Missioni Consolata - Maggio 2012

MAGGIO 2012 MC 25 zione islamica al 90 per cento), che comprende le province di Lanao del Sur, Maguindanao, Tawi-tawi e Sulu. Il massacro di una sessantina di persone, per metà donne della famiglia di un candidato alla pre- sidenza e per metà giornalisti, da parte di un clan rivale nel no- vembre 2009 nella provincia di Maguindanao, ha aperto gli occhi dell'opinione pubblica filippina e internazionale sui potentati lo- cali, sovente armati, ai quali è garantita immunità e copertura in cambio di appoggio elettorale. Una situazione oggi complessa, quasi inestricabile, quella di Mindanao, come complessa è la sua storia. Da tempo le rivendi- cazioni autonomiste e identitarie guidate da notabili musulmani locali, eredi di antichi sultanati e privilegi, sono state espropriate da movimenti guerriglieri («Fronte nazionale di liberazione Moro», «Fronte islamico di libe- razione Moro») prima e, oggi dal banditismo con pretesto reli- gioso di Abu Sayyaf. Nel meridione filippino, non a caso sovente definito dagli stessi media locali «far west», la que- stione religiosa diventa pretesto di divisione e di violenza. Ad essa non è estranea la strategia di Al Qaida e del jihadismo globale che su queste spiagge ha trovato approdi accoglienti, rifugi e uo- mini pronti a continuare la lotta, ma un ruolo importante hanno anche i vasti interessi delle mul- tinazionali minerarie, le fazioni politiche e le stesse strutture militari. La Chiesa locale e la missione in questo contesto riescono solo con grande difficoltà ad operare per la pace e la convivenza, come pure per la giustizia e lo sviluppo. Il rischio di essere «presi nel mezzo», di diventare oggetto di minacce, sequestri e anche obiettivo di sicari è alto e già pagato a caro prezzo. FAMIGLIA, SINDACATO, MULTINAZIONALI La società filippina aggrega e in- sieme vive di un numero enorme di associazioni, gruppi, coalizioni e istituzioni. Una situazione con- # Sopra: la cattedrale di Manila, dedicata all’Immacolata Concezione, inaugurata nel 1571. © Stefano Vecchia naturata alla tradizione, alla cul- tura filippina, che stima aggre- gazione e armonia sociale come valori prioritari, a partire dal- l'ambito familiare. Allo stesso tempo, questa impostazione «partecipatoria» più che «di azione» è un limite alla loro atti- vità. L'altro, e ancora più pe- sante, è la difficoltà ad agire, in particolare in ambito economico o politico. Per decenni, dopo l'in- dipendenza, sindacati e Ong sono state illuse che la possibi- lità di crescere sotto il protetto- rato de facto americano potesse garantire una reale influenza sulla vita pubblica. Inoltre, la di- pendenza del paese dalle inizia- tive imprenditoriali e dagli inve- stimenti stranieri si è scontrata contro gli interessi locali portati avanti da alcuni gruppi. Non si può negare che la forte sindaca- lizzazione, molto avanzata ri- spetto ad altri paesi fino dagli MC ARTICOLI

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