Missioni Consolata - Aprile 2013

religiosa lasciando all’individuo la libertà della scelta. Il sincreti- smo religioso, però, è riduzioni- sta e mette il seguace della reli- gione del candomblé in una po- sizione di servilismo o sottomis- sione all’uomo bianco. All’inizio della colonizzazione, i neri venuti dall’Africa erano obbligati a “mentire” se volevano conti- nuare a praticare la loro reli- gione, che era proibita, in un paese cristiano. Per mantenere i propri riti attribuirono nomi di santi cattolici ai propri orixás (di- vinità). Oxalá, per esempio, po- teva essere il Senhor do Bonfim. Era una forma intelligente, di saggezza politica, per mante- nersi indenni e per non essere puniti. Oggi, la Costituzione brasiliana permette a ogni cittadino di ab- bracciare liberamente la propria religione. Vivere un sincretismo, praticare allo stesso tempo il candomblé con il cristianesimo significa riconoscere che il primo non è capace di soddisfare o di offrire quello che si sta cer- cando. Lo stesso si può dire dei cristiani che frequentano il can- domblé . La teologia e l’antropologia cri- stiane differiscono totalmente da quella del candomblé. Per que- sto le persone del candomblé devono vivere liberamente la loro scelta, così come quelli che pro- fessano altre religioni. Buona parte delle Iyalorixá (sacerdo- tesse o dirigenti spirituali) di Sal- vador sono contrarie al sincreti- smo, specialmente coloro che hanno una formazione accade- mica, per evitare che venga con- siderata una mera espressione folclorica. La Chiesa è convinta che deve predicare il Vangelo di Gesù, vi- vendo i valori cristiani e rispet- tando le differenze». Per concludere, monsignore. Cosa le piace della Bahia e di Salvador in particolare? «Prima di tutto la gente. Gente felice, ospitale, cordiale che ti mette subito a tuo agio, che ti fa sentire a casa. Gente che sem- pre chiede la benedizione, che vuole salutarti, stringerti la mano, abbracciarti. Ci sono poi alcuni luoghi signifi- cativi per la bellezza di cui la na- bandonarsi alle istruzioni del predicatore, che adotta vere tec- niche di vendita e ne approfitta, spesso arricchendosi alle spalle dei poveracci che donano tutto ciò che hanno nella convinzione di ricevere una ricompensa da Dio. La fede diventa così un pro- dotto di scambio commerciale, materialista, egoista. Non c’è più il dono agli altri, gratuito, ma solo un dare per avere. D’altro canto, però, la Chiesa cattolica si rende conto di quanto già sapeva da secoli, cioè che esiste un grande numero di cat- tolici battezzati, ma non evange- lizzati. Il grande pericolo è che questa nuova configurazione non ha come obiettivo di unire i cristiani per trasformare il mondo se- guendo il desiderio di Gesù, ma quello di promuovere ideologie rivestite di una vernice religiosa che procura interessi personali o di gruppi che si auto-definiscono chiese. La maggior parte di que- ste “chiese” incoraggia un pro- selitismo riduzionista e disgre- gante della società, cercando di imporre un pensiero unico. La Chiesa cattolica rispetta tutte le religioni e desidera essere ri- spettata». La Bahia è nota per i rituali di candomblé , una sorta di reli- gione sincretista, con riferi- menti a culti animisti, pagani pre-cristiani e cattolici. Qual è il rapporto tra la Chiesa cattolica bahiana e questi gruppi? Ci sono fedeli che alla domenica vanno a messa e alla sera ai rituali afro-brasiliani? «La Bahia è terra di un popolo ospitale e amico che offre la sua casa, le sue tradizioni e la sua culinaria a tutte le persone che qui arrivano. La religione fa parte dell’espres- sione culturale di un popolo. Non tutti i bahiani seguono le tradi- zioni legate alle religioni afro- brasiliane. È ingenuo pensare che tutti gli afro-discendenti siano legati al candomblé. Pur- troppo, la religione afro è sem- pre più confusa con il folclore. Il patrimonio musicale religioso del candomblé , per esempio, è usato per fini commerciali. Il punto di partenza deve essere il rispetto di qualunque forma tura li ha dotati e per il signifi- cato storico, religioso e culturale che hanno acquisito lungo il tempo. La Cattedrale metropolitana della Trasfigurazione del Si- gnore: una chiesa che apparte- neva ai gesuiti e che accoglie le spoglie mortali di alcuni vescovi che lì hanno svolto il loro mini- stero. Persone che hanno amato e servito questa Chiesa come il card. Dom Lucas Moreira Neves che mi ha ordinato diacono a Roma nel 1985. Chi immaginava di diventare vescovo ausiliare in questa Chiesa di cui lui è stato pastore? Il Santuario-Basilica del Senhor do Bonfim, dove si confondono fede e tradizione, religiosità po- polare e catechesi, preghiera e emozione vissuta da una miriade di persone di ogni ceto e razza. La Basilica Nossa Senhora da Conceição da Praia, patrona della Bahia, espressione della devozione mariana della gente che lì accorre quotidianamente. La Bahia de Todos os Santos: non ci si stanca mai di contem- plare questa bellezza naturale. Ogni giorno sembra diversa, so- prattutto nei colori quando il sole tramonta. Il Recôncavo: composto da vari municipi che circondano la Bahia de Todos os Santos, qui si mi- schiano il verde della vegeta- zione con l’abbondanza della frutta; le varie espressioni della religiosità popolare con le feste tradizionali; la bontà della gente con la bellezza delle sue chiese. L’isola di Itaparica dove la popo- lazione vive di pesca e di turi- smo. Qui la gente è padrona del tempo, ha imparato ad essere paziente e ad avere sempre fidu- cia nella Provvidenza divina. Le periferie della città dove, no- nostante la povertà, la violenza e l’ambiente disumano, le persone vivono e soprattutto cercano di trovare il senso della vita a par- tire dal Vangelo e dalla vita co- munitaria, dove le celebrazioni sono sempre una festa e un punto di partenza per costruire il Regno di Dio». Angela Lano* APRILE 2013 MC 61 MC ARTICOLI (*) Giornalista e scrittrice, Angela Lano vive con la famiglia nello stato brasiliano di Bahia.

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