Missioni Consolata - Aprile 2012

40 MC APRILE 2012 OSSIER B ussiamo alla porta di Michèle all’imbru- nire. La sua abitazione – seppur piccola come tutti gli appartamenti riservati ai single – trasuda eleganza e cultura. Alle pareti, quadri, icone e fotografie testimo- niano una vita di ricerca e di «bellezza» nel senso alto del termine. È Michèle, una gentile si- gnora francese di 82 anni, a raccontarci i primi tempi della vita in comunità con Lanza del Vasto. UN INCONTRO CHE CAMBIA LA VITA «Sono cresciuta all’ombra di due differenti religioni, quella cattolica di mia madre e quella ebraica di mio padre. L’incontro con Shantidas è stata la luce che ha illuminato la mia vita spirituale e quella di molti della mia generazione. Avevo 26 anni e lavoravo all’Univer- sità come medioevalista e archeologa; mio marito ne aveva 31 e apparteneva alla famiglia dei proprietari dei Magasins Printemps di Parigi, di cui al tempo ne era anche il direttore. Un giorno Lanza del Vasto tenne una conferenza sulla non-violenza gandhiana presso l’Università dove lavoravo. Vi partecipai in- sieme a mio marito – con cui condivisi tutto fino alla sua morte – e con un gruppo di colleghi, professori e ricercatori. Le sue parole e la sua figura ci ammalia- rono: sobrietà, dignità e intelligenza ci conquista- rono, così come la sua bellissima moglie Chanterelle, di origine ebrea. Inizialmente li seguimmo non tanto come maestri ma come un padre e una madre. Era la fotografia di un patriarcato con figli non piccoli ma maturi, tutti con dei pensieri già costruiti e una vita alle spalle». LE PRIME COMUNITÀ Mentre Michèle parla è come se gli arredi stessi rac- contassero di un tempo, le luci soffuse e i libri sparsi trasmettono memorie e saperi. Così, insieme alla sua voce, torniamo indietro nel tempo e possiamo riper- correre la fondazione delle varie comunità. «Quando decidemmo di aderire al movimento dell’Arca ave- vamo quattro figli, un quinto sarebbe poi nato nelle comunità. Lasciammo i nostri lavori per dedicarci to- talmente al movimento. Non rimpiansi mai la deci- sione presa. I primi anni ci stabilimmo in una casa di proprietà di Chanterelle a Vaucluse, dove rima- nemmo per sei anni; successivamente costruimmo la comunità della Borie Noble in una zona al tempo completamente abbandonata. Non avevamo precon- cetti verso la proprietà privata, si faceva uso di dona- zioni di benefattori e del lavoro degli uomini e delle donne della comunità che di volta in volta si trasfor- mavano in muratori, contadini, sarte, tessitrici, rica- INCONTRI TRA TRADIZIONE E MODERNITÀ DI G ABRIELLA M ANCINI Michèle e Jeannette sono le due donne più «mature» della comunità dell’Arca di Saint Antoine. Attraverso le loro parole, percorriamo un pezzo della loro vita personale e della storia della comunità. © Photo by Mark Shepard

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