Missioni Consolata - Luglio 2012

foreste inaccessibili, proprio nel momento in cui era più necessaria la loro forza-lavoro per l’organizza- zione della vita coloniale. Per eseguire quei lavori, che avevano annientato gli indiani d’America, si diede l’avvio alla tratta dei neri africani. DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA Gli schiavi neri, appartenenti a varie etnie delle re- gioni dell’Africa equatoriale, nell’area del Golfo di Guinea, furono portati nel Nuovo Mondo nel secolo XVI, al principio dell’epoca coloniale, per lo sfrutta- mento di materie prime come minerali, cotone, zuc- chero, riso, tabacco, di cui aveva bisogno l’incipiente capitalismo mondiale. Il traffico schiavista s’impose prima nelle Antille, per poi passare nel resto del con- tinente, per rimpiazzare la manodopera indigena, so- stituzione dovuta alla rapida diminuzione delle popo- lazioni aborigene e alle disposizioni emanate dal re di Spagna per la loro protezione. Oltre all’utilità nelle colonie, gli schiavi costituivano un’importante fonte di entrata per la Corona spa- gnola: già nel 1513 furono stabilite le prime misure ri- guardanti la tratta di neri su vasta scala; quegli anni sono conosciuti come periodo delle «Licenze»: per ogni schiavo introdotto nelle Indie bisognava avere la legittima licenza, che si otteneva pagando un’impo- sta di due ducati; denaro che andava a impinguare le casse del re di Spagna. In Colombia, la maggior parte degli africani furono introdotti «legalmente», attraverso il porto di Carta- gena de Indias, quando il mercato degli schiavi era dominato da olandesi e portoghesi; altri furono por- tati di «contrabbando» a Buenaventura, Charambirà e Gorgona sul litorale del Pacifico, o sbarcati sulle co- ste di Riohacha, Santa Marta, Tolú e Darien sul ver- sante Atlantico. Fino al 1550 l’insediamento della popolazione afri- cana sull’attuale territorio colombiano fu scarso e li- mitato a piccoli gruppi sul litorale caraibico. Ma alla fine del XVI secolo, la manodopera impiegata per lo sfruttamento delle miniere era in maggioranza di origine africana. Gli schiavi neri furono impiegati pure in al- tri lavori, come agricoltura, alleva- mento del bestiame, attività artigia- nali, nel servizio domestico. Inol- tre, essi erano oggetto di ope- razioni di investimento: compra-vendita, noleggio di manodopera, crediti, permute, scambi, ipoteche e perfino pagamento di servizi. Nel 1789 il commercio della manodopera schiava fu liberalizzato e si avviò verso una graduale estinzione, per l’opposizione sia degli inglesi che dei movimenti indipendentisti americani contro la tratta schiavista. Gli afrocolombiani furono dislocati in zone calde, sel- vatiche e lungo le coste, in ambienti simili alle loro terre di origine, principalmente Nigeria, Gabon e Congo. La loro maggior concentrazione si ebbe nelle regioni costiere bagnate dal Pacifico (dipartimenti del Chocó, Valle del Cauca, Nariño) e in quelle del li- torale caraibico (Guajira, Magdalena, Atlantico, Boli- var, Cesar, Cordoba, Sucre e Antiochia). Alcuni si stabilirono pure nelle regioni calde dell’interno, come le valli dei fiumi Magdalena, Cauca, San Jorge, Sinú, Cesar, Atrato, San Juan, Baudó, Patía e Mira. Oggi, in quasi tutte le regioni del territorio colom- biano ci sono nuclei significativi di popolazioni nere, come enclavi di antichi palenques , fattorie, mi- niere o piantagioni di banane. Il Dipartimento nazionale di pianificazione in- dica come aree socioculturali di comunità ne- gre, le seguenti zone: Costa Atlantica, Lito- rale Pacifico, Chocó, Atrato centrale, zona mineraria di Antiochia, Magdalena cen- trale, Valle del Cauca, Valle del Patía, Urabà, isole di San Andrés e Providen- cia e la zona del caffè. Attualmente si © N G Carvajal © N G Carvajal MC GLI INVISIBILI

RkJQdWJsaXNoZXIy NTc1MjU=