo la po- vertà e la fragilità dell’inviato può rendere testimo- nianza credibile al Signore della Storia e rendere visi- bile il suo volto per farlo apparire credibile attraverso la credibilità del proprio operato e della propria testi- monianza, suscitando così il desiderio di Dio e la con- seguente conversione. POLITICA E CARITÀ La prospettiva posta da Gesù con la questione del tri- buto a Cesare, è una prospettiva soprannaturale al- l’interno del criterio d’incarnazione la quale è la lo- gica del chicco di grano che deve cadere in terra e morire se vuole portare frutto (cf Gv 12,24). Il cristiano non lotta per avere uno strapuntino di potere nel mondo, ma lascia ogni potere per assumere in pieno ciò che gli compete e gli appartiene di diritto: la testi- monianza del servizio disinteressato. Alla luce di quanto detto, ancora oggi sono valide le parole di Pio XI in un discorso tenuto alla Fuci: la politica è «il campo della più vasta carità, della carità politica, a cui si potrebbe dire null’altro, all’infuori della religione, essere superiore». Ecco il punto di partenza che è an- che il punto di arrivo: per i credenti, per i cristiani che credono in Dio, la politica è «il campo più vasto della carità», cioè dell’amore gratuito che è l’esatto contra- rio di ogni intrallazzo, compromesso, accordo a favore di pochi e a danno di molti. [7 – continua con la prossima e ultima puntata] DALLA LETTERA A DIOGNETO - 1 V. 1 I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. 2 Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale. 3 La loro dottrina non è nella sco- perta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri. 4 Vi- vendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale. 5 Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è pa- tria loro, e ogni patria è straniera. 6 Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati. 7 Mettono in comune la mensa, ma non il letto. 8 Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. 9 Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. 10 Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. 11 Amano tutti, e da tutti ven- gono perseguitati. 12 Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere. 13 Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. 14 Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltrag- giati e proclamati giusti. 15 Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. 16 Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita. 17 Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell’odio ( A Diogneto , V,1-17). DALLA LETTERA A DIOGNETO - 2 VI. 1 A dirla in breve, come è l’anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani. 2 L’anima è diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani nelle città della terra. 3 L’anima abita nel corpo, ma non è del corpo; i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo. 4 L’anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile; i cristiani si vedono nel mondo, ma la loro reli- gione è invisibile. 5 La carne odia l’anima e la combatte pur non avendo ricevuto ingiuria, perché impedisce di prendersi dei piaceri; il mondo che pur non ha avuto ingiustizia dai cristiani li odia perché si oppongono ai piaceri. 6 L’anima ama la carne che la odia e le membra; anche i cristiani amano coloro che li odiano. 7 L’anima è racchiusa nel corpo, ma essa so- stiene il corpo; anche i cristiani sono nel mondo come in una prigione, ma essi sostengono il mondo. 8 L’anima immor- tale abita in una dimora mortale; anche i cristiani vivono come stranieri tra le cose che si corrompono, aspettando l’in- corruttibilità nei cieli. 9 Maltrattata nei cibi e nelle bevande l’anima si raffina; anche i cristiani maltrattati, ogni giorno più si moltiplicano. 10 Dio li ha messi in un posto tale che ad essi non è lecito abbandonare ( A Diogneto , VI,1-10).

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