Missioni Consolata - Giugno 2012

di Gigi Anataloni EDITORIALE GIUGNO 2012 MC 3 Ai lettori CAVALLI, CAMMELLI E UOMINI Q ualche tempo fa una notizia ha occupato gran parte di un telegiornale delle 20: alcuni ca- valli stavano morendo di fame perché il loro padrone era sull’orlo del fallimento e non ce la faceva più a nutrirli. Il lungo servizio informava sulla salute dei cavalli, la mobilitazione delle istituzioni, le proteste degli animalisti e la gara di generosità dei volontari per sal- vare i nobili quadrupedi. Mi aspettavo due parole sulla condizione del povero contadino indebita- to e disperato... niente. Che forse valga meno dei suoi cavalli? Come figlio di contadini e missionario tra i pastori nomadi, so bene che normalmente un pastore (ricordate il «buon pastore» del Vangelo?) fa di tutto per evitare che le sue bestie soffrano. Piut- tosto patisce la fame lui, ma le bestie no. Ho davanti agli occhi le immagini di cammelli scheletri- ti e cani pelle e ossa nelle zone aride del nord del Kenya. Quando si incontrano animali in quello stato, bisogna aspettarsi i loro padroni in condizioni ancora peggiori! Il primo maggio mi è arrivata dal Kenya una documentazione drammatica su Camp Garba. Ri- cordate che sul numero di marzo scorso avevo scritto di quella missione e concluso che «questo 2012 sarà un anno difficilissimo con un crescendo di violenza» (MC 3/2012, p. 13)? Purtroppo ci ho azzeccato! Agli inizi di maggio - mentre scrivo - ci sono oltre 3.000 persone rese «profughe a casa loro» e accampate nella missione, vicino a scuole-cappelle o fuggite nella foresta. Il tutto perché i «soliti» pastori sono arrivati con migliaia di cammelli che affamati, hanno esercitato il loro diritto costituzionale a sfamarsi pascolando nei campicelli piantati da chi viveva sul posto mentre i loro padroni hanno devastato scuole, vandalizzato chiesette, bruciato case, ammazzato persone che aveano il torto di occupare quelli che sono i «pascoli ancestrali»... il tutto nell’indif- ferenza delle autorità. D’altra parte - sostengono le autorità locali - la costituzione del paese ga- rantisce ad ogni cittadino libertà di movimento in tutta la nazione. Che la stessa costituzione ga- rantisca anche il diritto di residenza e proprietà a chi già vive e coltiva in un certo luogo, è un co- rollario secondario. Se poi si considera che a proposito di quelle aree si parla di petrolio e di enormi investimenti turistici, si capisce facilmente perchè i poveracci non facciano notizia, anzi, prima si tolgono dai piedi meglio è per tutti. Scusate il tono un po’ sarcastico, ma cosa resta da fare ai missionari che in loco vedono il loro «gregge» disperso, ucciso, affamato e spaventato? Sono talmente presi dal dramma, dal darsi da fare per aiutare, curare, consolare, asciugare lacrime, seppellire i morti e nutrire i vivi da non avere neanche il tempo e la voglia di gridare e denunciare. Purtroppo i nostri tempi di pubblicazione non ci permettono una tempestività di informazione e denuncia, ma abbiamo cercato di supplire attraverso altri media (vedi su www.missioniconsolataonlus.it/mco/, www.consolata.org e sul nostro sito ). Ma queste cose non è che interessino più di tanto e poi, con tutti i problemi che ci sono ... C avalli, cammelli e uomini. Scusate, pur con tutto l’affetto per gli animali, noi tifiamo anco- ra per gli uomini. È un fatto: dove gli uomini stanno bene (inteso come pace - dentro e at- torno -, cibo, lavoro, sicurezza...), anche gli animali stanno bene. In più, come missionari (e della Consolata), abbiamo il vizio di fare il tifo per i più disgraziati del mondo: che siano i rifugiati di Camp Garba, gli indios di Roraima, i pigmei del Congo RD, i bambini delle Ande ecua- doriane, i malati di ... Questo è il mese della nostra fondatrice, la Madonna Consolata e Consola- trice, che certo sapeva quel che faceva quando ha forzato la mano ai superiori e ci ha mandato a Camp Garba. «Dio non ha mani, ha solo le tue mani. Dio non ha piedi, ha solo i tuoi piedi», dice un canto religioso scritto con parole ispirate da Raul Foullereau. La Madonna continua a consolare attraverso i suoi missionari, i quali alimentano la loro carità con la solidariatà fattiva di tanti che sono capaci di aver compassione pur vivendo - forse proprio perché si vivono - tempi difficili.

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