Missioni Consolata - Luglio 2012

vile per inerzia e in sempiterna ignoranza. Alcuni fa- cevano eccezione: adoravano i loro padroni e mori- vano per essi. A che serviva la libertà? Cosa portava allo schiavo manomesso? Unico vantaggio era la non dipendenza; ma al di là di questo, il loro destino era morire di fame come cani rabbiosi, poiché le terre le aveva il padrone e l’embrionale costituzione mancava total- mente di leggi sociali pratiche, che rispondessero alle sue necessità più immediate di casa e lavoro. Al bivio tra essere poco o essere niente, i neri preferi- vano il primo. MEGLIO LA SCHIAVITÙ CHE LA GUERRA Il cambio di padrone sapeva d’imbroglio. Senza in- tendersi di politica, leggi, democrazia, diritti umani, i neri non capivano la rivoluzione. Tuttavia, spinti dai loro padroni, obbedendo ai loro ordini, alcuni anda- rono in guerra. Li si vedeva arruolati in entrambi gli schieramenti e in varie occasioni alternarono i loro servizi ora con l’uno e ora con l’altro: i racconti delle loro storie guerresche erano una collezione di diser- zioni. Ma per arruolare la maggior parte di essi fu necessa- rio inseguirli come bestie dannose, soprattutto gli in- dios; una volta reclutati, venivano incolonnati e legati insieme per le mani; sciolti al momento di combat- tere: quelli che non cadevano morti sparivano come per incanto. Altri ancora si unirono ai battaglioni benedetti dai parroci dei loro distretti, perché difendessero Dio e la Chiesa. Ma se il curato diceva che Cristo stava con LUGLIO 2012 MC 43 MC GLI INVISIBILI Ferdinando, allora... «viva la Spagna»; se stava con Bolivar, «evviva la repubblica». No, gli schiavi neri non avevano interessi né ideali da difendere. Tanto più che non c’era spagnolo né patriota di rango che non li disprezzasse, non li evitasse per tante ragioni e pregiudizi prima e dopo la guerra, e perfino nel pieno furore della battaglia. E poi, in caso di vittoria, sa- rebbe cambiato solo il colore della loro rassegna- zione senza speranza. No, essi non si sollevarono spontaneamente nel 1810: mancava loro la libertà per decidere e anche la motivazione. E quando in Colombia fu decretata l’abolizione della schiavitù, l’emancipazione non portò migliori condi- zioni di vita o avanzamento della posizione sociale delle popolazioni nere; anzi inizialmente le peggiorò. Tale abolizione, semplicemente, liberò il padrone da un peso che per lui ormai non era più redditizio; mentre l’antico schiavo fu chiaramente e semplice- mente abbandonato alla sua «libera» sorte. Dopo secoli di lavoro bestiale, considerato alla stre- gua di una «macchina» di produzione, il nero fu messo in un angolo proprio come un arnese vecchio e disprezzabile. In teoria la manomissione lo dichia- rava «libero cittadino», alla pari degli altri colom- biani, ma al tempo stesso lo condannava a una «invi- sibilità giuridica» che in Colombia si è prolungata fino alla nuova costituzione del 1991 e alla Legge 70 del 1993: 152 anni di presenza invisibile, senza ricono- scere il contributo e la partecipazione dell’afrocolom- biano alla formazione sociale, economica e culturale del paese. In tutto questo tempo nessuno ha aiutato gli afroco- lombiani ad acquisire capacità e mezzi per difendersi nella vita socio-politica ed economica. La schiavitù, quindi, continuò molti anni sotto altre forme. Ancora oggi, la persona afro continua a lottare contro l’e- marginazione, il razzismo, la mancanza di guida, la povertà, la violenza... NUOVO ADATTAMENTO - Siamo liberi, e allora che facciamo? - Arrangiatevi! - E dove andiamo? - Da quella parte, ci sono terre che non appartengono a nessuno: occupatele. - Come facciamo a mangiare? - Lavorate! Sopra: celebrazione della Pentecoste a Cali, durante l’incontro di pastorale afrocolombiana. A destra: Venerdì Santo a Tumaco: nella religiosità degli afrodiscendenti la passione di Cristo è più importante della Pasqua. © Af MC/V Pellegrino © AFMC/V Pellegrino

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